venerdì 30 ottobre 2009

ALLEATI DEL PD, A PATTO CHE…


di Claudio Fava

L’incontro tra Pierluigi Bersani e Nichi Vendola registra un fatto positivo: l’apertura di una nuova fase nel rapporto tra Sinistra e Libertà e il Partito Democratico. Una fase, ci auguriamo, di maggior verità politica e di reciproco rispetto per l’altrui autonomia. Si tratta, riconosce Bersani, di costruire un campo di impegno e di opposizione sociale che fino ad oggi è stato molto episodico. Anche per questo, per far sì che a prevalere sia la politica e non la sua rappresentazione astratta, vorrei proporre a Bersani alcuni temi concreti su cui verificare se esiste lo spazio di un’azione condivisa.

Anzitutto il lavoro, dice il segretario del PD. Bene. Oggi a Bologna cinquemila delegati della Fiom si sono ritrovati per discutere sulla firma separata al loro contratto e su un’involuzione netta e grave nelle forme della democrazia sindacale. Sinistra e Libertà si è già pubblicamente impegnata per una proposta di una legge sulla rappresentanza, che riconosca il diritto di voto dei lavoratori sulle piattaforme contrattuali e sugli accordi sindacali: il PD è con noi su questo terreno? Sinistra e Libertà da mesi propone che si estendano gli ammortizzatori sociali a tutte le persone che ne sono prive, a prescindere dalla tipologia del loro inquadramento contrattuale: possiamo contare in questa battaglia sul Partito Democratico? Senza aspettare i vaticinî di Tremonti, rivedere la legge sul precariato (colpevolmente accantonata dal governo Prodi) e ripristinare la centralità di un lavoro sicuro è cosa buona, giusta e urgente: che ci dice Bersani?

Il superamento del bipartitismo, dice il segretario del PD, e un nuovo campo di alleanze che includa a pieno titolo Sinistra e Libertà. Bene. Possiamo chiedere a Bersani di essere coerente con questo annuncio e di battersi affinché alle Camere non venga approvata una soglia di sbarramento alle elezioni amministrative, lasciando a ogni regione il diritto e la potestà di legiferare su questo punto? Possiamo immaginare un percorso condiviso e non muscolare per le regionali che permetta alle coalizioni di centrosinistra di individuare non solo alleanze ma anzitutto candidati capaci di esprimere una nuova etica pubblica? Bersani è d’accordo nel considerare questo condizione come una discriminante fondamentale in regioni come la Calabria e la Campania?

La sicurezza dei cittadini passa anzitutto attraverso una grande opera pubblica e civile: la messa in sicurezza del paese. Il più devastato d’Europa da un abusivismo senza scrupoli, il più esposto al rischio idrogeologico, il più insicuro di fronte a terremoti ed eruzioni. Se così è, l’apertura annunciata del cantiere per il ponte sullo stretto, fissata dal ministro Matteoli per il 23 dicembre, è una beffa, un insulto e una scelleratezza politica. E’ disponibile Bersani a darsi appuntamento, assieme a Sinistra e Libertà, il 23 dicembre a Messina per dimostrare che esiste ancora un’Italia consapevole e di buonsenso, pronta a battersi con ogni mezzo civile e politico perché quel cantiere non venga aperto? E per trasformare la questione ponte sullo stretto in una grande vertenza politica europea, esattamente come accadde sei anni fa quando il Parlamento europeo votò contro ogni finanziamento a quel progetto?

I diritti civili. Per esempio, le tre mozioni che Sinistra e Libertà ha presentato in decine di comuni italiani (il registro per le unioni civili, un osservatorio contro l’omofobia, il registro per il testamento biologico) e che spesso non sono state messe al voto per responsabilità del Partito Democratico: preoccupato, come ci hanno spiegato i sindaci di Bologna, Torino e Padova, di doversi dividere su questi temi. A congresso concluso, Bersani si può impegnare a schierare il PD a fianco di Sinistra e Libertà su queste mozioni, senza dover continuare a mediare fra le troppe anime del suo partito?

Il campo di alleanze: deve includere l’UDC, dice Bersani, senza pregiudizio alcuno. Sono d’accordo nell’eliminare ogni pregiudizio: sia favorevole che contrario. Non ha senso immaginare in astratto il perimetro delle alleanze senza sapere, in concreto, su cosa poi ci si allea. La difesa della Costituzione? Giusto. Ma non occorre candidarsi insieme alle regionali per difendere insieme la Carta Costituzionale. Ci dica Bersani, e prima di lui ci dica Casini, qual è la posizione dell’UDC sui punti nevralgici che definiscono il profilo e lo spirito di una coalizione che vuole governare insieme (lavoro, salari, diritti civili, laicità dello stato, questione morale, apertura al nucleare, lotta alla mafia…).

Sono pochi spunti. Ma sono tutti spunti politici. Chi scrive è ben felice che sia stata superata l’infatuazione del bipartitismo in cui il PD di Veltroni era precipitato. E che si riscopra quanto di positivo ci sia stato nell’esperienza e nello spirito del primo Ulivo. Purché ci sia verità: reciproca. Manderemo Berlusconi all’opposizione non con le tattiche elettorali ma con un progetto di paese. Onesto, radicale, convincente. Su questo terreno, non su altri, Sinistra e Libertà è pronta a dialogare con il PD.

Incontro sulla tariffa di igiene ambientale tra comune, aziende e consumatori

dal sito del Comune di Terni

"Sì al rimborso dell’Iva, ma occorre una legge”

Questa mattina, a Palazzo Spada, promosso dal vicesindaco Libero Paci, si è tenuto un incontro in merito alla vicenda del rimborso dell’Iva sulla Tariffa di igiene ambientale, alla luce della recente sentenza della corte costituzionale.
All’incontro, oltre al vicesindaco, hanno partecipato il presidente dell’Asm, Stefano Tirinzi, quello dell’Asit, Sergio Saleppico, l’assessore al comune di Narni, Marco Ricci, e i rappresentanti di tutte le associazioni dei consumatori presenti a Terni.
Dall’incontro è emersa la riconferma della volontà dei comuni e delle aziende di andare alla restituzione dell’Iva versata dai consumatori con il pagamento della tariffa; dato che le aziende pubbliche hanno versato, e continuano a versare, l’Iva allo Stato, è emersa la necessità di un apposito provvedimento legislativo di valenza nazionale. A tal proposito il comune di Terni si è già attivato nei confronti dell’Anci e della Federambiente (organismo che raccoglie le aziende pubbliche impegnate nei servizi ambientali) affinché venga promosso un disegno di legge che preveda sia la restituzione dell’Iva già versata che l’annullamento per le nuove emissioni della Tia. Le associazioni dei consumatori hanno espresso preoccupazione in merito ai tempi e ai contenuti di eventuali provvedimenti di legge.
“Da parte nostra proseguiremo nell’azione di sollecitazione nei confronti degli organismi competenti affinché si arrivi alla necessaria legge in tempi rapidi. Un impegno che va anche nella direzione di evitare provvedimenti legislativi che vadano di segno diametralmente opposto e cioè sostituire l’Iva non dovuta con nuove tasse”, dichiara il vicesindaco Libero Paci.
Le associazioni dei consumatori hanno espresso apprezzamento per l’incontro e hanno evidenziato l’importanza del metodo adottato, concordando sull’opportunità di istituire un tavolo permanente di monitoraggio e confronto della qualità e dell’efficienza dei servizi pubblici locali, così come proposto dal vicesindaco. Un tavolo composto da enti gestori, consumatori, con il comune impegnato in un ruolo di coordinamento e garanzia. E’ stata decisa una riconvocazione a breve, anche per definire il regolamento in merito alle funzioni e ai compiti di questo organismo di concertazione.

CASO CUCCHI,RODANO:SOLIDARIETÀ A GENITORI,VERITÀ SUBITO


“La tragica morte di Stefano Cucchi impone risposte ed assunzioni di responsabilità rispetto ad ogni singolo interrogativo che la famiglia ha sollevato in questi giorni. Chi ha martoriato in quel modo il corpo di Stefano Cucchi dopo il suo fermo? Perché? Quando Cucchi è arrivato a Regina Coeli, era già in quello stato? Se sì, chi ha autorizzato il suo arrivo nonostante condizioni fisiche così compromesse? E perché ai familiari di un detenuto fermato per possesso di una modesta quantità di droga leggera è stata negata anche una semplice visita in ospedale? La Procura di Roma e le forze dell’ordine devono risposte inequivocabili, ed in tempi rapidi, sia alla famiglia che all’opinione pubblica”.

Lo dichiara in una nota l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano.

“Non vorrei infatti che anche questo episodio possa essere interpretato come l’ennesimo segno del clima di crescente intolleranza ed impunità che sta caratterizzando Roma ormai da molti mesi: una città che ha visto crescere esponenzialmente aggressioni ad omosessuali, una città in cui quotidianamente sembra alimentarsi un senso diffuso di paura ed insicurezza”.

“Personalmente - ha concluso l’esponente di Sinistra e Libertà - sono al fianco di una madre e di un padre che chiedono verità su perché e come è morto il loro figlio”.

Tutti i dubbi sulla morte di Stefano
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BANDOLI: “Il Pd, Noi e la costituente”


di Fulvia Bandoli

Nominare le battute d’arresto, non alzare ancora di più l’asticella quando si sono sbagliati tutti i salti precedenti.

