martedì 28 luglio 2009
Piero Calamandrei - ai giovani
discorso sulla Costituzione agli studenti di Milano - 1955 - le nostre proposte per far conoscere la Costituzione ai Giovani
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domenica 26 luglio 2009
verso la Costituzione di Sinistra e Libertà

Dalla riunione che si è tenuta giovedi scorso e a cui hanno partecipato le segreterie dei soggetti politici che hanno dato vita a SL, sono uscite decisioni importanti per il futuro di Sinistra e Libertà. Si è discusso di un organismo politico nuovo, dell’Albo delle adesioni, delle strutture e di molto altro.
Giovedì 23 luglio, una lunga riunione. Vi hanno partecipato 60 persone, le segreterie delle forze politiche e dei movimenti che hanno promosso il progetto politico di Sinistra e Libertà.
Più volte ci siamo sentiti dire che l’esteriorità, la forma, la costruzione delle regole della politica senza una pratica politica è in se un esercizio di stile inutile.
Nella riunione delle segreterie la pratica politica è diventata, innanzitutto, una proposta di 16 campagne da offrire alla discussione su internet che dovrà produrre una sintesi di 5 campagne da far partire subito, da far diventare leggi di iniziativa popolare.
Abbiamo messo in vetrina il testo dei 16 brevi titoli che individuano alcuni dei tanti punti di impegno politico necessari. Credo sia importante che si sia offerta alla nostra comunità virtuale, che non è soltanto quella raccolta e raccontata dai gruppi dirigenti, la possibilità di decidere essa stessa quali siano tra le sedici campagne le cinque sulle quali veramente Sinistra e Libertà può incidere, lavorando con uno strumento di democrazia essenziale ed elementare come una legge di iniziativa popolare.
Si è deciso, inoltre, di avviare nell‘immediato, altre due campagne politiche: una sulla scuola e una sul nucleare sulle quali sono già al lavoro gruppi di compagne e compagni.
Sul nucleare la vicenda è già esplosa. I tempi di gestazione e di gestione saranno lunghissimi ma lo scontro politico, la vertenza politica, si sono già aperti e si apriranno di più nei mesi successivi per la scelta dei siti. Al di là del fatto che se mai ci sarà una centrale nucleare, passeranno ancora degli anni, questo è il tempo e il momento in cui bisogna decidere come rispondere: un referendum, evitare il referendum, richiamare le ragioni che erano già dentro un referendum che abbiamo votato e fatto approvare dagli italiani?
C’è poi il tema della scuola. Non è un appuntamento lontano. Tra qualche settimana la scuola diventerà un’altra vertenza che in modo automatico esploderà nel Paese. Faremo come l’anno scorso tifando per qualcuno dei protagonisti di questa vertenza o proveremo ad anticiparne le ragioni per costruire una proposta politica sulla scuola che passi anche attraverso Sinistra e Libertà?
L’altro punto discusso sono state le forme organizzative, le strutture, l’organizzazione della politica. E’ un punto estremamente politico, cioè di merito. Le cose che sono state proposte e che dovranno essere assunte nella Assemblea Nazionale del 19 settembre a Napoli, se conservate con questa loro intenzione, rappresentano un grande passo avanti.
Il primo di questi è che il 19 settembre deve essere legittimato un organismo che non sia più la conferenza periodica dei cinque segretari, ma un organismo politico nuovo, non pletorico, provvisorio, che abbia la funzione di dirigere il processo politico di costituzione di Sinistra e Libertà fino alle elezioni regionali, ma anche la funzione e la responsabilità di fare politica, di dirigere la politica. Un organismo in cui Sinistra e Libertà definisce ed esprime se stessa. E’ un organismo che - e questo è un punto fondamentale - non può essere formato solo dalla selezione dei gruppi dirigenti attuali ma che almeno la metà di questo organismo non venga dagli organismi di direzione delle componenti di Sinistra e Libertà. Ci sono molte ipotesi su come questo organismo possa essere definito. Se ne dovrà discutere.
