lunedì 9 novembre 2009

Acqua Bene Comune


Pubblichiamo i dati di un'inchiesta sulle perdite negli acquedotti ternani, la mozione di Alfonso Morelli al Comune di Narni e la dichiarazione di Nichi Vendola


Rete colabrodo, ogni giorno nel ternano in fumo 18mila litri di acqua, perdite per 37mila €

Nel ternano ogni giorno si sprecano diciottomila litri d'acqua.Per un costo di circa 37mila €.
Tutta colpa degli acquedotti colabrodo, responsabili di una perdita pari al 36% del totale di acqua che si disperde nella rete (studio Legambiente - Ecosistema urbano 2009).

Ogni ternano consuma mediamente 150,2 litri d'acqua ogni giorno, quindi la popolazione provinciale "succhia" dagli acquedotti 33.044.000 litri ogni giorno, circa il 64% dell'acqua erogata per una spesa di circa 66mila € al giorno.


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MOZIONE - RICONOSCIMENTO DELL'ACQUA COME BENE COMUNE E DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO COME SERVIZIO PRIVO DI RILEVANZA ECONOMICA.

In questi giorni il Senato ha approvato, con il voto favorevole di PDL e Lega, il decreto legge che obbliga a privatizzare la gestione dei servizi idrici. Le norme approvate in Senato sono molto gravi perché l'obbligo entro 1 anno di affidare a privati la gestione dei servizi pubblici vuol dire espropriare Regioni e Comuni del diritto-dovere di amministrare l'uso dell'acqua nell'interesse delle persone e delle comunità ed apre la strada a un monopolio privato dell'acqua alle multinazionali.

Queste posizioni di contrarietà alle decisioni del governo devono però concretizzarsi con atti chiari soprattutto in quei territori amministrati dal centro sinistra altrimenti rimangono, come purtroppo spesso accade, parole al vento e di fatto la volontà governativa non viene sostanzialmente mai ostacolata.

Per tale motivo propongo un ordine del giorno, presentato già in altri comuni d’Italia, da approvare nel consiglio comunale di Narni con l’auspicio che venga diffuso in tutte le istituzioni dell’Umbria.


MOZIONE


Al Sindaco del Comune di Narni

Alla Giunta del Comune di Narni

Al Presidente del Consiglio Comunale di Narni

Narni lì 09/11/09

OGGETTO: RICONOSCIMENTO DELL'ACQUA COME BENE COMUNE E DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO COME SERVIZIO PRIVO DI RILEVANZA ECONOMICA.

PREMESSO CHE

L'acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi.

L'acqua costituisce un bene comune dell'umanità, un bene comune universale, un bene comune pubblico, quindi indisponibile, che appartiene a tutti.

Il diritto all'acqua è un diritto inalienabile: l'acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico. L'accesso all'acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondo principi di equità, giustizia e rispetto per l'ambiente, rappresenta:

– una causa scatenante di tensione e conflitti all'interno della comunità internazionale;

– una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale e internazionale.

SOTTOLINEATO CHE

Su questa base si vuole condividere ed aderire alla proposta di legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, e quindi si ritiene necessario che il Parlamento proceda celermente alla sua discussione e approvazione.

IL CONSIGLIO COMUNALE IMPEGNA LA GIUNTA:

1. a costituzionalizzare il diritto all'acqua, attraverso le seguenti azioni:

• riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale il Diritto Umano all'acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;

• confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà;

• riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d.lgs n. 267/2000;

2. a promuovere nel proprio territorio una Cultura di salvaguardia della risorsa idrica e di iniziativa per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato attraverso le seguenti azioni:

• informazione della cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l'acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali;

• contrasto al crescente uso delle acque minerali e promozione dell'uso dell'acqua dell'acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche;

• promozione di una campagna di informazione/sensibilizzazione sul risparmio idrico, con incentivazione dell'uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l'introduzione dell'impianto idrico duale;

• promozione, attraverso l'informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;

• informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche;

• promozione di tutte le iniziative finalizzate alla ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato nel territorio di propria pertinenza.

3. ad aderire e sostenere le iniziative del Coordinamento Nazionale “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato” costituitosi di recente nell’ambito della Campagna Acqua Bene Comune che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

sta portando avanti da circa tre anni;

4. a sottoporre all’Assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimale l’approvazione delle proposte e degli impegni sopra richiamati oltre ai seguenti:

• sensibilizzazione all’importanza della riduzione dei consumi di acqua in eccesso attraverso informazione, incentivi, nonché attraverso una modulazione della tariffa tale da garantire la gratuità di almeno 50 litri per persona al giorno;

• propone inoltre di destinare un centesimo al metro cubo di acqua consumata per interventi di costruzione di strutture di captazione e distribuzione di impianti idrici attraverso la cooperazione

internazionale.

IL CONSIGLIO COMUNALE DELIBERA altresì

DI DICHIARARE l'acqua:

• un bene comune, essenziale ed insostituibile per la vita di ogni essere vivente;

• un diritto inviolabile, universale, inalienabile ed indivisibile dell’uomo, che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’art. 2 della Costituzione della Repubblica Italiana.



DI DICHIARARE il Servizio Idrico Integrato un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini.

DI TRASMETTERE il presente provvedimento all’ATO di appartenenza e a tutti i Sindaci del suo ambito.



Cons. Alfonso Morelli (Sinistra e Libertà - Narni)

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VENDOLA: PRIVATIZZARE L’ACQUA? UNA BESTEMMIA

Lo ha detto il governatore della Puglia ed esponente di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, in una conferenza stampa per annunciare le iniziative contro il decreto sui servizi pubblici locali che prevede l’ingresso dei privati nelle società idriche.

«Ad Atlanta, negli Usa, la privatizzazione dell’acquedotto è stata un fallimento - ha detto il governatore -. A Parigi si ritorna al pubblico. Chi si era lasciato andare alla frenesia di privatizzare oggi fa marcia indietro. In Italia, invece andiamo contro corrente».

Vendola ha rimarcato che «con i suoi oltre 20 mila km di rete, l’Acquedotto pugliese è il più grande d’Europa». E a chi contesta che abbia una dispersione idrica del 50-55%, replica che «questo dato è un falso, che somma dati vecchi: la dispersione si attesta oggi sul 28%. Acquedotto pugliese è un boccone che potrebbe fare gola a molti», ha aggiunto, sottolineando che «ci sono cantieri aperti per mezzo miliardo di euro e ci prepariamo a fare investimenti per un altro miliardo di euro. Prima del 2005, l’Acquedotto pugliese faceva investimenti per 23 milioni l’anno e le tariffe salivano. Dal 2005, con la nostra gestione, abbiamo bloccato le tariffe e abbiamo fatto della società una realtà solida da 123 milioni di investimenti l’anno, 60 depuratori in gestione, 400 lavoratori assunti. Le perdite idriche sono scese dal 35% al 28% con un investimento sulla rete da 8 milioni annui e il risparmio di 25 milioni di metri cubi di acqua ogni anno».

domenica 8 novembre 2009

"Caro Saviano, scusa se insisto. Questa è la nuova Resistenza"


"Caro Saviano, scusa se insisto. Questa è la nuova Resistenza"
di Claudio Fava

Caro Saviano,
due giorni fa a Napoli ho chiesto pubblicamente la tua disponibilità a candidarti per la presidenza della Regione Campania. Non è stato uno sgarbo né una forzatura ma una necessità civile. Perché a Napoli, fra qualche mese, ci giochiamo non solo il destino della tua regione ma un’idea di nazione. Chiamata stavolta a decidere di sé stessa: se pensa cioè di potersi riscattare dal giogo delle mafie e dei sospetti, dai furti di verità e di memoria, dall’impunità che s’è fatta sistema. O, altrimenti, se questo paese si è ormai arreso alla forza degli eventi, al corso inevitabile delle peggiori cose.