Sul Pd: c’è un cambio ma non sappiamo ancora in quale direzione, io metterei alla prova Bersani e il suo Pd su questioni concrete, sul precariato (legge che non riuscimmo a cambiare nell’ultimo governo nostro perché le resistenze erano tutte all’interno di quello che oggi è il pd, sulla laicità e sui diritti civili, sul lavoro e sui salari e non ultimo sui temi ambientali e del disarmo (nucleare, riassetto idrogeologico,ponte sullo stretto, diminuzione delle spese militari). Non mi accontenterei solo di un appello ad unire le opposizioni a difesa della Costituzione e della democrazia (questa è una battaglia popolare e democratica che va senza dubbio fatta assieme a tutti coloro che vorranno senza preclusioni di sorta). Ma se veramente anche al Pd sta a cuore la costruzione di un nuovo campo di alleanze, una nuova coalizione politica e programmatica alternativa alle destre, cominci quel partito ad indicarne i terreni e cominci a pronunciarsi su quelli che da noi e da altri vengono proposti, iniziando da alcune questioni che incrociano la vita di milioni di persone. E non da ultimo che il Pd chiarisca quale legge elettorale ha in mente per l’Italia e come intende muoversi qualora venga proposto lo sbarramento del 4 per cento alle regionali.

Su di noi: In Polonia ricostruiscono La Sinistra attorno ad un giornale e ai circoli che sono nati in questi anni (e sottolineo anni) per sostenere le battaglie politiche che quel giornale proponeva e metteva in piedi nei vari territori. Tra un po’ quei circoli e tutta la politica che sono riusciti a fare diventeranno un partito non tradizionale, con pratiche diverse da quelle dei partiti del 900. In Germania la Linke invece è partita come una lista elettorale ma con una forte unità di intenti e di strategia tra i contraenti e anche se non hanno ancora fatto un congresso e se non si può ancora dire che la Linke sia un partito il loro radicamento sociale è tale che la scelta verrà di conseguenza. Quella polacca è una scelta si potrebbe dire più dal basso, attorno ad un giornale, ad un gruppo di intellettuali. Quella tedesca parte da quello che si chiama ceto politico (la parte di Spd uscita con Lafontaine e i comunisti dell’est di Gysi), ma averlo un ceto politico così, che unitariamente e senza fare delle identità di ognuno una clava prende una strada unitaria e quella mantiene per 5 anni e oltre! Noi non l’abbiamo avuto! Sono due strade diverse tra loro che però stanno dando buoni frutti nei rispettivi paesi. Io non indico modelli, guardo queste realtà e poi la nostra e faccio notare che noi non abbiamo preso con chiarezza né l’una né l’altra strada.

Noi abbiamo preso una ibrida terza strada, scambiando la lista con il soggetto politico e il soggetto politico con la lista a seconda dei casi, e abbiamo perso anni preziosi.

E ancora oggi è bene non confondere i piani: una cosa è una grande alleanza per la difesa della Costituzione se Berlusconi decidesse di mettervi ulteriormente mano per scassarla (alleanza che si esprimerebbe in iniziative unitarie e in movimenti di popolo, senza esclusione alcuna, per far fronte a una vera emergenza democratica), altra cosa sono le liste elettorali per le regionali (che non possono essere fatte a prescindere dai candidati presidenti che verranno proposti, e dai contenuti che per quanto attiene l’Udc mi paiono di difficile definizione comune su punti sostanziali di governo, dalla scuola alla sanità, dalla laicità, ai diritti civili alle politiche ambientali ed energetiche, alle questioni del lavoro e del welfare…).

Altra cosa ancora è costruire un partito della Sinistra che provi a durare nel tempo. Solo se vi fosse stata una unità di intenti chiara e una ipotesi strategica condivisa una lista elettorale poteva diventare mano a mano anche un partito (come sta accadendo in germania), ma evidentemente da noi non è accaduto , questa unità di intenti non c’era e non c’è. L’ipotesi di fondare un partito attraverso la somma di piccoli partititi in Italia è dunque fallita due volte. Pur negandola a parole questa è stata nei fatti la strada seguita e in parte lo è ancora: a me pare indispensabile abbandonarla definitivamente e distinguere i percorsi chiamando le cose con il loro vero nome. Una grande alleanza per la difesa della democrazia e della Costituzione raccoglie tutte e tutti coloro che lo decidono ed è una battaglia civile di prima grandezza ma non è detto che diventi anche una ipotesi di governo nazionale alternativa alle destre, le liste elettorali nascono muoiono si allargano a partire da programmi trasparenti e condivisi e possono sostenere questo o quel candidato o anche presentarsi autonomamente, la costruzione di un soggetto politico (partito) della Sinistra si fa con le donne e gli uomini che vogliono farlo, è un percorso paziente e che dura, chiama alla partecipazione gli iscritti, prova a far uscire con iniziative politiche e precise battaglie il proprio profilo.

Al punto in cui siamo noi abbiamo bisogno che si consolidi la Costituente con tutte le donne e gli uomini che vorranno aderirvi e per fare questo l’apertura deve essere massima e non un’ annessione di qualche “indipendente” o “esterno”, che si facciano circoli territoriali di aderenti e che l’assemblea di dicembre (composta da aderenti eletti) sia il momento per decidere il nome (perchè ne circolano troppe versioni) e la legittima attribuzione agli aderenti del simbolo, le prime basilari regole democratiche del nostro funzionamento, i principi ideali del nostro profilo, le questioni programmatiche che più ci caratterizzano. Ho l’impressione che le liste per le regionali saranno invece un bel miscuglio di cose e che le alleanze saranno assai variabili da regione a regione, insomma ribadisco… dire che si fa un partito quando invece si sta facendo una lista elettorale non ci fa bene e troppe volte l’abbiamo fatto e abbiamo sbagliato. So che non pongo un tema semplice ma è una questione seria e non possiamo sempre ignorarla. Per spiegarmi ancora meglio i Verdi o Rifondazione che non vogliono stare nel nuovo partito della Sinistra forse vorranno fare una lista insieme o un cartello o non so cosa e in alcune regioni anche i socialisti che non vogliono rinunciare al loro simbolo… fare con loro una lista si può naturalmente, ma possiamo ancora far finta che stiamo facendo un partito con questi gruppi dirigenti quando non è così?

La Sinistra che vorrei non è socialista perchè c’è Nencini, comunista perchè c’è Vendola , ambientalista perché c’è la Francescato. Il partito della sinistra che immagino è laico e socialista per il meglio che quella tradizione ha prodotto, femminista perchè la libertà femminile è venuta al mondo in questo secolo, è ambientalista e non violento perchè le nuove contraddizioni dello sviluppo lo impongono, mette al centro il lavoro (pur con tutte le sue trasformazioni) e la giustizia sociale come la migliore tradizione del comunismo italiano ha insegnato a diversi di noi, e poi è anche molto altro ,come ci chiedono coloro che hanno vent’anni o trent’anni che non sanno ancora precisamente perchè si dicono di sinistra eppure lo fanno.

Se poi mi fossi sbagliata e in questi giorni come d’incanto tutte le resistenze a dar vita ad un nuovo soggetto politico fossero sparite da tutti i gruppi dirigenti dei vari piccoli partiti io ne sarei felice, perché vorrebbe dire che anche noi cominceremmo ad avere, come in germania, un gruppo dirigente coeso che sa finalmente dove vuole portare il consenso elettorale che ha ricevuto. Questo non ci esimerebbe dalla necessità di fare comunque una costituente aperta e partecipata e dal darci regole democratiche e non spartitorie.

BERSANI-VENDOLA, ALLEANZE LARGHE E NO VETI A REGIONALI

Il Pd e Sinistra e Libertà sono d’accordo sulla necessità di promuovere sin dalle regionali «alleanze larghe», senza «veti» verso l’Udc o altri partiti, sulla base di una piattaforma che ponga al centro la questione sociale e quella democratica. Lo hanno detto Pierluigi Bersani e Nichi Vendola al termine di un colloquio di circa tre quarti d’ora, svoltosi nella sede nazionale del Pd.

«La parola “alternativa“usata da Bersani - ha detto Vendola - ci stimola a pensare che le forze d’opposizione debbano sfidare la destra anche sul piano culturale, in un’operazione complessa». Per far questo «occorre una politica - ha osservato il leader di Sl - una piattaforma, delle alleanze larghe». Al centro della piattaforma dovranno esserci «i temi drammatici del lavoro e la questione democratica. Sono il terreno su cui la sinistra deve risintonizzarsi con il Paese».

Sulle alleanze, Vendola ha invitato a lavorare: «alle regionali si costruisca una alleanza larga, capace di sottrarre alla destra i settori moderati che si sentono soffocare dal berlusconismo. Per far questo non dobbiamo far prevalere la cultura dei veti».

«Abbiamo avuto un confronto positivo - ha detto Bersani sceso assieme a Vendola all’ingresso della sede del Pd - perchè abbiamo constatato che con Sinistra e libertà abbiamo interessi comuni sui temi della democrazia e delle questioni sociali. Sono due temi che vogliamo sino messi al centro del dibattito politico». Su questo, ha aggiunto, «c’e un interesse comune a continuare il confronto e a lavorare insieme» con «incontri regolari». Questi due temi, inoltre , ha aggiunto il segretario del Pd, possono divenire la base per costruire «una larga alleanza democratica alternativa alla destra».

Per quanto riguarda le regionali di marzo, ha spiegato Bersani, «aspettatevi dal Pd che a livello delle alleanze arrivi una proposta generosa, con una offerta ampia di corresponsabilità». «Veti non ne mettiamo» ha spiegato ancora. Nemmeno verso l’Udc? «Assolutamente no».

dal sito www.sinistraeliberta.it

lunedì 26 ottobre 2009

DOPO IL VELTRONISMO, UNA SECONDA POSSIBILITA’ PER IL PD


Se ora si apre sul serio una discussione sulla nuova formazione di un campo democratico e di sinistra, per l’opposizione e l’alternativa, la sinistra che c’è dovrebbe parteciparvi con immediata disponibilità. Di Fabio Mussi


1) Auguri a Bersani. Parlando -son passati due anni- al congresso di scioglimento dei Ds, per annunciare, a nome della minoranza che rappresentavo, che non avremmo aderito al nascituro Partito democratico, augurai tuttavia un doppio successo: alla costituente del Pd e ad una Costituente della sinistra. Costituenti a sinistra finora sono fallite: il Pd fin qui è stato un oggetto misterioso, capace di un esordio al 33% (in elezioni politiche peraltro trionfalmente vinte dalla destra) e di un seguito al 27%, con la perdita di quattro milioni di voti in un anno. E così la sinistra e il centrosinistra italiani si sono regalati due “anni horribili”, senza governo, senza opposizione, senza autonomia morale e intellettuale, senz’anima. Sarebbe da matti e da irresponsabili non fare gli auguri a Bersani, con la luce fosca del tramonto di una Nazione nella quale viviamo.