E’ stato proposto, inoltre, che questo organismo si dia un Portavoce, affiancato nel lavoro da un coordinatore. Sarebbe un passaggio di forma ma anche di grande sostanza che potrebbe essere esteso anche alla dimensione locale.
Una ulteriore proposta uscita dalla riunione è quella di un “Albo delle adesioni” che consenta anche a chi non è iscritto a nessuno dei partiti promotori di SL, di stare, contando a pieno titolo e non solo come elettore, dentro la costruzione di Sinistra e Libertà.
Infine è stato ribadito, dopo quanto stabilito nel seminario del 3 luglio scorso , che il simbolo di Sinistra e Libertà è quello con il quale si andrà alle elezioni regionali e amministrative. Dovrà cadere quel meccanismo di veto che ha impedito la presentazione della lista di Sinistra e Libertà nel caso in cui una sola componente decidesse di presentarsi in forma autonoma. Su questo c’è un impegno dei segretari nazionali, ribadito nella riunione di ieri. Non ci deve essere, cioè, eccezione alcuna alla presenza del simbolo di Sinistra e Libertà alle prossime consultazioni regionali e amministrative.
Il 7 settembre ci sarà un’altra riunione per organizzare questi criteri con una proposta compiuta da presentare il 19 settembre alla Assemblea Nazionale.
I commenti che vorrete inviarci saranno il vostro contributo concreto ad una Assemblea Nazionale che tutti vogliamo sia un passo avanti nella realizzazione del progetto politico di Sinistra e Libertà.
sabato 25 luglio 2009
Terminati i lavori per la messa in sicurezza di Strada della Sponga
I lavori per la messa in sicurezza di strada della Sponga, tra la centrale di Cervara e la strada regionale 79, sono stati ultimati lo scorso 8 luglio nel rispetto dei termini contrattuali. Entro l’8 agosto saranno completate le operazioni di collaudo necessarie per consentire la riapertura al traffico della strada. Il cantiere era stato attivato con procedura di urgenza riconosciuta dal Commissario delegato per la Protezione Civile dell’Umbria il 10 aprile scorso.
giovedì 23 luglio 2009
una convenzione Comune-TK Ast per riqualificare il laghetto dei Campacci
Cascata delle Marmore: una convenzione Comune-TK Ast per riqualificare il laghetto di decantazione di proprietà dell'azienda
Nell'ambito del progetto di valorizzazione del Belvedere superiore. Di Girolamo:"Un progetto unitario che contribuirà significativamente allo sviluppo turistico di quel territorio". Previsti interventi anche in viale Brin e tra via Rosselli e via Chiesa
L’Amministrazione comunale, nei giorni scorsi, ha sottoscritto con la Thyssenkrupp-Acciai Speciali Terni una convenzione che prevede il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
* l’adeguamento del percorso pedonale di collegamento tra via Eugenio Chiesa e via Fratelli Rosselli su un’area da riqualificare di proprietà della TK-Ast;
* la riqualificazione urbana di viale Brin;
* la riqualificazione del laghetto di decantazione di proprietà della TK-Ast nell’ambito del processo di valorizzazione dell’area turistica del Belvedere superiore della Cascata delle Marmore.
Per quanto concerne in particolare l’ultima questione, i tecnici municipali che seguono l’iniziativa assicurano che “verrà presentato un progetto pilota, da attuare in maniera condivisa, capace di sviluppare ulteriormente il processo di valorizzazione turistica della Cascata delle Marmore attraverso il recupero degli spazi pregiati allo scopo di fornire all’utenza sempre maggiori occasioni di scoperta individuale di valori culturali e naturalistici e sensazioni di godimento estetico”.