Il candidato che la destra quasi certamente presenterà si chiama Nicola Cosentino, sottosegretario del governo Berlusconi, uomo forte del PDL in Campania e «uomo a disposizione dei Casalesi», secondo le dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia, acquisite dalla Procura di Napoli. Falso, dice Cosentino. Vero, dicono i suoi accusatori. Possibile, dicono i giudici che l’hanno iscritto nel registro degli indagati. Chiunque al posto suo avrebbe fatto un passo indietro fino a che non fosse spazzata via l’ombra di un sospetto così lacerante. Chiunque: non Cosentino. Che continua a fare il sottosegretario e oggi si candida a governare la sua regione. Io c’ho i voti, fa sapere: e noi gli crediamo. Peccato che i voti da soli non bastino per restituire limpidezza alle storie degli uomini.

Che si fa, dunque, se Cosentino e il suo partito sceglieranno di sfidare il senso della decenza? Gli si contrappone un notabile di segno politico contrario? Si va in cerca d’un candidato comunque, purché abbia il cartellino penale pulito? Si derubrica questa elezione come un fatto locale, una cosa di periferia? E pazienza se poi colui che rischia di vincere andrà a governare in nome dei voti suoi e di quei sospetti... Io dico di no. E per questo, caro Saviano, se Cosentino dovesse candidarsi, ti chiedo di fare la tua parte accettando di candidarti anche tu.

Conosco già la tua obiezione che è stata anche la mia per molti anni: che c’entro io con la politica? Quando ammazzarono mio padre, pensai la stessa cosa: la mia vita è qui, mi dissi, continuare il mestiere suo e mio, scrivere, dire, capire. Perché la scrittura, una scrittura disposta a mettere in fila nomi e fatti, è un impegno civile capace da solo di riempire una vita. Vero. Poi però arrivano momenti della vita in cui capisci che ti tocca far altro. E fare altro, fare di più, a volte vuol dire la fatica della politica, affondare le mani e la vita in questa palude per provare a portarci dentro un po’ d’alito tuo, un po’ della tua storia, un po’ della tua sregolatezza, un po’ dei tuoi sogni. Non inventiamo nulla, caro Saviano.

Ci fu una generazione di ragazzi, nel ’43, costretti dalla notte all’alba a improvvisarsi piccoli maestri delle loro vite. Lasciarono le case, le donne, gli studi e per un tempo non breve si presero sulle spalle il mestiere della guerra. Se siamo usciti dalla notte di quella barbarie, lo dobbiamo anche a loro.

Anche questo è un tempo in cui occorre trovare il coraggio e la spudoratezza di fare altro. Di inventarsi altre vite. E di misurarsi con mestieri malati, com’è quello della politica. So che adesso qualcuno s’imbizzarrirà: che c’entra la resistenza con la lotta alle mafie? Che centrano i nazisti? Che c’entra Casal di Principe? Io invece credo che tu capisca. In gioco è il diritto di chiamarci ancora nazione. Quel diritto oggi passa da Napoli, dalle cose che diremo, dalle scelte che faremo. O dai silenzi in cui precipiteremo.

"L'Unità" 08 novembre 2009

ASM: Raccolta del verde

venerdì 6 novembre 2009

Profumo di Mafia - Claudio Fava ad AnnoZero 05/11/09

giovedì 5 novembre 2009

"Berlusconi? Cade a marzo" Intervista a Daniele Luttazzi


"Berlusconi? Cade a marzo"
Intervista a Daniele Luttazzi


da www.lastampa.it

Il satirico più amato e odiato d’Italia non si ferma. Nuova stagione teatrale (Va’ dove ti porta il clito), tournèe musicale per i club, palestra comica nel suo blog, blitz a RaiNews (“la giornalista è una mia amica”) e un libro per Feltrinelli (La guerra civile fredda). Daniele Luttazzi è ovunque, tranne che in tivù. E ha una certezza: “Silvio Berlusconi è finito, a marzo cade”. Ecco un’intervista senza rete, in esclusiva per questo blog.
Perché riprendere la parodia di Susanna Tamaro?
“In origine era uno spettacolo del ’96, l’autrice mi fece causa e la perse. La prima di una lunga serie. L’ho riscritto per più di metà, il tono è satirico-surreale. Il libro della Tamaro esprimeva tutti quei valori, per me decrepiti, che ne spiegavano il successo. Valori da spazzare via con la satira: si percepiva che portavano con sé qualcosa di fascistoide. Ora quei valori sono diventati un programma di governo. Un incubo esistenziale per molti. Non a caso adesso l’autrice scrive per Famiglia Cristiana”.
Lo spettacolo comincia con un’affermazione impegnativa: “Questo monologo celebra la fine del regno birbonico”.
“Con la bocciatura del Lodo Alfano, Berlusconi giustamente dovrà andare a processo. Tutto un sistema di potere che convergeva sulla sua figura si dissolverà come neve al sole. Credo verso marzo. Andremo a elezioni anticipate, governo tecnico, eccetera. Berlusconi è finito: do questa bella notizia ai lettori. Ora bisogna occuparsi di chi Berlusconi ce l’ha messo. Ovvero gli italiani. Berlusconi è l’ennesima espressione dell’eterno fascismo italico, che come un fiume carsico viene ciclicamente in superficie e provoca danni. Come diceva Petrolini quando qualcuno dal loggione lo importunava: “Io non ce l’ho con te, ce l’ho con quello accanto a te che non te butta de sotto”. Ecco: gli italiani sono quelli accanto a lui. Berlusconi è finito, il berlusconismo no”.
Se gli italiani restano malati di fascismo congenito, perché Berlusconi cadrà a marzo?
“Alcuni indicatori - settori della finanza, economia, politica, industria, Vaticano, USA- segnalano, come un aumento di radon dal sottosuolo, che Berlusconi anche per loro è superato. Da adesso fino a marzo sarà solo un problema di tempi tecnici. Berlusconi andrà a processo, verrà condannato e materialmente salterà. E’ stato già mollato. Servono altri personaggi, dicono Fini. Lo Stato, a quel livello cui noi non abbiamo accesso, non può permettere che uno come Berlusconi demolisca i fondamenti della Costituzione”.
C’entra anche l’immagine dell’Italia all’estero?
“Un po’ sì. Non è possibile che gli italiani siano diventati lo zimbello d’Europa per colpa di una persona malata, che ha problemi con le donne e con l’universo mondo. Questo però, attenzione, è solo l’epifenomeno. E’ molto più grave che Tremonti e Berlusconi, da un punto di vista economico, non abbiano fatto nulla per uscire dalla crisi economica. Assolutamente nulla, anche se il Tg1 di Minzolini non lo dice”.
Anche il Vaticano ha scaricato Berlusconi?
“Sì. La Chiesa è così: finché Berlusconi ha uno stalliere mafioso in casa, va bene. Falso in bilancio, corruzione, leggi ad personam: okay. Se però Berlusconi va a letto con una puttana, allora no, questo non si può fare. Spero che abbiano capito che non esiste una persona più profondamente anticattolica di Berlusconi. I suoi riferimenti sono altri, il suo stesso mausoleo non brilla certo per simbolismi cristiani”.
Lei non è mai stato tenero con il Pd. E’ diventato più indulgente dopo le primarie?
“No. Lo dicevo anche due anni fa, in due interviste a Repubblica e Unità. Stavano tirando la volata a Veltroni e mi chiesero cosa pensassi del Pd. Io risposi che il Pd era un’inevitabile stronzata. Tagliarono domanda e risposta. Il Pd è un progetto inconsistente e sbagliato. Anche la narrazione del Pd è inadeguata. Il Pd non sa chi rappresenta: a chi parla? Cosa dice? Non lo sa. Va sempre in televisione, ma parla a vanvera. Non ha alcuna efficacia. Sentire D’Alema che parla di “amalgama non riuscito” e vederli ancora impegnati nelle baruffe chiozzotte, non stupisce. Però, anche qua: perché un satirico due anni fa c’era arrivato e gli Scalfari no? Stanno ancora lì a fare propaganda”.
Chiederlo a lei fa un po’ ridere, ma esiste un problema di libertà d’informazione?
“Certo. All’origine di tutto c’è il conflitto di interessi berlusconiano. Inoltre, in Italia, la voce libera da appartenenze non ha accesso. Esistono clan di sinistra, clan di destra, chiesa, massonerie. Ciascuno difende interessi particolari. Io aspetto ancora che Repubblica faccia una seria inchiesta sulla Sorgenia di De Benedetti, sui progetti Sorgenia di produrre energia bruciando paglia o metano ad Aprilia e in Val D’Orcia. Oltretutto il progetto Aprilia fu autorizzato da Pierluigi Bersani, quando era ministro. E aspetto ancora che qualcuno chieda conto ai maggiori propagandisti italiani della guerra in Iraq, Giuliano Ferrara e Carlo Rossella, delle centinaia di migliaia di morti innocenti. L’ottava puntata di Decameron parlava di questo, ma mi hanno sospeso alla quinta”.
Internet è più libero?
“Su Internet ho enormi riserve. Innanzitutto è un Panopticon micidiale: i carcerati sono anche i carcerieri. Chi interviene in un blog, è osservatore e osservato. I suoi gusti sono monitorati sempre. La tua personalità viene trasferita interamente in Rete, fino al caso micidiale di Facebook. A quel punto non avrai più difese: c’è un’area del pudore che Internet violenta costantemente. Baudelaire diceva che l’artista è sempre quello che mantiene viva la sua vulnerabilità, la sua sensibilità. Quello che non viene ottuso dall’alienazione. Se non ti proteggi, ti offri alla violenza. Il web diventa uno spazio molto impudico. Inoltre il web favorisce il populismo, come dimostra il caso Grillo. Fra l’altro, la sua “democrazia dal basso” non è che marketing partitico in cui sono esperti quelli della Casaleggio Associati, la società che ne segue le mosse. Il modello è la guerrilla advertising del Bivings Group”.
Però almeno Grillo ha sciolto l’ambiguità: non più satirico, ma politico. Quello che lei gli aveva chiesto dopo il primo V Day.
“Sì e no. L’ambiguità non è stata risolta completamente. Grillo ha creato un partito. Da quel momento, ogni suo punto di vista è pregiudiziale. Fine della satira. Adesso i suoi sono comizi. A pagamento. La satira è politica, ma l’attività partitica è un’altra cosa. Al Franken, grande satirico, si è candidato coi democratici, ora è senatore, e ha subito smesso di fare spettacoli satirici. Grillo no”.
Il satirico, in tutto questo, che ruolo ha?
“Far ridere commentando i fatti. Quando funziona, i bersagli non ridono. Il satririco inquadra il problema e lo mette in prospettiva. Non dà indicazioni su come comportarsi o dire per chi votare, ma fa sì che ognuno si interroghi e cominci un percorso personale di approfondimento. L’arte fa questo: ha tempi più lunghi della politica, ma è inesorabile. Rimane. La satira ha il ruolo della poesia: apparentemente nullo. Ma bisogna credere in ciò che si fa. Poi, una volta scoperte certe cose, il pubblico potrà anche rimpiangere il Matrix di prima, perché magari aveva un buon sapore. Ma il compito del satirico resta quello: provare a svelare il Matrix”.
Molti satirici si sono avvicinati a Di Pietro. Lo stesso Travaglio, da lei “lanciato” in tivù, non lo nasconde. Luttazzi no. Perché?
“Sarebbe un atteggiamento di parte. La satira non è propaganda per questo o quel partito. Con la sua arte, il satirico ricrea un’agorà in cui suggerisce dubbi e lascia liberi di decidere. L’arte ha tempi più lunghi della politica, ma è inesorabile. La satira ha una sua nobiltà, di tipo artistico, molto più potente della semplice denuncia partitica. L’artista è il primo che deve mettersi in discussione, non deve credere di avere sempre ragione. Si tratta di rispettare il pubblico, non di plagiarlo. Io ho ricevuto una solida educazione cattolica. Agli inizi mi capitava di dire battute sulla religione che mi facevano molto ridere, anche se non le condividevo ideologicamente. Dopo vent’anni, ho scoperto che quelle mie battute avevano ragione. Devi fidarti della piccola verità che c’è in una risata. La satira ti rende terzo a te stesso”.
Tutte queste cose, lei potrebbe dirle da Santoro, ma non ci va. Non potrebbe sfruttare lo spazio come Sabina Guzzanti?
“E’ una buona obiezione, ma io conosco il potere del contesto. Ho rifiutato anche Celentano e la conduzione di Sanremo: certi contesti sono più forti di te. Basta leggere McLuhan. Se vai a Sanremo, sei Sanremo. Non sei tu”.
Michele Santoro non è Sanremo. C’è Vauro, c’è Travaglio.
“Vero, ma anche lì c’è un contesto. Santoro è in onda per ordine di un giudice. La dirigenza Rai ha detto esplicitamente che, se potesse, lo farebbe subito fuori. Io non vado in un posto che è una riserva e un altro deve garantire per me. La satira è libera. Quando accetti anche solo un controllo minimo, hai accettato un limite alle tue opinioni. La satira non può avere limiti, a parte quelli di legge”.
Tutto bello, ma così lei si preclude una fetta smisurata di pubblico.
“Non faccio satira “per andare in tv”. Ci vado se posso fare satira. La satira è come un’arte marziale. Quando porti il colpo, la forza che ci metti è l’ultimo dei problemi. Posso colpirti con molta più efficacia col minimo di potenza, se so il fatto mio. Infatti io non colpisco mai a vuoto. A differenza del Pd”.