2) Grande partecipazione popolare, segno prima di tutto di una confortante non cancellata volontà di reagire e di combattere. Detto questo, mantengo tutte le mie riserve di fondo sul metodo delle primarie per designare, non candidati ad incarichi pubblici, ma dirigenti politici. L’estrema personalizzazione trasforma i partiti in grovigli di correnti e di gruppi di potere e di pressione. Aggiungo che non rappresentano un invincibile scudo politico. L’esperienza insegna. Romano Prodi venne eletto con il 75% di 4,5 milioni di votanti alle primarie dell’Unione: questo non impedì che sostanzialmente il centrosinistra nel 2006 pareggiasse elezioni politiche che sembravano già vinte, che il governo durasse meno di due anni e che il supereletto venisse messo da parte superrapidamente. Veltroni venne eletto con il 75% di 3,5 milioni di votanti: questo non impedì che nel volgere di pochi mesi venisse non tanto cortesemente messo alla porta in un batter d’occhio. Com’è noto, dopo le primarie vengono le “secondarie”: le prossime, le elezioni regionali di marzo.

3) Il popolo ha come voluto dare al Pd una seconda possibilità. E spera evidentemente che venga usata per combattere efficacemente Berlusconi e il suo governo. Bersani sembra volere archiviare le scempiaggini tavolinesche del bipartitismo, del fare “da soli” etc. Quelle che hanno travestito da maggioritaria una autentica vocazione minoritaria. Se ora si apre sul serio una discussione sulla nuova formazione di una campo democratico e di sinistra, per l’opposizione e l’alternativa, la sinistra che c’è dovrebbe parteciparvi con immediata disponibilità. C’è un problema innanzitutto: liberare l’Italia non berlusconiana dalla tossicodipendenza dall’agenda della destra berlusconiana. Prima, la questione del lavoro e del precariato- dice Bersani? Bene, andiamo subito alle proposte. Segnalo, più in generale, che tutti gli indicatori economici e sociali dicono (con qualche idea in campo di Barack Obama e nessuna delle sinistre in Europa) dopo un anno e mezzo la crisi mondiale sta risolvendosi nell’ulteriore dilagare delle diseguaglianze globali, e nel rafforzamento delle avide minoranze predatorie che hanno in mano le sorti del pianeta da almeno due decenni. Vogliamo parlarne subito, se il tema, oltre che della indispensabile battaglia contro Berlusconi, è della costruzione di una credibile alternativa politica e programmatica?

4) Al Pd che ci riprova, oltre che all’Italia, farebbe benissimo avere alla sua sinistra solide forze, il più possibile unite, socialmente e culturalmente insediate, elettoralmente pesanti. Dopo le primarie da tre milioni di partecipanti che hanno eletto Bersani, il tic-toc di piccole nomenclature litigiose e inconcludenti è tanto più insopportabile. “Sinistra e Libertà”, con il suo milione di voti alle europee, era una possibilità. Lo è ancora, in extremis, se non si perde più tempo e se si ha in testa un progetto politico, non solo l’aspettativa per le candidature alle elezioni regionali e amministrative.

5) Infine: Pierluigi, la questione morale! Se non si danno segni radicali su questo punto, alla fine tutto sarà perduto per tutti.

intervista a Vendola:"C'è bisogno di una grande alleanza"
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Assemblea SeL


E'convocata l'assemblea Provinciale di Sinistra e Libertà Terni
per martedì 27 ottobre ore 21.00 presso la Sala Damiani
via Giulio Natta (vicino Ufficio Postale Via Narni- Polymer) .
Partecipate e fate partecipare!

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mercoledì 21 ottobre 2009

Per l'Assessore al Turismo del Comune "Gran parte degli incassi reinvestiti sulla Cascata"

- Dal sito del Comune

L'assessore al turismo Roberto Fabrini precisa i dati relativi alla biglietteria e spese

Anche in riferimento a notizie di stampa pubblicate nei giorni scorsi, l’assessore comunale al turismo Roberto Fabrini intende fornire alcuni chiarimenti riguardo i biglietti d’ingresso e la gestione degli incassi della Cascata delle Marmore.
Si tratta di dati, di cifre che chiariscono meglio la situazione, rispetto a quelli non esatti pubblicati qualche giorno fa.

Innanzitutto – spiega l’assessore - il costo del biglietto intero è di € 5 (2,50 ridotto) solo a partire dal mese di aprile 2008 (prima era di € 3, ridotto 1,50). A questo incasso vanno detratte le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria, il pagamento delle utenze, la sorveglianza dei sentieri escursionistici e tutto quanto necessario all’espletamento del servizio, oltre, naturalmente le spese di promozione della cascata e del suo territorio. L’avanzo di cassa viene poi ripartito, decurtata la quota spettante alla 165 MarmoreFalls, tra le Amministrazioni comunale (70%) e provinciale (30%).

“Nel 2007 a fronte di una entrata pari a € 1.120.796,50 si è avuta una spesa di € 1.054.641,34, mentre nel 2008 a fronte di € 1.218.331,44 di entrate si è avuta una spesa di € 953.148,14”. Tra il 2008 e il 2009 (comparando i periodi gennaio-agosto) c’è stata una diminuzione di presenze pari a -49134 e per il 2009 vi è una diminuzione di introiti prevista a fine anno di euro 216.078. Il ricavato presunto dell’ultimo anno per la quota spettante all’Amministrazione comunale è di € 44.924,60 e la quota spettante alla Amministrazione provinciale è di € 19.253,40. Per quanto riguarda la chiusura del Sentiero 5 – precisa l’assessore - a quanto mi risulta, era prevista dal bilancio del 2009 approvato dalla precedente amministrazione a maggioranza”.



la nostra lettera all'Assessore Boccolini per l'apertura estiva del sentiero

IL SENTIERO 5 DELLA CASCATA DEVE RIMANERE APERTO ANCHE NEL PERIODO INVERNALE, E DEVE PROLUNGARE L'ORARIO DI CHIUSURA NEL PERIODO ESTIVO!

martedì 13 ottobre 2009

L'ora della Svolta


DOCUMENTO APPROVATO ALL’UNANIMITA’ DALL’ASSEMBLEA DEL 12 OTTOBRE 2009 - GRUPPO 14 LUGLIO

Il Gruppo 14 Luglio nasce come punto di aggregazione e di discussione rivolto a promuovere, anche attraverso iniziative di pressione politica, l’accelerazione del processo costitutivo ed unitario di “Sinistra e Libertà”.

L’assemblea nazionale del 20 settembre a Bagnoli, nelle sue conclusioni, ha sancito l’importanza e l’efficacia sostanziale delle proposte politiche che il Gruppo 14 luglio ha in più occasioni presentato.

Le istanze dai noi rivendicate, che fino al mese di luglio potevano apparire solo un miraggio, hanno ottenuto in quell’assise, sebbene solo in parte, l’approvazione della dirigenza nazionale e dell’assemblea.

Per quanto evidente la distanza tra la volontà della “base” e quanto sancito come esito finale dell’Assemblea, i passi in avanti compiuti in quell’occasione ci sono sembrati sufficienti per poter considerare avviato il processo di costituzione del nuovo partito.

Purtroppo, però, nei giorni successivi abbiamo assistito al tentativo di imporre nei fatti ciò che a Napoli eravamo riusciti ad impedire: la decisione di ridurre Sinistra e Libertà a mera federazione tra piccoli soggetti politici.

Le ripetute dichiarazioni dei segretari di Verdi e Ps all’indomani dell’Assemblea di Bagnoli ci hanno fatto constatare con delusione che è ancora in uso la vecchia pratica di eludere la volontà democratica, forzando, interpretando, manipolando dichiarazioni e documenti.

La sconfitta della mozione favorevole alla “federazione” di Sinistra e Libertà al Congresso dei Verdi, tra l’altro maturata con modalità che preferiremmo non avessero cittadinanza al nostro interno, dimostra definitivamente che l’ipotesi federativa non solo sconfessa il progetto che aveva preso il via alle elezioni europee, ma non garantisce neppure la tenuta dell’insieme, proprio perché il richiamo identitario non può essere sconfitto attraverso mosse tattiche e mediazioni al ribasso (che hanno costretto fino ad oggi SeL alla paralisi), ma solo attraverso la genesi partecipata di una nuova identità solida e condivisa.

E’ evidente che non si può pensare di uscire dal terremoto causato dalla sconfitta della mozione Francescato nel congresso dei Verdi con piccoli espedienti e senza rimettere profondamente in discussione la logica che ha guidato la vita di Sinistra e Libertà fino ad oggi.

Continuare a pensare che si potrà arrivare alla nascita della Nuova Sinistra Italiana attraverso un processo di collaborazione/accordo tra esponenti che con difficoltà riescono ancora a rappresentare le loro piccole forze politiche, è un evidente errore e non può essere più giustificato se non con la volontà di tentare di consolidare piccole rendite di posizione.

Un cartello elettorale nasce perché alcuni soggetti politici decidono di mettersi insieme per approdare a risultati elettorali migliori per ciascuno.

Un partito nasce perché nella società qualcuno ne sente l’esigenza, poiché non trova rappresentanza nei soggetti politici già presenti.

Noi abbiamo l’esigenza di un partito, non di un cartello elettorale, o meglio, abbiamo sicuramente prioritariamente l’esigenza di un partito.