“In buona sostanza si tratta – spiega il Sindaco Leopoldo Di Girolamo – di collegare in un progetto unitario le valenze storiche, ambientali e culturali di quest’area ricca di memorie, di ampie superfici boschive, di corsi e specchi d’acqua naturali e artificiali, attraverso attrezzature diffuse per lo svago e la cultura e percorsi accessibili, così da dare un contributo significativo allo sviluppo turistico, ambientale ed economico di quel territorio.”
Nell'ambito del progetto di valorizzazione del Belvedere superiore. Di Girolamo:"Un progetto unitario che contribuirà significativamente allo sviluppo turistico di quel territorio". Previsti interventi anche in viale Brin e tra via Rosselli e via Chiesa
L’Amministrazione comunale, nei giorni scorsi, ha sottoscritto con la Thyssenkrupp-Acciai Speciali Terni una convenzione che prevede il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
* l’adeguamento del percorso pedonale di collegamento tra via Eugenio Chiesa e via Fratelli Rosselli su un’area da riqualificare di proprietà della TK-Ast;
* la riqualificazione urbana di viale Brin;
* la riqualificazione del laghetto di decantazione di proprietà della TK-Ast nell’ambito del processo di valorizzazione dell’area turistica del Belvedere superiore della Cascata delle Marmore.
Per quanto concerne in particolare l’ultima questione, i tecnici municipali che seguono l’iniziativa assicurano che “verrà presentato un progetto pilota, da attuare in maniera condivisa, capace di sviluppare ulteriormente il processo di valorizzazione turistica della Cascata delle Marmore attraverso il recupero degli spazi pregiati allo scopo di fornire all’utenza sempre maggiori occasioni di scoperta individuale di valori culturali e naturalistici e sensazioni di godimento estetico”.
“In buona sostanza si tratta – spiega il Sindaco Leopoldo Di Girolamo – di collegare in un progetto unitario le valenze storiche, ambientali e culturali di quest’area ricca di memorie, di ampie superfici boschive, di corsi e specchi d’acqua naturali e artificiali, attraverso attrezzature diffuse per lo svago e la cultura e percorsi accessibili, così da dare un contributo significativo allo sviluppo turistico, ambientale ed economico di quel territorio.”
Ascensore alla cascata delle Marmore
Ascensore alla cascata delle Marmore: il Comune ha chiesto all'Autorità di Bacino del Tevere la riclassificazione dell'area
Di Girolamo: "Un ulteriore passo in avanti per un'opera che migliorerà la fruibilità di un'area pregiata ad alta vocazione turistica"
Il progetto per la realizzazione dell’ascensore meccanizzato di collegamento tra il Belvedere inferiore e quello superiore della Cascata delle Marmore, sfruttando il cavo esistente per le vecchie condotte di adduzione idrica della centrale idroelettrica di Collestatte Piano, ha compiuto un ulteriore passo in avanti. Infatti l’Amministrazione comunale ha avanzato all’Autorità di Bacino del fiume Tevere, dopo una complessa fase istruttoria ed approfondite conferenze di servizio che hanno coinvolto Enti ed Istituzioni, la richiesta di riperimetrazione delle zone a rischio idrogeologico, permettendo la realizzazione dell’opera.
Tale istanza fa seguito all’imponente intervento di consolidamento dei movimenti franosi della rupe della Cascata, intervento finanziato con fondi regionali, che ha consentito di rimuovere la situazione di rischio molto elevata nella zona dei Campacci attraverso la costruzione di “pozzi tirantati”. La riclassificazione dell’area a rischio idrogeologico, con la conseguente riduzione del grado di vulnerabilità, rappresenterà – spiegano i tecnici municipali che stanno seguendo la procedura – il primo caso in Italia di deperimetrazione di zone vincolate con problemi di stabilità, un evento di grande significato ed importanza che verrà portato ad esempio per altre esperienze del genere nel panorama nazionale.