lunedì 2 novembre 2009

Sinistra e Libertà Marmore - richiesta interventi per Parco Campacci


Lettera al Sindaco su completamento lavori Parco Campacci (Monumento Montesi, valorizzazione Quercia "Corvi" e illuminazione)

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Wikilabour, il portale del lavoro


Creato da Cgil Milano e Cgil Lombardia offre aggiornamenti continui
sulle normative, i contratti, le retribuzioni, la contribuzione, il fisco


www.wikilabour.it
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venerdì 30 ottobre 2009

ALLEATI DEL PD, A PATTO CHE…


di Claudio Fava

L’incontro tra Pierluigi Bersani e Nichi Vendola registra un fatto positivo: l’apertura di una nuova fase nel rapporto tra Sinistra e Libertà e il Partito Democratico. Una fase, ci auguriamo, di maggior verità politica e di reciproco rispetto per l’altrui autonomia. Si tratta, riconosce Bersani, di costruire un campo di impegno e di opposizione sociale che fino ad oggi è stato molto episodico. Anche per questo, per far sì che a prevalere sia la politica e non la sua rappresentazione astratta, vorrei proporre a Bersani alcuni temi concreti su cui verificare se esiste lo spazio di un’azione condivisa.

Anzitutto il lavoro, dice il segretario del PD. Bene. Oggi a Bologna cinquemila delegati della Fiom si sono ritrovati per discutere sulla firma separata al loro contratto e su un’involuzione netta e grave nelle forme della democrazia sindacale. Sinistra e Libertà si è già pubblicamente impegnata per una proposta di una legge sulla rappresentanza, che riconosca il diritto di voto dei lavoratori sulle piattaforme contrattuali e sugli accordi sindacali: il PD è con noi su questo terreno? Sinistra e Libertà da mesi propone che si estendano gli ammortizzatori sociali a tutte le persone che ne sono prive, a prescindere dalla tipologia del loro inquadramento contrattuale: possiamo contare in questa battaglia sul Partito Democratico? Senza aspettare i vaticinî di Tremonti, rivedere la legge sul precariato (colpevolmente accantonata dal governo Prodi) e ripristinare la centralità di un lavoro sicuro è cosa buona, giusta e urgente: che ci dice Bersani?

Il superamento del bipartitismo, dice il segretario del PD, e un nuovo campo di alleanze che includa a pieno titolo Sinistra e Libertà. Bene. Possiamo chiedere a Bersani di essere coerente con questo annuncio e di battersi affinché alle Camere non venga approvata una soglia di sbarramento alle elezioni amministrative, lasciando a ogni regione il diritto e la potestà di legiferare su questo punto? Possiamo immaginare un percorso condiviso e non muscolare per le regionali che permetta alle coalizioni di centrosinistra di individuare non solo alleanze ma anzitutto candidati capaci di esprimere una nuova etica pubblica? Bersani è d’accordo nel considerare questo condizione come una discriminante fondamentale in regioni come la Calabria e la Campania?