L’esperienza della Sinistra Arcobaleno, ma anche quella di Sinistra e Libertà alle europee, dimostrano che le sommatorie di partiti non producono i risultati elettorali che si immaginano a tavolino. E’ evidente che l’elettorato “fideista”, legato ad una forza politica sempre e comunque, praticamente non esiste più. Tanto è vero che sono tanti i casi di persone che, pur iscritte a uno dei partiti membri, non hanno votato per il cartello elettorale di cui quel partito faceva parte.

Non ci sembra che serva altro per rendersi conto che se ancora c’è una ragione per impegnarsi in un’impresa difficile come quella di costruire un nuovo partito politico della sinistra (in un momento storico in cui dilaga l’antipartitismo e in cui la sinistra è in netta minoranza politica e culturale), questa si trova nella possibilità di dare un luogo di cittadinanza a coloro che vogliono sperimentare la possibilità di agire l’attività politica in maniera diversa di quanto finora si è dimostrato possibile nei partiti esistenti.

E ciò si può fare solo fondando un partito attraverso un processo costituente innovativo e fortemente ancorato ai diritti di partecipazione dei suoi aderenti e sostenitori.

Non sappiamo se questo progetto possa attecchire velocemente al punto da garantire successi elettorali a breve scadenza. Ci permettiamo di sottolineare come, in previsione dell’estensione dello sbarramento al 4% in tutti i livelli di competizione elettorale, la stessa formula federativa di SeL non rappresentava certo una garanzia di capacità di elezione di propri rappresentanti in seno ai consigli regionali e locali.

Occorre dunque comprendere che non ha alcun senso subordinare la scelta di prospettiva alle esigenze elettorali immediate, in quanto non esiste garanzia alcuna di successo né in un caso né nell’altro.

Occorre indire immediatamente il congresso fondativo, che si dovrà svolgere entro la fine dell’anno.

Siamo ancora in tempo per non disperdere quanto di buono è stato costruito fino ad oggi, ma serve l’umiltà di riconoscere gli errori e la serenità di affrontare gli inevitabili svantaggi di una scelta - fin dall’origine - controcorrente.

E’ alla luce di tutto ciò che consideriamo irrinunciabile arrivare alle assemblee regionali che dovrebbero indicare i relativi Coordinamenti con una chiara presa di coscienza di una fase nuova, e procedere speditamente nel dare cittadinanza a tutte le persone che prenderanno la tessera di Sinistra e Libertà, aprirsi con il coraggio e la consapevolezza dell’importanza di contaminarsi, con l’obiettivo di riavvicinare ad una buona politica chi ogni giorno opera nei territori, nelle associazioni, nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, nelle esperienze del terzo settore, e così via. Tutto nella consapevolezza di affrontare una fase transitoria che dovrà avere la sua conclusione nel congresso fondativo.

Chiediamo che il Coordinamento Nazionale annunci pubblicamente l’apertura del processo costituente sulla base del principio “una testa, un voto”.

E’ con queste proposte che il Gruppo 14 luglio prosegue il suo percorso politico e annuncia la sua costituzione in laboratorio di discussione e confronto di idee, che promuoverà iniziative tematiche anche pubbliche, per andare oltre la sua veste iniziale di strumento di pressione politica e controllo del processo democratico.

Il Gruppo 14 luglio diventerà dunque un luogo dove le persone militanti e simpatizzanti che provengono da esperienze diverse si incontrano e si confrontano sui contenuti, un luogo dove le differenze saranno vissute come preziosi elementi di crescita politica e personale, scevro da ogni logica di sospetto e di compromesso.

Insomma un luogo, il luogo, dove la Nuova Sinistra Italiana esiste già.

Cari compagni socialisti…

di Alberto Ferrari*

Cari compagni socialisti, poiché ritengo che anche a voi stia a cuore il destino di SeL, credo sia oramai giunta il tempo di fare un discorso, come si suole dire, con il cuore in mano. Troppe sono le difficoltà e le incertezze che emergono dagli interventi dei compagni, nei nostri siti ufficiali. Difficoltà ed incertezze che, se non correttamente lette ed interpretate, rischiano di degenerare e di aggiungere ostacoli su ostacoli al già non facile cammino di SeL.

Non mi rivolgo ai compagni militanti di base, con i quali ci si ritrova facilmente sulle cose da fare e con i quali i rapporti di collaborazione sono improntati a grande correttezza, ma mi rivolgo ai dirigenti nazionali che, in più di uno e in più di una volta, nei loro interventi hanno dato l’impressione di procedere, nei confronti di SeL, come Penelope con la sua tela.

Comprendo le difficoltà che i dirigenti nazionali del PS (ma certamente non solo loro), hanno, o presumono di avere, nei confronti dei loro iscritti. Il timore che la base non sia pronta a seguirli verso il nuovo progetto di SeL.

Ma a me pare che, se questo è il problema, esso vada affrontato parlando del “progetto SeL” in senso positivo e non sminuendone ripetutamente la portata: “è un percorso verso un nuovo partito… no, è una forma federativa; il partito socialista non si scioglie… ma anzi è in atto il rafforzamento delle strutture periferiche; tra dicembre e febbraio sarà attuato un quadro d’iniziative in ricordo di Nenni e di Craxi; deve essere chiaro che SeL dovrà caratterizzarsi come una forza della sinistra riformista e non antagonista; eccetera..;”. Difficile non cogliere in queste affermazioni un senso di profonda diffidenza verso il nuovo che dovrebbe nascere.

Eppure le ragioni per cercare realizzare anche in Italia un nuovo partito della sinistra ci sono tutte. Comincerò dalla più semplice.

Secondo gli studiosi di flussi elettorali, nel nostro paese c’è un numero di potenziali elettori di sinistra, valutabile in 3-4 milioni, che da alcuni anni non vanno più a votare. Ed il numero sembra essere in crescita dopo l’addio del PD al PSE. Si tratterebbe d’elettori che non si riconoscono in un soggetto di sinistra ideologico ed antagonista, perché altrimenti sarebbero andati a votare per Prc/Pdci. Ma che neppure, e ciò è ancora più importante, hanno ritenuto di dare, in questi anni, il loro consenso al PS o ai Verdi, che pure erano presenti. Si tratterebbe invece per lo più d’elettori che si sono, da alcuni anni, ritirati dal voto perché disorientati dal percorso politico assunto dal principale partito italiano della sinistra, senza trovarne altri. Un elettorato che non ha compreso i motivi per i quali l’Italia si appresta ad essere il solo paese europeo senza più un solido partito d’area socialista.

È dunque proprio sbagliato pensare che potrebbe trattarsi di un elettorato che sembrerebbe attendere, per tornare a votare, la nascita, a sinistra, di un nuovo partito capace di dire parole chiare su cosa intende per eguaglianza, per solidarietà, per democrazia, per Stato, per giustizia, per lavoro ed economia sociale di mercato, per diritti civili e doveri di cittadinanza, per scuola e formazione continua, per fiscalità ed uso delle risorse pubbliche, capace di presentare un progetto economico-culturale per questo paese e, soprattutto, una sinistra capace di fare proposte su come uscire dalla crisi, economica e ambientale che investe sempre più vaste fasce di popolazione. Capace dunque di tornare a battersi per i problemi della gente a partire dalle diseguaglianze che stanno aumentando drammaticamente le povertà.

È dunque sbagliato pensare che potrebbe trattarsi di un elettorato, potenziale, che non è interessato al dibattito attorno ad un nascente partito che da invece di se l’immagine di perdersi in alchimie - federazione, doppie-tessere, percorsi paralleli, ecc.- per non scontentare i detentori di poche centinaia di migliaia di voti che i flussi elettorali mostrano, peraltro, sempre meno sicuri?

Abbiamo più volte ascoltato e detto che se in Italia si vuole far nascere un nuovo soggetto della sinistra, questo dovrà essere nuovo. Nuovo non per nuovismo ma perché esso, per guardare ai tre milioni di potenziali voti, non può riportarci indietro nella storia tutta italiana dei conflitti a sinistra, delle tante famiglie spesso autoreferenziali, in un dibattito quasi per addetti dove era più facile dividersi che unirsi, mentre l’Italia, governata da Berlusconi, sta oggi rischiando una grave deriva antidemocratica populista. E non basta essere contro Berlusconi, facendosi peraltro indicare da lui la mappa di questo essere contro, perché gli elettori ci chiedono un progetto, un’idea di società che faccia loro dimenticare Berlusconi. Ci chiedono valori in cui riconoscersi anche nella vita quotidiana sul lavoro, nei rapporti con gli altri, con la propria famiglia e soprattutto con i figli. Ci chiedono certezze di lavoro o di non essere lasciati soli quando il lavoro è a rischio, ci chiedono serietà, giustizia eguale per tutti, diritti e tutele. Ci chiedono capacità di far ricredere in uno Stato comunità.

C’è un debito oggi, a sinistra, di progetto e di generosità, oltre che d’umiltà, verso coloro che dovrebbero votarci.

Per questo, a che cosa può servire indire iniziative per ricordare Craxi, se non a vedersi contrapporre da altri, con i quali si vorrebbe costituire SeL, il richiamo all’etica e alla sobrietà di Berlinguer?

O forse, più che i ritratti alle pareti dei nostri padri e nonni politici, in lite tra di loro, non ci aiuterebbe di più cercare di capire e far capire perché in Francia, in Olanda, in Svezia, in Germania (paesi che hanno avuto ed hanno ancora una forte impronta socialista), come ci ha mostrato ancora domenica sera a Report la Gabanelli, pur nelle stesse difficoltà della crisi economica, la società mantiene ancora un suo senso logico dove lo Stato, la pubblica amministrazione, e dunque la politica che lo rappresenta, è ancora al servizio del cittadino, del paese. E non viceversa come accade da sempre, e oggi più che mai, in Italia. Dove è in atto una cosi profonda è grave deflagrazione dei valori di solidarietà, di giustizia e di libertà che necessiterebbe della febbricitante ricerca di tutto ciò che ci unisce anziché di ciò che può dividerci.