“Con il decreto dell’Autorità di Bacino del fiume Tevere – commenta con soddisfazione il Sindaco Leopoldo Di Girolamo – si potrà chiudere una fase lunga e complicata e proseguire con lo sviluppo e l’approvazione del progetto esecutivo dell’ascensore meccanizzato, raggiungendo così l’obiettivo di una migliore e sempre più qualificata fruizione di quell’area pregiata rappresentata dalla Cascata delle Marmore, dando un contributo significativo ed ulteriore alla valorizzazione ed alla crescita economica di quel brano del nostro territorio comunale ad alta vocazione turistica”.
Di Girolamo: "Un ulteriore passo in avanti per un'opera che migliorerà la fruibilità di un'area pregiata ad alta vocazione turistica"
Il progetto per la realizzazione dell’ascensore meccanizzato di collegamento tra il Belvedere inferiore e quello superiore della Cascata delle Marmore, sfruttando il cavo esistente per le vecchie condotte di adduzione idrica della centrale idroelettrica di Collestatte Piano, ha compiuto un ulteriore passo in avanti. Infatti l’Amministrazione comunale ha avanzato all’Autorità di Bacino del fiume Tevere, dopo una complessa fase istruttoria ed approfondite conferenze di servizio che hanno coinvolto Enti ed Istituzioni, la richiesta di riperimetrazione delle zone a rischio idrogeologico, permettendo la realizzazione dell’opera.
Tale istanza fa seguito all’imponente intervento di consolidamento dei movimenti franosi della rupe della Cascata, intervento finanziato con fondi regionali, che ha consentito di rimuovere la situazione di rischio molto elevata nella zona dei Campacci attraverso la costruzione di “pozzi tirantati”. La riclassificazione dell’area a rischio idrogeologico, con la conseguente riduzione del grado di vulnerabilità, rappresenterà – spiegano i tecnici municipali che stanno seguendo la procedura – il primo caso in Italia di deperimetrazione di zone vincolate con problemi di stabilità, un evento di grande significato ed importanza che verrà portato ad esempio per altre esperienze del genere nel panorama nazionale.
“Con il decreto dell’Autorità di Bacino del fiume Tevere – commenta con soddisfazione il Sindaco Leopoldo Di Girolamo – si potrà chiudere una fase lunga e complicata e proseguire con lo sviluppo e l’approvazione del progetto esecutivo dell’ascensore meccanizzato, raggiungendo così l’obiettivo di una migliore e sempre più qualificata fruizione di quell’area pregiata rappresentata dalla Cascata delle Marmore, dando un contributo significativo ed ulteriore alla valorizzazione ed alla crescita economica di quel brano del nostro territorio comunale ad alta vocazione turistica”.
lunedì 20 luglio 2009
domenica 19 luglio 2009
Ricordando Paolo Borsellino

“Non abbiamo alcun bisogno di una memoria da cerimonia, vuota e ipocrita, abituata a celebrare la morte senza mai affrontarne le ragioni”. Sono le parole di Claudio Fava nella diciassettesima ricorrenza della strage di Via D’Amelio.
di Claudio Fava
Cos’è stata via D’Amelio: un’ammazzatina mafiosa? Un incidente di percorso? Una strage di Stato? Sono passati diciassette (diciassette!) anni e siamo ancora alle domande di principio: movente e mandanti. E adesso salta fuori, se mai salterà davvero fuori, il “papello” che Totò Riina avrebbe consegnato per i buoni uffici di Ciancimino al governo: le sue condizioni per concedere una tregua, revisione dei processi, abolizione del 41 bis, una nuova legge su quegli infami dei pentiti…
Noi non sappiamo chi fu e perché. Ma sappiamo, come tutti gli italiani forniti di memoria storica e decenza intellettuale, che Paolo Borsellino non è stato solo vittima di Cosa Nostra. Che sulla sua morte s’è giocata una partita più impegnativa e più scabrosa che coinvolge anche pezzi delle istituzioni italiane. Complottismo? Paranoie? Non credo. Siamo figli d’un paese che ha trascinato con sé per mezzo secolo il fardello di troppe colpe senza colpevoli (portella della Ginestra, piazza Fontana, piazza della Loggia, l’Italicus, Moro…). Cucire insieme i lacerti di questa storia dimenticando le zone d’ombra, le deviazioni, i depistaggi, gli opportunismi non è opera di verità: è rimozione.