La sicurezza dei cittadini passa anzitutto attraverso una grande opera pubblica e civile: la messa in sicurezza del paese. Il più devastato d’Europa da un abusivismo senza scrupoli, il più esposto al rischio idrogeologico, il più insicuro di fronte a terremoti ed eruzioni. Se così è, l’apertura annunciata del cantiere per il ponte sullo stretto, fissata dal ministro Matteoli per il 23 dicembre, è una beffa, un insulto e una scelleratezza politica. E’ disponibile Bersani a darsi appuntamento, assieme a Sinistra e Libertà, il 23 dicembre a Messina per dimostrare che esiste ancora un’Italia consapevole e di buonsenso, pronta a battersi con ogni mezzo civile e politico perché quel cantiere non venga aperto? E per trasformare la questione ponte sullo stretto in una grande vertenza politica europea, esattamente come accadde sei anni fa quando il Parlamento europeo votò contro ogni finanziamento a quel progetto?

I diritti civili. Per esempio, le tre mozioni che Sinistra e Libertà ha presentato in decine di comuni italiani (il registro per le unioni civili, un osservatorio contro l’omofobia, il registro per il testamento biologico) e che spesso non sono state messe al voto per responsabilità del Partito Democratico: preoccupato, come ci hanno spiegato i sindaci di Bologna, Torino e Padova, di doversi dividere su questi temi. A congresso concluso, Bersani si può impegnare a schierare il PD a fianco di Sinistra e Libertà su queste mozioni, senza dover continuare a mediare fra le troppe anime del suo partito?

Il campo di alleanze: deve includere l’UDC, dice Bersani, senza pregiudizio alcuno. Sono d’accordo nell’eliminare ogni pregiudizio: sia favorevole che contrario. Non ha senso immaginare in astratto il perimetro delle alleanze senza sapere, in concreto, su cosa poi ci si allea. La difesa della Costituzione? Giusto. Ma non occorre candidarsi insieme alle regionali per difendere insieme la Carta Costituzionale. Ci dica Bersani, e prima di lui ci dica Casini, qual è la posizione dell’UDC sui punti nevralgici che definiscono il profilo e lo spirito di una coalizione che vuole governare insieme (lavoro, salari, diritti civili, laicità dello stato, questione morale, apertura al nucleare, lotta alla mafia…).

Sono pochi spunti. Ma sono tutti spunti politici. Chi scrive è ben felice che sia stata superata l’infatuazione del bipartitismo in cui il PD di Veltroni era precipitato. E che si riscopra quanto di positivo ci sia stato nell’esperienza e nello spirito del primo Ulivo. Purché ci sia verità: reciproca. Manderemo Berlusconi all’opposizione non con le tattiche elettorali ma con un progetto di paese. Onesto, radicale, convincente. Su questo terreno, non su altri, Sinistra e Libertà è pronta a dialogare con il PD.

Incontro sulla tariffa di igiene ambientale tra comune, aziende e consumatori

dal sito del Comune di Terni

"Sì al rimborso dell’Iva, ma occorre una legge”

Questa mattina, a Palazzo Spada, promosso dal vicesindaco Libero Paci, si è tenuto un incontro in merito alla vicenda del rimborso dell’Iva sulla Tariffa di igiene ambientale, alla luce della recente sentenza della corte costituzionale.
All’incontro, oltre al vicesindaco, hanno partecipato il presidente dell’Asm, Stefano Tirinzi, quello dell’Asit, Sergio Saleppico, l’assessore al comune di Narni, Marco Ricci, e i rappresentanti di tutte le associazioni dei consumatori presenti a Terni.
Dall’incontro è emersa la riconferma della volontà dei comuni e delle aziende di andare alla restituzione dell’Iva versata dai consumatori con il pagamento della tariffa; dato che le aziende pubbliche hanno versato, e continuano a versare, l’Iva allo Stato, è emersa la necessità di un apposito provvedimento legislativo di valenza nazionale. A tal proposito il comune di Terni si è già attivato nei confronti dell’Anci e della Federambiente (organismo che raccoglie le aziende pubbliche impegnate nei servizi ambientali) affinché venga promosso un disegno di legge che preveda sia la restituzione dell’Iva già versata che l’annullamento per le nuove emissioni della Tia. Le associazioni dei consumatori hanno espresso preoccupazione in merito ai tempi e ai contenuti di eventuali provvedimenti di legge.
“Da parte nostra proseguiremo nell’azione di sollecitazione nei confronti degli organismi competenti affinché si arrivi alla necessaria legge in tempi rapidi. Un impegno che va anche nella direzione di evitare provvedimenti legislativi che vadano di segno diametralmente opposto e cioè sostituire l’Iva non dovuta con nuove tasse”, dichiara il vicesindaco Libero Paci.
Le associazioni dei consumatori hanno espresso apprezzamento per l’incontro e hanno evidenziato l’importanza del metodo adottato, concordando sull’opportunità di istituire un tavolo permanente di monitoraggio e confronto della qualità e dell’efficienza dei servizi pubblici locali, così come proposto dal vicesindaco. Un tavolo composto da enti gestori, consumatori, con il comune impegnato in un ruolo di coordinamento e garanzia. E’ stata decisa una riconvocazione a breve, anche per definire il regolamento in merito alle funzioni e ai compiti di questo organismo di concertazione.

CASO CUCCHI,RODANO:SOLIDARIETÀ A GENITORI,VERITÀ SUBITO


“La tragica morte di Stefano Cucchi impone risposte ed assunzioni di responsabilità rispetto ad ogni singolo interrogativo che la famiglia ha sollevato in questi giorni. Chi ha martoriato in quel modo il corpo di Stefano Cucchi dopo il suo fermo? Perché? Quando Cucchi è arrivato a Regina Coeli, era già in quello stato? Se sì, chi ha autorizzato il suo arrivo nonostante condizioni fisiche così compromesse? E perché ai familiari di un detenuto fermato per possesso di una modesta quantità di droga leggera è stata negata anche una semplice visita in ospedale? La Procura di Roma e le forze dell’ordine devono risposte inequivocabili, ed in tempi rapidi, sia alla famiglia che all’opinione pubblica”.

Lo dichiara in una nota l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano.

“Non vorrei infatti che anche questo episodio possa essere interpretato come l’ennesimo segno del clima di crescente intolleranza ed impunità che sta caratterizzando Roma ormai da molti mesi: una città che ha visto crescere esponenzialmente aggressioni ad omosessuali, una città in cui quotidianamente sembra alimentarsi un senso diffuso di paura ed insicurezza”.

“Personalmente - ha concluso l’esponente di Sinistra e Libertà - sono al fianco di una madre e di un padre che chiedono verità su perché e come è morto il loro figlio”.

Tutti i dubbi sulla morte di Stefano
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giovedì 29 ottobre 2009

BANDOLI: “Il Pd, Noi e la costituente”


di Fulvia Bandoli

Nominare le battute d’arresto, non alzare ancora di più l’asticella quando si sono sbagliati tutti i salti precedenti.

Sul Pd: c’è un cambio ma non sappiamo ancora in quale direzione, io metterei alla prova Bersani e il suo Pd su questioni concrete, sul precariato (legge che non riuscimmo a cambiare nell’ultimo governo nostro perché le resistenze erano tutte all’interno di quello che oggi è il pd, sulla laicità e sui diritti civili, sul lavoro e sui salari e non ultimo sui temi ambientali e del disarmo (nucleare, riassetto idrogeologico,ponte sullo stretto, diminuzione delle spese militari). Non mi accontenterei solo di un appello ad unire le opposizioni a difesa della Costituzione e della democrazia (questa è una battaglia popolare e democratica che va senza dubbio fatta assieme a tutti coloro che vorranno senza preclusioni di sorta). Ma se veramente anche al Pd sta a cuore la costruzione di un nuovo campo di alleanze, una nuova coalizione politica e programmatica alternativa alle destre, cominci quel partito ad indicarne i terreni e cominci a pronunciarsi su quelli che da noi e da altri vengono proposti, iniziando da alcune questioni che incrociano la vita di milioni di persone. E non da ultimo che il Pd chiarisca quale legge elettorale ha in mente per l’Italia e come intende muoversi qualora venga proposto lo sbarramento del 4 per cento alle regionali.