* Sinistra e Libertà Pavia

AL CONGRESSO PRIMA DELLE REGIONALI O SARÀ TROPPO TARDI

di Giuliana Sgrena*

Il patrimonio, costituito da donne e uomini che ci hanno sostenuto e votato in giugno, si sta logorando sempre più. Non parlo tanto e solo dei militanti di partito che si sentono orfani di una organizzazione, ma di tutti quelli che si sono motivati o rimotivati alla politica proprio con Sinistra e libertà, con l’idea che si potesse costruire una sinistra nuova, che si potesse lavorare a un progetto che si collocasse a sinistra, che si riappropriasse della parola libertà e basasse il proprio progetto di sviluppo su una visione ecologica del mondo, che con laicità si spendesse per la difesa dei diritti, che pensasse a nuove relazioni con i popoli del mondo. Nulla di rivoluzionario ma nuovo sì.

Abbiamo ottenuto fiducia, ma non all’infinito. Soprattutto chi ha vissuto altre delusioni in politica non continuerà a investire le proprie speranze se non ottiene risposte. L’aria che si respira partecipando a dibattiti, feste, incontri organizzati da Sinistra e libertà, sempre molto partecipati, è di attesa di indicazioni, non solo di promesse ma di passi in avanti concreti. Chi ci vorrebbe già morti riesce a insinuare mille dubbi. Noi non possiamo ignorare queste realtà, compreso il fatto che Sinistra e libertà è molto più avanzata sul territorio che a livello centrale. Chi lavora sul territorio chiede a noi indicazioni su come procedere. E noi - coordinamento nazionale - siamo paralizzati perché non si è ancora avuto il coraggio di rimescolare le carte, tra i gruppi promotori, a volte le priorità di partito prevalgono su quelle di Sinistra e libertà e non permettono di andare avanti. Dobbiamo essere rispettosi delle varie compatibilità - il congresso dei verdi non ha giocato a nostro favore - ma non per arrivare a una morte per asfissia. Non possiamo più permetterci di perdere altro tempo.

Non possiamo ignorare - noi del coordinamento nazionale - le aspirazioni di chi ha partecipato all’assemblea di Bagnoli. Per questo dobbiamo investire tutte le nostre forze per arrivare prima delle elezioni regionali al congresso, dopo sarà troppo tardi.

*Coordinamento nazionale Sinistra e Libertà

INCONTRO “LEGALIZZARE E TASSARE CONSUMO DROGHE”


La fotografia del presente è quella di un fallimento catastrofico. Dopo settant’anni di politiche proibizioniste il consumo di droghe è esploso come la dimensione delle mafie che le controllano.

Questo disastro ha oltretutto costi elevatissimi: umani, sociali ed economici.

Legalizzare e tassare è il tema generale con cui è prepotentemente riemerso, in tutto il mondo, il dibattito sulle strategie alternative.

Ma di che cosa stiamo esattamente parlando? Quali sono le grandezze economiche in gioco? E soprattutto come si associano queste proposte con le politiche di riduzione del danno e del rischio, di informazione e prevenzione?

E ancora: cosa può aspettarci oltre il muro ideologico della “War on Drugs” che ha decimato più generazioni e sottomesso al narcotraffico intere aree del pianeta?

Domande non proprio accademiche in un paese che attraverso il provvedimento di “scudo fiscale” legalizza svariati milardi di euro provenienti dal traffico di stupefacienti. Denaro che in parte,come afferma il centrodestra, servirà a finanziare le nostre scuole, gli asili, gli ospedali.

Sabato 17 ottobre 2009 alle ore 21 incontro pubblico “Legalizzare e tassare per battere le mafie e uscire dalla crisi” presso lo Spazio pubblico Leoncavallo ne discutono:


Guido Blumir -Srittore e giornalista

Alfonso Gianni - Economista

Daniele Farina - Sinistra, Ecologia e Libertà
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COSTRUIAMO LA SINISTRA, MA CON NUOVE PRATICHE POLITICHE


di Fulvia Bandoli

Non serviva la defezione di una parte dei Verdi o l’incertezza che cresce nel Partito Socialista per decidere di costituire finalmente un soggetto politico unitario della sinistra che non sia la somma di piccoli apparati e pezzi di partitini, avevamo già tutti gli elementi per decidere a Bagnoli (e anche prima) e non farlo è stato un errore.

Abbiamo di fronte questa sfida da quando è nato il Pd e da due anni la stiamo mancando, perché non è facile vincerla ma anche perché hanno prevalso istinti alla conservazione di piccoli e inefficaci perimetri politici. Prendo atto che quel che a molti sembrava già chiaro in quei giorni adesso è chiaro anche a Vendola, a Fava e a Guidoni, che oggi all’unisono dicono che si farà il congresso costitutivo al più presto e prima delle regionali. Mi fa piacere ma non grido evviva. Condivido e capisco l’esigenza di un rilancio del nostro progetto dopo i colpi subiti in questi giorni ma se non si correggono gli errori di gestione e la rotta si partirà ancora una volta per un viaggio che potrebbe non andare a buon fine. C’è un difetto di fabbrica nella politica degli ultimi decenni, si chiama autoreferenzialità del ceto politico (e di un ceto politico che è prevalentemente maschile), mancanza di elaborazione, paura della partecipazione e della democrazia, assenza di pratiche innovative e di relazioni. Sinistra e Libertà non è esente da questi vizi, in certi momenti li ha mostrati tutti.

Servono tante cose, ma un gruppo dirigente in buona parte diverso da quello che ha diretto finora (formato in modo marcato e visibile anche da molte donne che desiderino farlo) può essere a mio parere determinante per produrre l’accelerazione di cui abbiamo bisogno nelle prossime settimane. Nuove esperienze e nuovi volti sono entrati nel coordinamento nazionale, pur con una fatica improba, ed è già un segnale, ma per la fase che si apre adesso ci vuole un più vasto coinvolgimento di forze e precisi incarichi a persone diverse.

Dopo Bagnoli infatti poco o nulla è cambiato. Non sono state stampate le tessere di adesione (pur avendo lanciato l’appello ad aderire), e soprattutto non si sono ancora costituite le commissioni di lavoro, sulle regole, sui principi e i programmi ( che diventeranno ora i materiali congressuali ), all’interno delle quali vanno coinvolti, oltre ai territori che devono essere ben rappresentati, persone e competenze significative che abbiamo perso per strada in questi mesi - penso a tutti/e coloro che avevamo fatto sedere, un anno fa, attorno al tavolo delle sinistre e che andrebbero nuovamente sentiti e convinti a darci una mano: le varie compagne che vengono dal femminismo e che avevano espresso interesse per un lavoro comune - alcune di quelle che hanno riunito 400 donne l’altra domenica a Roma per discutere di sesso e potere e del silenzio degli uomini di Destra ma purtroppo anche di quelli di Sinistra- ; coloro che lavorano nel terzo settore, nelle associazioni e nei movimenti; personalità preziose che molto possono darci sul terreno dell’ elaborazione e della rimotivazione del perché oggi in Italia serva una Sinistra. Sinistra e Libertà è stata, anche dopo Bagnoli, ancora e soltanto una somma “finta” e non c’è stata fiducia in quel che cresceva tra le persone che ci avevano votato e che erano già pronte a lavorare sul territorio.

Nutro per questo seri dubbi rispetto al fatto che lo stesso gruppo dirigente che ci ha portato sin qui possa adesso portarci ad un altro e più difficile traguardo. C’è un coordinamento nazionale eletto che va messo alla prova ma per fare presto e bene bisogna aprire porte e finestre, coinvolgere competenze nuove, cedere finalmente sovranità agli aderenti nei territori, eleggere votando in modo democratico i dirigenti. Spero che tutte e tutti comprendano finalmente che la pratica politica seguita finora è stata perdente, vecchia ed escludente, perchè ci sono più persone di sinistra fuori che dentro i partitini, pronte a lavorare e ad impegnarsi. A condizione che il nuovo soggetto non tema la democrazia e abbia voglia di rimettersi a pensare la politica .

Procedere per mesi e mesi con riunioni di vertice, cercare solo i bilanciamenti tra i vari pezzetti ci ha portato qui. E ha impedito che venisse fuori il nostro profilo politico in qualche battaglia esemplare, ma che per essere tale deve essere insistita e prolungata nel tempo. Siamo spesso stati a rimorchio di qualcuno, di chi convocava la manifestazione sull’Informazione (salvo poi dimenticarsi come ha fatto La Repubblica ieri di dare notizia sulla manifestazione contro l’Omofobia), di Di Pietro che urla più forte, persino di un Pd che in qualche realtà territoriale è del tutto squalificato a governare.

Noi dobbiamo provare a costruire una Sinistra competitiva rispetto a tutte le altre opposizioni, che si confronta e trova convergenze con esse ma che non rinuncia alla sua autonomia. Una Sinistra popolare, che riporta al centro il lavoro e i suoi cambiamenti e li inserisce in una visione dello sviluppo che fa dell’ecologia la leva critica del liberismo e del Pil come unico indicatore, per fermare lo sperpero di risorse limitate e per una nuova giustizia sociale; la libertà femminile e la rivoluzione culturale che ha prodotto; l’uguaglianza come principio che consente opportunità uguali a tutte e tutti; i diritti universalistici e i nuovi diritti civili che nascono da una visione sempre laica della politica e dello Stato; la difesa della Costituzione e dell’unità nazionale dell’Italia; l’impegno per la pace e il disarmo (priorità per un mondo affamato e povero); la lotta alla criminalità e alla mafia . Una Sinistra che si prende il tempo che serve per radicarsi in realtà che non conosciamo più e che non ci conoscono ( i quartieri, tutti i luoghi di lavoro e di formazione e ricerca ma anche i paesi piccoli di questa Italia così differenziata). Una Sinistra che sa prendere, ad esempio, sulle sue spalle stabilmente la lotta per la realizzazione della più grande opera pubblica oggi necessaria all’Italia (il riassetto e la messa in sicurezza del territorio da terremoti, frane e alluvioni) per farne oggetto di discussione in tutti i consigli comunali, provinciali e regionali, materia per una legge di iniziativa popolare e per una estesa consultazione popolare tra i cittadini. Rimettendo così il tema della sicurezza su uno dei suoi cardini essenziali (perché un territorio ferito, abusato e senza norme antisismiche uccide più vite di qualsiasi altra causa). Per una Sinistra così vale la pena di continuare a lavorare, per fare soltanto un’altra (la terza) campagna elettorale, e poi sparire, invece no.
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lunedì 12 ottobre 2009

Sinistra e Libertà "Velino"


Con l'Assemblea Nazionale del 20 Settembre, “Sinistra e Libertà” ha avviato un percorso che porterà alla nascita del nuovo soggetto unitario della Sinistra. E' già in corso anche il tesseramento nazionale.