Su Cosa Nostra la rimozione è in corso da molti anni. Verrebbe quasi da dire che la mafia non esiste più. Esistono i ladri di passo, i rumeni, gli zingari, gli stupratori seriali, i malandrini napoletani, i disoccupati organizzati, i no global e i tifosi incazzati. Mafiosi, no. Nemmeno i loro amici. Uno che s’era fatto prestare un po’ di voti dalla cosca della sua città pagandoli un tanto al chilo lo abbiamo appena eletto e mandato a rappresentarci a Strasburgo. Un altro paio, accompagnati per mano nella loro avventura politica dai galantuomini della camorra (altra parola estinta), li abbiamo spediti al governo di questo paese. E adesso ci si chiede di ricordare in punta di piedi la morte di un giudice e di cinque agenti della sua scorta senza far troppo baccano, senza avventurarci in domande scortesi, senza chiederci chi fu e perché.
Ecco: è di questa memoria che non abbiamo alcun bisogno. Di una memoria da cerimonia, vuota e ipocrita, fasciata negli abiti della festa, abituata a celebrare la morte senza mai affrontarne le ragioni. Paolo Borsellino e chi fu ucciso con lui in via D’Amelio oggi meritano più d’un minuto di silenzio. Meritano l’irriverenza di molte domande ancora senza risposta.
venerdì 17 luglio 2009
Difendeva i diritti dei lavoratori africani Giovane immigrato ferito alle gambe

IL RAID AD AFRAGOLA, AREA NORD DI NAPOLI
Il giovane di 21 anni, originario del Burkina Faso,
è considerato il leader dei lavoratori stagionali: 2 fermi
NAPOLI- Era considerato un leader dai ragazzi nordafricani che lavorano nei campi attorno ad Afragola, a nord di Napoli, che cercava di proteggere tutelando i diritti. Potrebbe essere questo, secondo gli inquirenti, il motivo dell’agguato nel quale un giovane africano di 21 anni è rimasto ferito alle gambe.
LA DINAMICA - L’uomo, originario del Burkina Faso, stava tornando ieri sera con un suo connazionale lungo via Sacro Cuore dalla mensa Caritas dove erano andati a mangiare quando due uomini a bordo di uno scooter gli si sono avvicinati e gli hanno sparato due colpi di pistola ferendolo alle gambe.
DUE FERMATI - Gli aggressori sono Raffaele Rosmarino, 59 anni, detto «o Corcione», e Salvatore Caccavale, 39 anni, meglio conosciuto come «Salvatore ò Criminale», entrambi pregiudicati. I due, rintracciati grazie a testimonianze recuperate sul posto, sono stati fermati dagli agenti del commissariato di Afragola per il reato di tentato omicidio, porto e detenzione di armi e spari in luogo pubblico. Il giovane africano è stato ricoverato presso il reparto ortopedia dell’ospedale San Giovanni di Dio a Frattamaggiore con una prognosi di 30 giorni.