Su di noi: In Polonia ricostruiscono La Sinistra attorno ad un giornale e ai circoli che sono nati in questi anni (e sottolineo anni) per sostenere le battaglie politiche che quel giornale proponeva e metteva in piedi nei vari territori. Tra un po’ quei circoli e tutta la politica che sono riusciti a fare diventeranno un partito non tradizionale, con pratiche diverse da quelle dei partiti del 900. In Germania la Linke invece è partita come una lista elettorale ma con una forte unità di intenti e di strategia tra i contraenti e anche se non hanno ancora fatto un congresso e se non si può ancora dire che la Linke sia un partito il loro radicamento sociale è tale che la scelta verrà di conseguenza. Quella polacca è una scelta si potrebbe dire più dal basso, attorno ad un giornale, ad un gruppo di intellettuali. Quella tedesca parte da quello che si chiama ceto politico (la parte di Spd uscita con Lafontaine e i comunisti dell’est di Gysi), ma averlo un ceto politico così, che unitariamente e senza fare delle identità di ognuno una clava prende una strada unitaria e quella mantiene per 5 anni e oltre! Noi non l’abbiamo avuto! Sono due strade diverse tra loro che però stanno dando buoni frutti nei rispettivi paesi. Io non indico modelli, guardo queste realtà e poi la nostra e faccio notare che noi non abbiamo preso con chiarezza né l’una né l’altra strada.

Noi abbiamo preso una ibrida terza strada, scambiando la lista con il soggetto politico e il soggetto politico con la lista a seconda dei casi, e abbiamo perso anni preziosi.

E ancora oggi è bene non confondere i piani: una cosa è una grande alleanza per la difesa della Costituzione se Berlusconi decidesse di mettervi ulteriormente mano per scassarla (alleanza che si esprimerebbe in iniziative unitarie e in movimenti di popolo, senza esclusione alcuna, per far fronte a una vera emergenza democratica), altra cosa sono le liste elettorali per le regionali (che non possono essere fatte a prescindere dai candidati presidenti che verranno proposti, e dai contenuti che per quanto attiene l’Udc mi paiono di difficile definizione comune su punti sostanziali di governo, dalla scuola alla sanità, dalla laicità, ai diritti civili alle politiche ambientali ed energetiche, alle questioni del lavoro e del welfare…).

Altra cosa ancora è costruire un partito della Sinistra che provi a durare nel tempo. Solo se vi fosse stata una unità di intenti chiara e una ipotesi strategica condivisa una lista elettorale poteva diventare mano a mano anche un partito (come sta accadendo in germania), ma evidentemente da noi non è accaduto , questa unità di intenti non c’era e non c’è. L’ipotesi di fondare un partito attraverso la somma di piccoli partititi in Italia è dunque fallita due volte. Pur negandola a parole questa è stata nei fatti la strada seguita e in parte lo è ancora: a me pare indispensabile abbandonarla definitivamente e distinguere i percorsi chiamando le cose con il loro vero nome. Una grande alleanza per la difesa della democrazia e della Costituzione raccoglie tutte e tutti coloro che lo decidono ed è una battaglia civile di prima grandezza ma non è detto che diventi anche una ipotesi di governo nazionale alternativa alle destre, le liste elettorali nascono muoiono si allargano a partire da programmi trasparenti e condivisi e possono sostenere questo o quel candidato o anche presentarsi autonomamente, la costruzione di un soggetto politico (partito) della Sinistra si fa con le donne e gli uomini che vogliono farlo, è un percorso paziente e che dura, chiama alla partecipazione gli iscritti, prova a far uscire con iniziative politiche e precise battaglie il proprio profilo.

Al punto in cui siamo noi abbiamo bisogno che si consolidi la Costituente con tutte le donne e gli uomini che vorranno aderirvi e per fare questo l’apertura deve essere massima e non un’ annessione di qualche “indipendente” o “esterno”, che si facciano circoli territoriali di aderenti e che l’assemblea di dicembre (composta da aderenti eletti) sia il momento per decidere il nome (perchè ne circolano troppe versioni) e la legittima attribuzione agli aderenti del simbolo, le prime basilari regole democratiche del nostro funzionamento, i principi ideali del nostro profilo, le questioni programmatiche che più ci caratterizzano. Ho l’impressione che le liste per le regionali saranno invece un bel miscuglio di cose e che le alleanze saranno assai variabili da regione a regione, insomma ribadisco… dire che si fa un partito quando invece si sta facendo una lista elettorale non ci fa bene e troppe volte l’abbiamo fatto e abbiamo sbagliato. So che non pongo un tema semplice ma è una questione seria e non possiamo sempre ignorarla. Per spiegarmi ancora meglio i Verdi o Rifondazione che non vogliono stare nel nuovo partito della Sinistra forse vorranno fare una lista insieme o un cartello o non so cosa e in alcune regioni anche i socialisti che non vogliono rinunciare al loro simbolo… fare con loro una lista si può naturalmente, ma possiamo ancora far finta che stiamo facendo un partito con questi gruppi dirigenti quando non è così?

La Sinistra che vorrei non è socialista perchè c’è Nencini, comunista perchè c’è Vendola , ambientalista perché c’è la Francescato. Il partito della sinistra che immagino è laico e socialista per il meglio che quella tradizione ha prodotto, femminista perchè la libertà femminile è venuta al mondo in questo secolo, è ambientalista e non violento perchè le nuove contraddizioni dello sviluppo lo impongono, mette al centro il lavoro (pur con tutte le sue trasformazioni) e la giustizia sociale come la migliore tradizione del comunismo italiano ha insegnato a diversi di noi, e poi è anche molto altro ,come ci chiedono coloro che hanno vent’anni o trent’anni che non sanno ancora precisamente perchè si dicono di sinistra eppure lo fanno.

Se poi mi fossi sbagliata e in questi giorni come d’incanto tutte le resistenze a dar vita ad un nuovo soggetto politico fossero sparite da tutti i gruppi dirigenti dei vari piccoli partiti io ne sarei felice, perché vorrebbe dire che anche noi cominceremmo ad avere, come in germania, un gruppo dirigente coeso che sa finalmente dove vuole portare il consenso elettorale che ha ricevuto. Questo non ci esimerebbe dalla necessità di fare comunque una costituente aperta e partecipata e dal darci regole democratiche e non spartitorie.

BERSANI-VENDOLA, ALLEANZE LARGHE E NO VETI A REGIONALI

Il Pd e Sinistra e Libertà sono d’accordo sulla necessità di promuovere sin dalle regionali «alleanze larghe», senza «veti» verso l’Udc o altri partiti, sulla base di una piattaforma che ponga al centro la questione sociale e quella democratica. Lo hanno detto Pierluigi Bersani e Nichi Vendola al termine di un colloquio di circa tre quarti d’ora, svoltosi nella sede nazionale del Pd.

«La parola “alternativa“usata da Bersani - ha detto Vendola - ci stimola a pensare che le forze d’opposizione debbano sfidare la destra anche sul piano culturale, in un’operazione complessa». Per far questo «occorre una politica - ha osservato il leader di Sl - una piattaforma, delle alleanze larghe». Al centro della piattaforma dovranno esserci «i temi drammatici del lavoro e la questione democratica. Sono il terreno su cui la sinistra deve risintonizzarsi con il Paese».

Sulle alleanze, Vendola ha invitato a lavorare: «alle regionali si costruisca una alleanza larga, capace di sottrarre alla destra i settori moderati che si sentono soffocare dal berlusconismo. Per far questo non dobbiamo far prevalere la cultura dei veti».

«Abbiamo avuto un confronto positivo - ha detto Bersani sceso assieme a Vendola all’ingresso della sede del Pd - perchè abbiamo constatato che con Sinistra e libertà abbiamo interessi comuni sui temi della democrazia e delle questioni sociali. Sono due temi che vogliamo sino messi al centro del dibattito politico». Su questo, ha aggiunto, «c’e un interesse comune a continuare il confronto e a lavorare insieme» con «incontri regolari». Questi due temi, inoltre , ha aggiunto il segretario del Pd, possono divenire la base per costruire «una larga alleanza democratica alternativa alla destra».