Nel territorio della ex Circoscrizione “Velino” stiamo lavorando per creare un gruppo di “Sinistra e Libertà”, invitiamo tutti coloro che sono interessati a contattarci.

Nelle ultime elezioni Circoscrizionali “Sinistra e Libertà” ha raggiunto un buon risultato, l’8% dei voti (il 16% a Marmore).
Purtroppo per pochi voti non abbiamo nostri rappresentanti locali nel nuovo Consiglio. Con le nuove Circoscrizioni, la ripartizione degli eletti nei territori ci ha fortemente penalizzati (siamo passati da 18 consiglieri a 6), ma il nostro impegno continua.


Le nostre priorità per Marmore sono le seguenti:


• Spazio Polivalente per le Associazioni
E’ la nostra priorità per Marmore. Sosteniamo la realizzazione della struttura proposta dal Centro Sociale
• Progetto per intervento di recupero complessivo di miglioramento urbano Proponiamo un progetto per migliorare il decoro urbano e per la realizzazione di parcheggi e di una piazza, come previsto dal nuovo Piano Particolareggiato
• Rilancio del Turismo Migliorare l’offerta turistica con l’uso dei fondi Endesa e anche con la realizzazione di eventi culturali di rilievo. Su questo tema abbiamo sollecitato con una lettera gli Enti Locali.
• Incrementare i mezzi pubblici da e per Terni realizzando il progetto della metropolitana di superficie Terni-Marmore, utilizzando la linea ferroviaria.
- Accesso a Internet: creare una zona wi-fi al Parco Campacci

Le nostre priorità per il territorio della “VELINO” sono le seguenti:

• Strutture Polifunzionali per le Associazioni
• Risanamento del Lago di Piediluco
• Un uso più proficuo delle risorse provenienti dalla Cascata e dal Lago ( fondi ingresso Cascata e Convenzione Endesa)
• Tutela e valorizzazione dei Beni Culturali
• Recupero e valorizzazione di Voc. Casali, Papigno, Larviano e Miranda.

Abbiamo chiesto, con una lettera al Sindaco , degli interventi urgenti per il nostro paese : Sistemazione SS 79, pulizia lungo Via Faggetti, completamento lavori al Parco Campacci.

Ci impegneremo per far sì che con la nuova Circoscrizione il nostro territorio sia Protagonista e partecipi alle scelte future. Proporremo incontri pubblici periodici tra gli amministratori locali e la popolazione.

Sinistra e Libertà “Velino”

Lettera al Sindaco su SS 79, Lavori ai Campacci e Via Faggetti

Al Sindaco del Comune di Terni


oggetto: interventi urgenti per il paese di Marmore


Egregio Signor Sindaco,
come rappresentanti di “Sinistra e Libertà” di Marmore, vorremmo segnalarLe tre problemi, riguardanti il paese di Marmore,che a nostro avviso devono essere risolti il prima possibile:

Sistemazione Strada Statale 79
La strada che da Terni porta a Marmore ha bisogno di essere asfaltata il prima possibile, la gran mole di mezzi pesanti ha completamente rovinato il manto stradale. Un intervento secondo noi non più rinviabile.
Pulizia Via Faggetti
E' la Via dove è più concentrato il traffico,a causa anche dei cantieri della Terni-Rieti. La strada è molto impolverata a causa del passaggio dei mezzi pesanti. Fino a pochi mesi fa una macchina spazzatrice dell'ASM passava ogni giorno per ripulire la Via.Chiediamo che il passaggio della spazzatrice venga ripristinato.
Completamento lavori Parco Campacci
Chiediamo che il prima possibile vengano terminati I lavori presso il piazzale principale del Parco, lavori che dovevano già essere conclusi lo scorso anno e che causano disagi sia agli operatori commerciali del posto,sia ai turisti.

Certi in un Suo interessamento, porgiamo distinti saluti


p. “Sinistra e Libertà” - Marmore

Tommaso Sabatini

Emiliano Moscatelli

domenica 11 ottobre 2009

Congresso prima delle Regionali!


FAVA: AVANTI CON PIU’ URGENZA E RESPONSABILITA’

Nonostante il Congresso dei Verdi si va avanti dandosi modalità, appuntamenti e procedure più spedite e più motivate e decidendo di battezzare in modo definitivo Sinistra e Libertà con un congresso prima delle prossime elezioni regionali.

Sovvertendo le previsioni, il Congresso dei Verdi ha scelto un segretario e un percorso politico incompatibili con il progetto di Sinistra e Libertà. Che accade adesso? Nulla. O meglio, tutto: nel senso che il nostro progetto da domani va avanti con più urgenza e con più responsabilità. Si va avanti per rendere Sinistra e Libertà un soggetto finalmente e definitivamente autonomo dagli altrui eventi congressuali.

Si va avanti continuando a considerare, con Grazia Francescato e con gli
altri amici del vecchio gruppo dirigente dei Verdi, il profilo ambientalista come un tratto essenziale di questo nostro progetto, scegliendo di mantenere la decisione assunta a Napoli di aggiungere il termine “ecologia” al nostro logo.

Si va avanti in un processo che si deve dare modalità, appuntamenti e procedure più spedite e più motivate. Decidendo di battezzare in modo definitivo Sinistra e Libertà con un congresso prima delle prossime elezioni regionali.

Si va avanti lanciando, come già deciso, il nostro tesseramento domenica 18 ottobre, in una giornata che vorremo anche consacrare a una mobilitazione nazionale promossa da Sinistra e Libertà in difesa della Costituzione in tutte le piazze delle provincie italiane.

Si va avanti scegliendo che sia prioritaria, in questo processo, la politica: e dunque diventa centrale l’appuntamento di dicembre con i nostri Stati Generali. Alla discussione sulle forme della nostra organizzazione va affiancata subito una elaborazione e una proposta politica su questo tempo e su questo paese. Il gruppo di lavoro nazionale che si costituirà nei prossimi giorni, dopo le assemblee regionali, non dovrà essere il luogo in cui sommare le eredità culturali di ciascuno ma l’occasione per un nostro punto di vista originale, utile e consapevole sulla politica e sull’Italia.

Se Sinistra e Libertà non è mai stata la somma di alcuni, fragili partiti, è questo il momento in cui bisogna dimostrarlo. Non con le dichiarazioni di principio ma con i fatti della politica. Assumendo ciò che è accaduto a Fiuggi
sabato scorso come una sollecitazione ad andare avanti: presto e bene. Senza voltarsi più indietro.

Claudio Fava

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FIRMA la Petizione "Sinistra e Libertà PARTITO Subito"
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venerdì 9 ottobre 2009

Ciao Roberto


Ci uniamo al dolore della famiglia Moscatelli per la perdita del carissimo Roberto

giovedì 8 ottobre 2009

Gli operai non vanno in paradiso e sono 'clienti' del Banco Alimentare


Sotto la soglia di povertà alimentare tre milioni di italiani
Colpa della disoccupazione, ma anche dei problemi di salute
Nel carrello degli indigenti scarseggiano soprattutto pesce, dolci, bevande
Se avessero 1000 euro al mese, li userebbero per cure mediche e cibo di qualità

Tre milioni di persone sono sotto la soglia di povertà alimentare in Italia. Secondo una ricerca presentata oggi dal Banco Alimentare e dalla Fondazione per la Sussidiarietà una famiglia di due persone viene considerata 'alimentarmente' povera se ha una spesa media mensile in cibi e bevande inferiore a 222,29 euro: una condizione nella quale si trovano 1.050.000 famiglie. C'è di più: la stragrande maggioranza dei poveri (oltre l'80%)http://www.blogger.com/img/blank.gif è composta da operai, per lo più disoccupati. La differenza tra famiglie povere e benestanti è in media di 370 euro: le prime spendono per mangiare 155 euro al mese, contro i 525 delle seconde. Le differenze si notano soprattutto per le bevande, gli oli e gli altri grassi, il pesce, i gelati e i dolciumi.

"I nostri dati - spiega uno dei due curatori dell'indagine, Giancarlo Rovati, docente di Sociologia all'università Cattolica di Milano - dimostrano che la povertà alimentare in Italia non è un'invenzione dei media, è anzi un fenomeno imponente, un'amara realtà della quale fanno esperienza migliaia di famiglie. Due milioni e 300 mila persone nel nostro Paese ricevono una qualche forma di aiuto alimentare soprattutto da parte di enti privati, ma questo non risolve il problema. Dovrebbe essere piuttosto un punto di partenza per coordinare le politiche pubbliche con quelle private e delle industrie alimentari, che potrebbero distribuire in misura maggiore e più coordinata le eccedenze".

La disoccupazione prima causa di povertà. La maggiore causa di povertà, e quindi anche di povertà alimentare, come emerge dalla ricerca - condotta su un campione dal milione e mezzo di assistiti dalla Fondazione Banco Alimentare - è la disoccupazione, che incide per il 59%. Ma si diventa poveri anche per problemi di salute/disabilità (30%), morte di un familiare o separazione dal coniuge (15%). Le famiglie più povere sono infatti quelle 'monogenitore' (20,8%).

Meno istruiti, più poveri. Anche il livello d'istruzione fa la sua parte: il 33,8% degli italiani che fa parte del campione ha la licenza media inferiore, il 23,9% la licenza elementare, solo l'1,4% la laurea. Che però salva meno gli stranieri dalla povertà: infatti è laureato il 6,7% degli stranieri poveri.

I poveri sono operai... L'81,6%o degli assistiti dal Banco Alimentare è costituito da operai; solo il 6,9% da impiegati, l'8% da lavoratori autonomi, il 3,4% da altre tipologie. "Si tratta soprattutto di occupati in modo stabile o occasionale, con bassa retribuzione, i cosiddetti working poor", spiega Rovati. Solo il 31,7% ha una casa in proprietà, e il 57,4% vive in affitto. Ma c'è anche un 7,9% che vive nei dormitori e un 3% che dorme dove capita.

I sogni? Andare dal dentista! Le famiglie con la spesa ridotta all'osso per il cibo hanno difficoltà soprattutto a pagare le bollette (25,7%), e le spese condominiali (20,8%). E hanno dei sogni nel cassetto che alle famiglie abbienti potrebbero apparire modesti: il 40,6%, se avesse 1000 euro al mese in più rispetto alle normali entrate, li impiegherebbe per l'acquisto "di alimentari di qualità", e una percentuale equivalente "per cure mediche-dentistiche". Soltanto un modesto 19,8% li spenderebbe per un viaggio, un 6,9% per cure termali e un 4% in beni di lusso (orologio, gioielli, arredamento).

"Vorrei un abito nuovo". C'è poi un 58,4% che ha scelto la voce 'altro': "All'interno di questa categoria - dice Rovati - ci sono soprattutto il pagamento dei debiti contratti per un matrimonio o per dei funerali, ma anche risposte tipo 'per comprare più libri a mia figlia'. E qualcuno vorrebbe dei vestiti 'nuovi', visto che di solito li ha di seconda mano, per via delle donazioni. Infatti non è difficile trovare qualcosa per vestirsi, anche per i più poveri. Il problema, soprattutto per chi ha dei figli che vanno a scuola, è l'esigenza di renderli presentabili senza perdere completamente la faccia con vicini o conoscenti. I minori che vivono in famiglie povere subiscono più di un'umiliazione, oltre a quella materiale anche quella simbolica: non riuscire ad essere simile agli altri".

In casa non mancano frigo e cellulare. Quando si guarda però ai beni durevoli posseduti dalle famiglie povere, il frigorifero (90,1%) è quasi raggiunto dal telefono cellulare (83,2%), mentre scarseggiano elettrodomestici quasi 'voluttuari' come lo stereo (33,7%), il videoregistratore (20,8%), la macchina per caffé espresso (11,9%) e la tv digitale o il decoder della tv digitale (7,9%). "Certo anche le famiglie più povere non mancano di beni tecnologici. Molti, risulta dai nostri colloqui, si sono indebitati, oppure li hanno presi al discount o li hanno avuto in dono dalla parrocchia o dal centro di assistenza", dice il professor Rovati.

Mai ristorante, dolci e pizza. Cosa mangiano e cosa non mangiano le famiglie povere in Italia? I grandi assenti dalla loro tavola sono dolci e pizza, anche perché non si va a mangiare fuori. Le famiglie "alimentarmente povere" spendono in media 6,53 euro al mese per pasti fuori casa, contro gli 80 delle famiglie "non alimentarmente povere" (rielaborazione dei ricercatori da dati Istat, ndr). Decisive le differenze nella spesa per gelati e dolciumi (11,93 euro contro 44,89), carni e salumi (35 contro 100 euro), frutta (14,44 contro 41,44), pesce (10,26 contro 39,76). Ma anche sul pane e i cereali le famiglie benestanti spendono oltre il doppio di quelle povere (62,86 contro 28,85).

da Repubblica.it
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mercoledì 7 ottobre 2009

La Consulta boccia il Lodo Alfano



Il Coordinamento di Sinistra e Libertà appresa la notizia della bocciatura del Lodo Alfano ha deciso di effettuare un sit-in davanti Palazzo Chigi. Partecipano i leader nazionali di Sinistra e Libertà.

Lodo Alfano bocciato, Sinistra e Libertà chiede dimissioni Berlusconi. Vendola: “Ora si faccia processare”

Sinistra e Libertà chiede le dimissioni di Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Una ventina di manifestanti del partito sta manifestando davanti a Palazzo Chigi. Fra i manifestanti Paolo Cento, Grazia Francescato, Marco Di Lello.

«È una sentenza limpida – afferma Grazia Francescato – che soddisfa molti italiani, anche di centrodestra». Lo slogan più gettonato è: «Dimissioni, dimissioni».

«La sentenza della Corte costituzionale – afferma Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della Regione Puglia – è un duro colpo per l’arroganza di chi esigeva l’impunità e voleva porsi al di sopra delle leggi. Ora è essenziale che tutti manifestino il massimo rispetto per le istituzioni e per le scelte di chi ha il compito di vigilare sulla fedeltà a principi sanciti dalla nostra Costituzione».

Secondo Vendola, «il presidente del Consiglio deve ora, senza denunciare inesistenti complotti, sottoporsi responsabilmente al giudizio imparziale della magistratura».

Lodo Alfano: Claudio Fava ( SL), ora Berlusconi si dimetta

Claudio Fava, del Coordinamento Nazionale di Sinistra e Libertà, appresa la Sentenza della Corte Costituzione sulla incostituzionalità del Lodo Alfano ha dichiarato:
“Che Berlusconi adesso ne tragga le conseguenze e si dimetta. Che ne tragga le conseguenze anche il Presidente Napolitano di fronte agli intollerabili toni squadristi di Bossi”

lunedì 5 ottobre 2009

9 ottobre - per il contratto, per la democrazia, con i metalmeccanici.


Ricominciamo da qui!
di Tino Magni*

Penso che per un militante di sinistra ma sopratutto per un partito in costruzione come Sinistra e Libertà che vuole fondare i suoi valori sul lavoro sui diritti e sul rispetto dell'ambiente condividere sostenere e partecipare allo Sciopero Generale dei Metalmeccanici indetto dalla Fiom Cgil per venerdì 9 ottobre (per il rinnovo del biennio economico del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, contro i Licenziamenti collettivi, per il raddoppio del periodo di Cassa Integrazione Guadagni da 52 a 104 settimane e per l'estensione della stessa a favore di tutti i lavoratori/e precari e a quelli che lavorano nelle piccolissime imprese, per la democrazia sindacale) debba essere un fatto normale per una sinistra che vuole riprendere e tentare di riallacciare un dialogo armai da troppo tempo interrotto con le persone che veramente producono e sono la ricchezza vera di questo paese.

Da oltre un anno stiamo assistendo al peggiorare continuo giorno dopo giorno della situazione economica ed occupazione ultima in ordine di tempo è l'annuncio della Tenaris di Dalmine di licenziare oltre 1000 lavoratori mentre il governo Berlusconi spiega che oramai la crisi è alle nostre spalle, in contrasto con tutti gli indicatori che da più fonti vengono segnalati quali la Banca d'Italia l'Inps la Confindustria i quali affermano che il peggio per quanto riguarda la perdita di posti di lavoro deve ancora da arrivare. Hanno ragione, purtroppo, basta vedere cosa sta succedendo nel Paese ma anche nell'insieme dei territori della ricca Lombardia dove si assiste giornalmente a richieste di messa in cassa integrazione guadagni, licenziamenti e riduzione di personale, mobilità e chiusure di aziende in una dimensione tale che mai nei sessantanni della storia della nostra Repubblica si era visto

A questo va aggiunto il fatto che la crisi economica, le politiche liberiste, la precarietà del lavoro e la moderazione salariale di questi anni hanno contribuito alla riduzione drastica del potere d’acquisto di pensione e salari facendo aumentare in modo sempre più esponenziale le disugualianze in quanto c'è stato uno spostamento di oltre il 15% della ricchezza prodotta a favore del capitale industriale e finanziario che sempre di più anziché reinvestire nell'impresa hanno portato i capitali all'estero evadendo tasse e contributi.

Un governo serio di fronte a questa situazione si dovrebbe porre il problema di mettere in campo politiche straordinarie di investimento pubblico nei campi dell'innovazione della ricerca, del sapere, finanziare opere per la messa in sicurezza del patrimonio pubblico quali scuole ed edifici pubblici oltre che produzioni di beni atte a migliorare la qualità della vita delle persone ad esempio con la costruzione di mille treni per i pendolari, sviluppare le fonti di energia rinnovabili, il tutto con l'obbiettivo di fronteggiare la crisi dal punto di vista emergenziale oltre che introdurre elementi di cambiamento strutturali di un sistema che se non corretto vedrà sempre più spesso il ripetersi della crisi stessa.

Dal punto di vista sociale mettere a disposizione le risorse necessarie per estendere a tutti i lavoratori e lavoratrici precari le tutele sociale per la copertura di un reddito minimo raddoppiare il periodo di cig da 52 a 104 settimane finanziare i contratti di solidarietà cioè mettere in campo tutti questi strumenti che siano in grado di scongiurare i licenziamenti danno un messaggio di prospettiva e di garanzia per il futuro delle persone e delle loro famiglie ma anche perché un paese come il nostro dove il suo valore aggiunto è il lavoro manufatturiero deve preoccuparsi di salvaguardare le capacità e le professionalità esistenti per il momento della ripresa.