Per quanto riguarda le regionali di marzo, ha spiegato Bersani, «aspettatevi dal Pd che a livello delle alleanze arrivi una proposta generosa, con una offerta ampia di corresponsabilità». «Veti non ne mettiamo» ha spiegato ancora. Nemmeno verso l’Udc? «Assolutamente no».

dal sito www.sinistraeliberta.it

lunedì 26 ottobre 2009

DOPO IL VELTRONISMO, UNA SECONDA POSSIBILITA’ PER IL PD


Se ora si apre sul serio una discussione sulla nuova formazione di un campo democratico e di sinistra, per l’opposizione e l’alternativa, la sinistra che c’è dovrebbe parteciparvi con immediata disponibilità. Di Fabio Mussi


1) Auguri a Bersani. Parlando -son passati due anni- al congresso di scioglimento dei Ds, per annunciare, a nome della minoranza che rappresentavo, che non avremmo aderito al nascituro Partito democratico, augurai tuttavia un doppio successo: alla costituente del Pd e ad una Costituente della sinistra. Costituenti a sinistra finora sono fallite: il Pd fin qui è stato un oggetto misterioso, capace di un esordio al 33% (in elezioni politiche peraltro trionfalmente vinte dalla destra) e di un seguito al 27%, con la perdita di quattro milioni di voti in un anno. E così la sinistra e il centrosinistra italiani si sono regalati due “anni horribili”, senza governo, senza opposizione, senza autonomia morale e intellettuale, senz’anima. Sarebbe da matti e da irresponsabili non fare gli auguri a Bersani, con la luce fosca del tramonto di una Nazione nella quale viviamo.

2) Grande partecipazione popolare, segno prima di tutto di una confortante non cancellata volontà di reagire e di combattere. Detto questo, mantengo tutte le mie riserve di fondo sul metodo delle primarie per designare, non candidati ad incarichi pubblici, ma dirigenti politici. L’estrema personalizzazione trasforma i partiti in grovigli di correnti e di gruppi di potere e di pressione. Aggiungo che non rappresentano un invincibile scudo politico. L’esperienza insegna. Romano Prodi venne eletto con il 75% di 4,5 milioni di votanti alle primarie dell’Unione: questo non impedì che sostanzialmente il centrosinistra nel 2006 pareggiasse elezioni politiche che sembravano già vinte, che il governo durasse meno di due anni e che il supereletto venisse messo da parte superrapidamente. Veltroni venne eletto con il 75% di 3,5 milioni di votanti: questo non impedì che nel volgere di pochi mesi venisse non tanto cortesemente messo alla porta in un batter d’occhio. Com’è noto, dopo le primarie vengono le “secondarie”: le prossime, le elezioni regionali di marzo.

3) Il popolo ha come voluto dare al Pd una seconda possibilità. E spera evidentemente che venga usata per combattere efficacemente Berlusconi e il suo governo. Bersani sembra volere archiviare le scempiaggini tavolinesche del bipartitismo, del fare “da soli” etc. Quelle che hanno travestito da maggioritaria una autentica vocazione minoritaria. Se ora si apre sul serio una discussione sulla nuova formazione di una campo democratico e di sinistra, per l’opposizione e l’alternativa, la sinistra che c’è dovrebbe parteciparvi con immediata disponibilità. C’è un problema innanzitutto: liberare l’Italia non berlusconiana dalla tossicodipendenza dall’agenda della destra berlusconiana. Prima, la questione del lavoro e del precariato- dice Bersani? Bene, andiamo subito alle proposte. Segnalo, più in generale, che tutti gli indicatori economici e sociali dicono (con qualche idea in campo di Barack Obama e nessuna delle sinistre in Europa) dopo un anno e mezzo la crisi mondiale sta risolvendosi nell’ulteriore dilagare delle diseguaglianze globali, e nel rafforzamento delle avide minoranze predatorie che hanno in mano le sorti del pianeta da almeno due decenni. Vogliamo parlarne subito, se il tema, oltre che della indispensabile battaglia contro Berlusconi, è della costruzione di una credibile alternativa politica e programmatica?

4) Al Pd che ci riprova, oltre che all’Italia, farebbe benissimo avere alla sua sinistra solide forze, il più possibile unite, socialmente e culturalmente insediate, elettoralmente pesanti. Dopo le primarie da tre milioni di partecipanti che hanno eletto Bersani, il tic-toc di piccole nomenclature litigiose e inconcludenti è tanto più insopportabile. “Sinistra e Libertà”, con il suo milione di voti alle europee, era una possibilità. Lo è ancora, in extremis, se non si perde più tempo e se si ha in testa un progetto politico, non solo l’aspettativa per le candidature alle elezioni regionali e amministrative.

5) Infine: Pierluigi, la questione morale! Se non si danno segni radicali su questo punto, alla fine tutto sarà perduto per tutti.

intervista a Vendola:"C'è bisogno di una grande alleanza"
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domenica 25 ottobre 2009

Assemblea SeL


E'convocata l'assemblea Provinciale di Sinistra e Libertà Terni
per martedì 27 ottobre ore 21.00 presso la Sala Damiani
via Giulio Natta (vicino Ufficio Postale Via Narni- Polymer) .
Partecipate e fate partecipare!

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mercoledì 21 ottobre 2009

Per l'Assessore al Turismo del Comune "Gran parte degli incassi reinvestiti sulla Cascata"

- Dal sito del Comune

L'assessore al turismo Roberto Fabrini precisa i dati relativi alla biglietteria e spese

Anche in riferimento a notizie di stampa pubblicate nei giorni scorsi, l’assessore comunale al turismo Roberto Fabrini intende fornire alcuni chiarimenti riguardo i biglietti d’ingresso e la gestione degli incassi della Cascata delle Marmore.
Si tratta di dati, di cifre che chiariscono meglio la situazione, rispetto a quelli non esatti pubblicati qualche giorno fa.

Innanzitutto – spiega l’assessore - il costo del biglietto intero è di € 5 (2,50 ridotto) solo a partire dal mese di aprile 2008 (prima era di € 3, ridotto 1,50). A questo incasso vanno detratte le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria, il pagamento delle utenze, la sorveglianza dei sentieri escursionistici e tutto quanto necessario all’espletamento del servizio, oltre, naturalmente le spese di promozione della cascata e del suo territorio. L’avanzo di cassa viene poi ripartito, decurtata la quota spettante alla 165 MarmoreFalls, tra le Amministrazioni comunale (70%) e provinciale (30%).

“Nel 2007 a fronte di una entrata pari a € 1.120.796,50 si è avuta una spesa di € 1.054.641,34, mentre nel 2008 a fronte di € 1.218.331,44 di entrate si è avuta una spesa di € 953.148,14”. Tra il 2008 e il 2009 (comparando i periodi gennaio-agosto) c’è stata una diminuzione di presenze pari a -49134 e per il 2009 vi è una diminuzione di introiti prevista a fine anno di euro 216.078. Il ricavato presunto dell’ultimo anno per la quota spettante all’Amministrazione comunale è di € 44.924,60 e la quota spettante alla Amministrazione provinciale è di € 19.253,40. Per quanto riguarda la chiusura del Sentiero 5 – precisa l’assessore - a quanto mi risulta, era prevista dal bilancio del 2009 approvato dalla precedente amministrazione a maggioranza”.



la nostra lettera all'Assessore Boccolini per l'apertura estiva del sentiero

IL SENTIERO 5 DELLA CASCATA DEVE RIMANERE APERTO ANCHE NEL PERIODO INVERNALE, E DEVE PROLUNGARE L'ORARIO DI CHIUSURA NEL PERIODO ESTIVO!

martedì 13 ottobre 2009

L'ora della Svolta


DOCUMENTO APPROVATO ALL’UNANIMITA’ DALL’ASSEMBLEA DEL 12 OTTOBRE 2009 - GRUPPO 14 LUGLIO

Il Gruppo 14 Luglio nasce come punto di aggregazione e di discussione rivolto a promuovere, anche attraverso iniziative di pressione politica, l’accelerazione del processo costitutivo ed unitario di “Sinistra e Libertà”.

L’assemblea nazionale del 20 settembre a Bagnoli, nelle sue conclusioni, ha sancito l’importanza e l’efficacia sostanziale delle proposte politiche che il Gruppo 14 luglio ha in più occasioni presentato.

Le istanze dai noi rivendicate, che fino al mese di luglio potevano apparire solo un miraggio, hanno ottenuto in quell’assise, sebbene solo in parte, l’approvazione della dirigenza nazionale e dell’assemblea.