Bisognerebbe intervenire per aumentare il poter d'acquisto di salari e pensioni attraverso la leva fiscale a partire dalla restituzione del fiscaldreag, l'alleggerimento delle aliquote ecc. Invece il Governo Berlusconi approva con l'assenza ingiustificata di troppi deputati dell'opposizione lo scudo fiscale che è il più grosso regalo che si può fare alle mafie ai capitalisti ai finanzieri e alle persone disoneste dando uno schiaffo agli onesti che per la stragrande maggioranza in Italia sono i lavoratori dipendenti e i pensionati in quanto vivono con un reddito fisso e pagano tasse salate su redditi che per la maggior parte sono al di sotto dei 1200/1300€ al mese, progetta il ritorno al nucleare e opere faraoniche come il ponte sullo stretto mentre a Messina non si fanno le opere primarie per evitare disastri e alluvioni che genero morti e lutti tra la popolazione infine con la complicità di Cisl e Uil definisce un sistema contrattuale che svuota il CCNL riduce ulteriormente la tutela dei salari e introduce una differenzazione sui diritti che rischiano di dividere ulteriormente il paese già squilibrato

I Padroni sottolineo i Padroni dal canto loro stanno usando la crisi per attuare la più grande riorganizzazione (dopo gli anni ottanta) del processo produttivo attraverso l'intensificazione dei ritmi peggiorando le condizioni di lavoro limitando le libertà individuali riducendo i diritti collettivi e la sicurezza dentro le fabbriche e gli uffici per dirla con una battuta si sta assistendo all'aumento dello sfruttamento delle persone usando la paura che vivono le stesse in quanto hanno di fronte a loro solo incertezza per il futuro loro e dei loro figli ed è per questo che tante volte si sentono soli e cadono nella risposta individuale anziché lottare collettivamente.

Bisogna saperlo questo accade non per caso, c'è anche la responsabilità della sinistra ma in particolare di quella sinistra che è stata incapace di leggere i cambiamenti che stavano avvenendo a livello globale e ha sostenuto che per ridare competitività bisognava essere moderati e equidistanti tra capitale e lavoro (questo sostengono molti economisti di scuola PD )accettando nei fatti la subalternità politico e culturale al pensiero unico dominante che è quello che sostiene che per competere bisogna identificarsi nell'impresa perché è l'impresa che al centro del mercato e per questo bisogna essere flessibili ed essere disponibili a mettere da parte i propri diritti a partire da un giusto e equo salario.

Per queste cose penso che lo sciopero dei Metalmeccanici del Fiom non solo è giusto e sacrosanto in quanto si vuole affermare la necessità che il Contratto sia rinnovato nel rispetto del mandato dato con un Referendum che ha visto partecipare al voto oltre 500.000 lavoratori ma sopratutto per la valenza generale che assume nel tentativo di dare uno sbocco di lotta unitario a quelle migliaia di vertenze che in tutta Italia i lavoratori e le lavoratrici stanno sviluppando per la difesa del proprio posto di lavoro e che il più delle volte non hanno voce sui media del nostro paese

Chiudo ponendomi una riflessione personale ma che vuole essere collettiva per l'insieme delle forze della sinistra oggi estraparlamentre che per la loro miopia politica sono sempre più marginali e distanti dai problemi veri che vivono i lavoratori oggi non è giunto forse il momento di mettere da parte le differenze che esistono e che continueranno ad esistere ma incominciamo a dire e a lottare in modo unitario per affermare un principio che non siamo più disponibili ad accettare le teorie e le ricette che ci vengono propinate per l'uscita dalla crisi perché quelli che ce li propongono sono sempre gli stessi che hanno la responsabilità di averla provocata.

Questa è una prima ma buona ragione perché venerdì ci impegniamo ad essere tutti in piazza a sostenere le richieste avanzate dai lavoratori Metalmeccanici e dal loro sindacato della Fiom Cgil io ci sarò e tu???

*del coordinamento S e L della Lombardia

venerdì 2 ottobre 2009

Centro Remiero di Piediluco:intesa tra Comune e Federazione Italiana Canottaggio per incrementare le attività sportive sul Lago


dal sito del Comune di Terni

Saranno distribuite durante tutto l'anno le presenze degli atleti. Spazio anche alle nazioni straniere. L'Amministrazione comunale impegnata a potenziare le strutture sportive e la ricettività

Si è svolto oggi a Terni, presso la residenza municipale di palazzo Spada, un incontro al quale hanno partecipato per l’Amministrazione comunale ternana il Sindaco Leopoldo Di Girolamo e gli assessori allo Sport Renato Bartolini e al Turismo Roberto Fabrini e, in rappresentanza della Federazione Nazionale Italiana di Canottaggio, il Presidente Enrico Gandola ed il Consigliere nazionale Leonardo Pettinari.

Nel corso della riunione la Federazione ha manifestato la volontà di incrementare le attività sportive collegate al Centro Nazionale di Piediluco. La presenza degli atleti sarà distribuita lungo tutto l’arco dell’anno al fine di garantire una continuità annuale nell’utilizzo della struttura sportiva. Il Centro sarà aperto non solo alle Società di tutto il territorio italiano ma anche alle Nazioni interessate a svolgere dei campus di allenamento. Per l’Amministrazione comunale, che ha recepito positivamente la volontà di ampliare l’offerta sportiva del lago di Piediluco grazie a un rinnovato impegno da parte delle Federazione Italiana di Canottaggio, quella di oggi è stata da una parte l’occasione per fare il punto sul potenziamento delle strutture turistico-ricettive di Piediluco, indispensabili per accogliere eventi di alto livello, dall’altra per verificare l’adeguatezza delle strutture sportive esistenti, con l’obiettivo di permettere una sempre migliore fruibilità da parte degli atleti che avranno la possibilità di allenarsi e di gareggiare nella splendida cornice del lago di Piediluco e valutando quindi anche la possibilità di adeguare la convenzione attualmente in vigore sulla base delle maggiori e nuove esigenze di tipo agonistico-sportivo.

REGOLAMENTO APPROVATO DAL COORDINAMENTO DI SL


Modalità di adesione a SL, formazione dei Coordinamenti Regionali, Commissione Nazionale per il Programma, Commissione Nazionale per le Regole: è tutto nel regolamento approvato ieri dalla prima riunione del Coordinamento nazionale SL.

REGOLAMENTO APPROVATO DALLA PRIMA RIUNIONE DEL COORDINAMENTO NAZIONALE DI SINISTRA E LIBERTA’


La sede nazionale provvisoria del coordinamento nazionale di SeL è Via Napoleone III, e si doterà di un ufficio di segreteria, formato da un/una componente per ogni forza politica.

La Carta di Adesione, che non potrà avere un costo superiore a € 30 salvo diversa contribuzione su base volontaria, ha un’unica numerazione progressiva nazionale ed una quota centrale fissa di € 5,00 per studenti, giovani fino a 18 anni e disoccupati, di € 15,00 per tutti gli altri. Ai territori sarà inviato il modello di adesione che i territori dovranno riconsegnare compilato e con la quota fissa allegata. A questo punto l’organizzazione nazionale provvederà a rinviare la carta di adesione definitiva.

Analogamente, per quanti aderiranno attraverso apposito modulo on line*, pubblicato sul sito www.sinistraeliberta.it, l’invio della carta avverrà ad opera dell’ufficio di organizzazione nazionale previo versamento attraverso carta di credito di 30 euro (10 per studenti e giovani fino a 18 anni e disoccupati).

La Campagna di Adesione avrà un lancio nazionale attraverso la celebrazione di una giornata di mobilitazione domenica 18 ottobre nelle piazze di tutti i capoluoghi di provincia

I coordinamenti regionali di SeL, analogamente al coordinamento nazionale, sono composti, fino a 11 componenti individuati sulla base di criteri condivisi, in cui è garantita la presenza di:

* rappresentanti dei partiti e movimenti fondatori
* personalità di rilevo regionale o nazionale non riconducibili ad alcuno dei partito o movimenti fondatori, nella misura di almeno 1/3
* equilibrio di entrambi i generi

Sono invitati i capigruppo dei gruppi consiliari regionali aderenti a Sinistra e Libertà.

I coordinamenti regionali di SeL prevedono ulteriori articolazioni provinciali e/o comunali.

La carica di componente del coordinamento regionale è incompatibile con quella di componente del Coordinamento nazionale SeL nonché di componente la Commissione Nazionale per il Programma e di componente la Commissione Nazionale per lo Statuto.

I coordinamenti regionali devono essere costituiti entro il 22 ottobre 2009 e presentati all’esito di assemblee aperte alla libera partecipazione. In caso di inadempienza il coordinamento nazionale eserciterà i poteri sostitutivi, sentiti i rappresentanti del territorio.

La Commissione Nazionale per il Programma è composta da 60 membri di cui 30 espressi, all’esito delle rispettive assemblee e 30 espressi dal coordinamento nazionale individuati tra dirigenti politici e personalità esterne.

La Commissione Nazionale per le Regole è analogamente composta da 60 membri di cui 36 espressi, all’esito delle rispettive assemblee, dai coordinamenti regionali nella misura di 1 membro per le regioni al di sotto di 1 mln di abitanti, 2 membri per le regioni fino a 6 mln di abitanti e 3 membri per le regioni oltre i 6 mln di abitanti, e 24 espressi dal coordinamento nazionale individuati tra dirigenti politici e personalità esterne.

Entrambe le commissioni eleggono al proprio interno un Coordinatore che presiede e dirige i lavori, ed elegge altresì un Ufficio di coordinamento che coadiuva il Coordinatore.

In prima seduta le Commissioni sono convocate dal coordinamento nazionale entro il 30 ottobre e devono concludere i propri lavori entro il 12 dicembre, al fine di consentire la celebrazione della prima Conferenza programmatica ed organizzativa di SeL tra il 18/19 dicembre ed il 22/23 gennaio 2010.

Tutti i componenti di coordinamenti regionali, provinciali, comunale e delle Commissioni Nazionali per il Programma e per le Regole devono aver aderito a SeL.

*Il modulo online per l’adesione a Sinistra e Libertà sarà pubblicato nei prossimi giorni