Per quanto evidente la distanza tra la volontà della “base” e quanto sancito come esito finale dell’Assemblea, i passi in avanti compiuti in quell’occasione ci sono sembrati sufficienti per poter considerare avviato il processo di costituzione del nuovo partito.

Purtroppo, però, nei giorni successivi abbiamo assistito al tentativo di imporre nei fatti ciò che a Napoli eravamo riusciti ad impedire: la decisione di ridurre Sinistra e Libertà a mera federazione tra piccoli soggetti politici.

Le ripetute dichiarazioni dei segretari di Verdi e Ps all’indomani dell’Assemblea di Bagnoli ci hanno fatto constatare con delusione che è ancora in uso la vecchia pratica di eludere la volontà democratica, forzando, interpretando, manipolando dichiarazioni e documenti.

La sconfitta della mozione favorevole alla “federazione” di Sinistra e Libertà al Congresso dei Verdi, tra l’altro maturata con modalità che preferiremmo non avessero cittadinanza al nostro interno, dimostra definitivamente che l’ipotesi federativa non solo sconfessa il progetto che aveva preso il via alle elezioni europee, ma non garantisce neppure la tenuta dell’insieme, proprio perché il richiamo identitario non può essere sconfitto attraverso mosse tattiche e mediazioni al ribasso (che hanno costretto fino ad oggi SeL alla paralisi), ma solo attraverso la genesi partecipata di una nuova identità solida e condivisa.

E’ evidente che non si può pensare di uscire dal terremoto causato dalla sconfitta della mozione Francescato nel congresso dei Verdi con piccoli espedienti e senza rimettere profondamente in discussione la logica che ha guidato la vita di Sinistra e Libertà fino ad oggi.

Continuare a pensare che si potrà arrivare alla nascita della Nuova Sinistra Italiana attraverso un processo di collaborazione/accordo tra esponenti che con difficoltà riescono ancora a rappresentare le loro piccole forze politiche, è un evidente errore e non può essere più giustificato se non con la volontà di tentare di consolidare piccole rendite di posizione.

Un cartello elettorale nasce perché alcuni soggetti politici decidono di mettersi insieme per approdare a risultati elettorali migliori per ciascuno.

Un partito nasce perché nella società qualcuno ne sente l’esigenza, poiché non trova rappresentanza nei soggetti politici già presenti.

Noi abbiamo l’esigenza di un partito, non di un cartello elettorale, o meglio, abbiamo sicuramente prioritariamente l’esigenza di un partito.

L’esperienza della Sinistra Arcobaleno, ma anche quella di Sinistra e Libertà alle europee, dimostrano che le sommatorie di partiti non producono i risultati elettorali che si immaginano a tavolino. E’ evidente che l’elettorato “fideista”, legato ad una forza politica sempre e comunque, praticamente non esiste più. Tanto è vero che sono tanti i casi di persone che, pur iscritte a uno dei partiti membri, non hanno votato per il cartello elettorale di cui quel partito faceva parte.

Non ci sembra che serva altro per rendersi conto che se ancora c’è una ragione per impegnarsi in un’impresa difficile come quella di costruire un nuovo partito politico della sinistra (in un momento storico in cui dilaga l’antipartitismo e in cui la sinistra è in netta minoranza politica e culturale), questa si trova nella possibilità di dare un luogo di cittadinanza a coloro che vogliono sperimentare la possibilità di agire l’attività politica in maniera diversa di quanto finora si è dimostrato possibile nei partiti esistenti.

E ciò si può fare solo fondando un partito attraverso un processo costituente innovativo e fortemente ancorato ai diritti di partecipazione dei suoi aderenti e sostenitori.

Non sappiamo se questo progetto possa attecchire velocemente al punto da garantire successi elettorali a breve scadenza. Ci permettiamo di sottolineare come, in previsione dell’estensione dello sbarramento al 4% in tutti i livelli di competizione elettorale, la stessa formula federativa di SeL non rappresentava certo una garanzia di capacità di elezione di propri rappresentanti in seno ai consigli regionali e locali.

Occorre dunque comprendere che non ha alcun senso subordinare la scelta di prospettiva alle esigenze elettorali immediate, in quanto non esiste garanzia alcuna di successo né in un caso né nell’altro.

Occorre indire immediatamente il congresso fondativo, che si dovrà svolgere entro la fine dell’anno.

Siamo ancora in tempo per non disperdere quanto di buono è stato costruito fino ad oggi, ma serve l’umiltà di riconoscere gli errori e la serenità di affrontare gli inevitabili svantaggi di una scelta - fin dall’origine - controcorrente.

E’ alla luce di tutto ciò che consideriamo irrinunciabile arrivare alle assemblee regionali che dovrebbero indicare i relativi Coordinamenti con una chiara presa di coscienza di una fase nuova, e procedere speditamente nel dare cittadinanza a tutte le persone che prenderanno la tessera di Sinistra e Libertà, aprirsi con il coraggio e la consapevolezza dell’importanza di contaminarsi, con l’obiettivo di riavvicinare ad una buona politica chi ogni giorno opera nei territori, nelle associazioni, nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, nelle esperienze del terzo settore, e così via. Tutto nella consapevolezza di affrontare una fase transitoria che dovrà avere la sua conclusione nel congresso fondativo.

Chiediamo che il Coordinamento Nazionale annunci pubblicamente l’apertura del processo costituente sulla base del principio “una testa, un voto”.

E’ con queste proposte che il Gruppo 14 luglio prosegue il suo percorso politico e annuncia la sua costituzione in laboratorio di discussione e confronto di idee, che promuoverà iniziative tematiche anche pubbliche, per andare oltre la sua veste iniziale di strumento di pressione politica e controllo del processo democratico.

Il Gruppo 14 luglio diventerà dunque un luogo dove le persone militanti e simpatizzanti che provengono da esperienze diverse si incontrano e si confrontano sui contenuti, un luogo dove le differenze saranno vissute come preziosi elementi di crescita politica e personale, scevro da ogni logica di sospetto e di compromesso.

Insomma un luogo, il luogo, dove la Nuova Sinistra Italiana esiste già.

Cari compagni socialisti…

di Alberto Ferrari*

Cari compagni socialisti, poiché ritengo che anche a voi stia a cuore il destino di SeL, credo sia oramai giunta il tempo di fare un discorso, come si suole dire, con il cuore in mano. Troppe sono le difficoltà e le incertezze che emergono dagli interventi dei compagni, nei nostri siti ufficiali. Difficoltà ed incertezze che, se non correttamente lette ed interpretate, rischiano di degenerare e di aggiungere ostacoli su ostacoli al già non facile cammino di SeL.

Non mi rivolgo ai compagni militanti di base, con i quali ci si ritrova facilmente sulle cose da fare e con i quali i rapporti di collaborazione sono improntati a grande correttezza, ma mi rivolgo ai dirigenti nazionali che, in più di uno e in più di una volta, nei loro interventi hanno dato l’impressione di procedere, nei confronti di SeL, come Penelope con la sua tela.

Comprendo le difficoltà che i dirigenti nazionali del PS (ma certamente non solo loro), hanno, o presumono di avere, nei confronti dei loro iscritti. Il timore che la base non sia pronta a seguirli verso il nuovo progetto di SeL.

Ma a me pare che, se questo è il problema, esso vada affrontato parlando del “progetto SeL” in senso positivo e non sminuendone ripetutamente la portata: “è un percorso verso un nuovo partito… no, è una forma federativa; il partito socialista non si scioglie… ma anzi è in atto il rafforzamento delle strutture periferiche; tra dicembre e febbraio sarà attuato un quadro d’iniziative in ricordo di Nenni e di Craxi; deve essere chiaro che SeL dovrà caratterizzarsi come una forza della sinistra riformista e non antagonista; eccetera..;”. Difficile non cogliere in queste affermazioni un senso di profonda diffidenza verso il nuovo che dovrebbe nascere.

Eppure le ragioni per cercare realizzare anche in Italia un nuovo partito della sinistra ci sono tutte. Comincerò dalla più semplice.

Secondo gli studiosi di flussi elettorali, nel nostro paese c’è un numero di potenziali elettori di sinistra, valutabile in 3-4 milioni, che da alcuni anni non vanno più a votare. Ed il numero sembra essere in crescita dopo l’addio del PD al PSE. Si tratterebbe d’elettori che non si riconoscono in un soggetto di sinistra ideologico ed antagonista, perché altrimenti sarebbero andati a votare per Prc/Pdci. Ma che neppure, e ciò è ancora più importante, hanno ritenuto di dare, in questi anni, il loro consenso al PS o ai Verdi, che pure erano presenti. Si tratterebbe invece per lo più d’elettori che si sono, da alcuni anni, ritirati dal voto perché disorientati dal percorso politico assunto dal principale partito italiano della sinistra, senza trovarne altri. Un elettorato che non ha compreso i motivi per i quali l’Italia si appresta ad essere il solo paese europeo senza più un solido partito d’area socialista.

È dunque proprio sbagliato pensare che potrebbe trattarsi di un elettorato che sembrerebbe attendere, per tornare a votare, la nascita, a sinistra, di un nuovo partito capace di dire parole chiare su cosa intende per eguaglianza, per solidarietà, per democrazia, per Stato, per giustizia, per lavoro ed economia sociale di mercato, per diritti civili e doveri di cittadinanza, per scuola e formazione continua, per fiscalità ed uso delle risorse pubbliche, capace di presentare un progetto economico-culturale per questo paese e, soprattutto, una sinistra capace di fare proposte su come uscire dalla crisi, economica e ambientale che investe sempre più vaste fasce di popolazione. Capace dunque di tornare a battersi per i problemi della gente a partire dalle diseguaglianze che stanno aumentando drammaticamente le povertà.

È dunque sbagliato pensare che potrebbe trattarsi di un elettorato, potenziale, che non è interessato al dibattito attorno ad un nascente partito che da invece di se l’immagine di perdersi in alchimie - federazione, doppie-tessere, percorsi paralleli, ecc.- per non scontentare i detentori di poche centinaia di migliaia di voti che i flussi elettorali mostrano, peraltro, sempre meno sicuri?

Abbiamo più volte ascoltato e detto che se in Italia si vuole far nascere un nuovo soggetto della sinistra, questo dovrà essere nuovo. Nuovo non per nuovismo ma perché esso, per guardare ai tre milioni di potenziali voti, non può riportarci indietro nella storia tutta italiana dei conflitti a sinistra, delle tante famiglie spesso autoreferenziali, in un dibattito quasi per addetti dove era più facile dividersi che unirsi, mentre l’Italia, governata da Berlusconi, sta oggi rischiando una grave deriva antidemocratica populista. E non basta essere contro Berlusconi, facendosi peraltro indicare da lui la mappa di questo essere contro, perché gli elettori ci chiedono un progetto, un’idea di società che faccia loro dimenticare Berlusconi. Ci chiedono valori in cui riconoscersi anche nella vita quotidiana sul lavoro, nei rapporti con gli altri, con la propria famiglia e soprattutto con i figli. Ci chiedono certezze di lavoro o di non essere lasciati soli quando il lavoro è a rischio, ci chiedono serietà, giustizia eguale per tutti, diritti e tutele. Ci chiedono capacità di far ricredere in uno Stato comunità.

C’è un debito oggi, a sinistra, di progetto e di generosità, oltre che d’umiltà, verso coloro che dovrebbero votarci.

Per questo, a che cosa può servire indire iniziative per ricordare Craxi, se non a vedersi contrapporre da altri, con i quali si vorrebbe costituire SeL, il richiamo all’etica e alla sobrietà di Berlinguer?

O forse, più che i ritratti alle pareti dei nostri padri e nonni politici, in lite tra di loro, non ci aiuterebbe di più cercare di capire e far capire perché in Francia, in Olanda, in Svezia, in Germania (paesi che hanno avuto ed hanno ancora una forte impronta socialista), come ci ha mostrato ancora domenica sera a Report la Gabanelli, pur nelle stesse difficoltà della crisi economica, la società mantiene ancora un suo senso logico dove lo Stato, la pubblica amministrazione, e dunque la politica che lo rappresenta, è ancora al servizio del cittadino, del paese. E non viceversa come accade da sempre, e oggi più che mai, in Italia. Dove è in atto una cosi profonda è grave deflagrazione dei valori di solidarietà, di giustizia e di libertà che necessiterebbe della febbricitante ricerca di tutto ciò che ci unisce anziché di ciò che può dividerci.

* Sinistra e Libertà Pavia

AL CONGRESSO PRIMA DELLE REGIONALI O SARÀ TROPPO TARDI

di Giuliana Sgrena*

Il patrimonio, costituito da donne e uomini che ci hanno sostenuto e votato in giugno, si sta logorando sempre più. Non parlo tanto e solo dei militanti di partito che si sentono orfani di una organizzazione, ma di tutti quelli che si sono motivati o rimotivati alla politica proprio con Sinistra e libertà, con l’idea che si potesse costruire una sinistra nuova, che si potesse lavorare a un progetto che si collocasse a sinistra, che si riappropriasse della parola libertà e basasse il proprio progetto di sviluppo su una visione ecologica del mondo, che con laicità si spendesse per la difesa dei diritti, che pensasse a nuove relazioni con i popoli del mondo. Nulla di rivoluzionario ma nuovo sì.

Abbiamo ottenuto fiducia, ma non all’infinito. Soprattutto chi ha vissuto altre delusioni in politica non continuerà a investire le proprie speranze se non ottiene risposte. L’aria che si respira partecipando a dibattiti, feste, incontri organizzati da Sinistra e libertà, sempre molto partecipati, è di attesa di indicazioni, non solo di promesse ma di passi in avanti concreti. Chi ci vorrebbe già morti riesce a insinuare mille dubbi. Noi non possiamo ignorare queste realtà, compreso il fatto che Sinistra e libertà è molto più avanzata sul territorio che a livello centrale. Chi lavora sul territorio chiede a noi indicazioni su come procedere. E noi - coordinamento nazionale - siamo paralizzati perché non si è ancora avuto il coraggio di rimescolare le carte, tra i gruppi promotori, a volte le priorità di partito prevalgono su quelle di Sinistra e libertà e non permettono di andare avanti. Dobbiamo essere rispettosi delle varie compatibilità - il congresso dei verdi non ha giocato a nostro favore - ma non per arrivare a una morte per asfissia. Non possiamo più permetterci di perdere altro tempo.

Non possiamo ignorare - noi del coordinamento nazionale - le aspirazioni di chi ha partecipato all’assemblea di Bagnoli. Per questo dobbiamo investire tutte le nostre forze per arrivare prima delle elezioni regionali al congresso, dopo sarà troppo tardi.

*Coordinamento nazionale Sinistra e Libertà

INCONTRO “LEGALIZZARE E TASSARE CONSUMO DROGHE”


La fotografia del presente è quella di un fallimento catastrofico. Dopo settant’anni di politiche proibizioniste il consumo di droghe è esploso come la dimensione delle mafie che le controllano.

Questo disastro ha oltretutto costi elevatissimi: umani, sociali ed economici.

Legalizzare e tassare è il tema generale con cui è prepotentemente riemerso, in tutto il mondo, il dibattito sulle strategie alternative.

Ma di che cosa stiamo esattamente parlando? Quali sono le grandezze economiche in gioco? E soprattutto come si associano queste proposte con le politiche di riduzione del danno e del rischio, di informazione e prevenzione?

E ancora: cosa può aspettarci oltre il muro ideologico della “War on Drugs” che ha decimato più generazioni e sottomesso al narcotraffico intere aree del pianeta?

Domande non proprio accademiche in un paese che attraverso il provvedimento di “scudo fiscale” legalizza svariati milardi di euro provenienti dal traffico di stupefacienti. Denaro che in parte,come afferma il centrodestra, servirà a finanziare le nostre scuole, gli asili, gli ospedali.

Sabato 17 ottobre 2009 alle ore 21 incontro pubblico “Legalizzare e tassare per battere le mafie e uscire dalla crisi” presso lo Spazio pubblico Leoncavallo ne discutono:


Guido Blumir -Srittore e giornalista

Alfonso Gianni - Economista

Daniele Farina - Sinistra, Ecologia e Libertà
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