dal sito del corriere del mezzoggiorno
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martedì 14 luglio 2009
Il Pd, Grillo e le primarie all'amatriciana

di San Precario
Dunque, riepiloghiamo. Fanno le primarie all'amatriciana in cui chiunque può votare, foss'anche un attivista di Forza Nuova o il cugino di Totò Riina. E fin qui sono amerikani. Poi, però, se un tizio chiede l'iscrizione al partito o intende candidarsi alla sua guida deve prima essere ammesso dal Vertice del Pd: per intenderci, gente come la Melandri (25 anni in Parlamento), la Finocchiaro (22 anni in Parlamento), come Fassino o Rutelli (che si sono iscritti direttamente al Parlamento) o come la Binetti su cui stendiamo un velo pietoso. Tutti compatti, radicali e barricaderi di fronte alla minaccia -che però, dicono, non li preoccupa- che un soggetto estraneo alla loro cricca possa introdurre elementi di criticità negli assetti blindatissimi di questa combriccola impresentabile, imbarazzante e autoreferenziale che gode del disprezzo della stragrande maggioranza degli italiani che infatti non li vota nemmeno in presenza di una controparte devastante per il Paese qual è il Pdl. A me non piace Grillo, non mi appassiona il suo populismo ma la scelta di impedire burocraticamente la sua iscrizione al partito mi sembra antidemocratica. E mi sembra, inoltre, politicamente in contraddizione con la scelta di aprire le proprie primarie anche ai non iscritti. Ci prendono per i fondelli, insomma. Anzi, provano a farlo proponendoci la farsa della primarie all'amatriciana. Del resto, c'è da capirli: si chiama istinto di sopravvivenza. L'ultimo colpo di coda di un gruppo dirigente castale che a me non fa meno schifo -in termini politici- di quell'altro cui finge di opporsi.
lunedì 13 luglio 2009
Sinistra e Libertà aderisce alla giornata di mobilitazione nazionale dei precari della scuola

Sinistra e Libertà aderisce alla giornata di mobilitazione nazionale dei precari della scuola
SINISTRA E LIBERTA’ ,
convinta che l’istruzione e la ricerca siano investimenti per il futuro del…
SINISTRA E LIBERTA’ ,
convinta che l’istruzione e la ricerca siano investimenti per il futuro del Paese e che solo una Scuola di qualità possa garantire a ciascuno di esercitare diritti di cittadinanza attiva in modo critico e propositivo;
consapevole che una Scuola di qualità non si realizza con finte riforme e con tagli;
affermando che la condizione essenziale per realizzare una scuola di qualità, innovata e adeguata ai tempi consiste nella qualità della relazione educativa e quindi della competenza pedagogico - didattica degli insegnanti;
consapevole che la qualità dell’insegnamento è assolutamente legata alla costanza del rapporto educativo e alla certezza dell’impegno professionale che le/ i docenti si assumono;
DENUNCIA
la situazione di precarietà a cui, da sempre, vengono costrette/i moltissime/i docenti, a cui si nega l’assunzione a tempo indeterminato, nonostante l’esistenza di posti in organico scoperti.
DENUNCIA
la drammatica situazione in cui si troveranno da settembre le scuole, a seguito degli scellerati provvedimenti Gelmini - Tremonti e dei tagli che stanno investendo tutti gli ordini e gradi di scuola.
SI IMPEGNA
a denunciare e contrastare in tutte le possibili sedi il disegno di frammentazione, impoverimento e distruzione del sistema pubblico dell’istruzione, così come è stato disegnato dalla Costituzione italiana, che il Governo Berlusconi sta pervicacemente perseguendo e che troverebbe il suo completamento qualora proseguisse il suo iter e arrivasse ad approvazione il ddl Aprea.
CONDIVIDE
la piattaforma di lotta dei movimenti dei docenti precari, i cui punti riguardano non solo la difesa legittima dei diritti acquisiti dagli stessi, negli anni, operando nelle scuole, ma si collegano ai diritti degli studenti alla continuità del rapporto educativo e, di conseguenza, alla qualità dei risultati scolastici, conseguibili solo in presenza di una organizzazione scolastica solida e certa.
SINISTRA E LIBERTA’, PERTANTO,
ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE INDETTA DALLA RETE DEI DOCENTI PRECARI CHE SI TERRA’ IL GIORNO 15 LUGLIO,
GARANTISCE UNA PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLA STESSA ,
FA PROPRIA LA RICHIESTA DI BLOCCO AI TAGLI PREVISTI DALLE LEGGI 133 E 169,
CONDIVIDE E FA PROPRIA LA RICHIESTA DI ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO SU TUTTI I POSTI VACANTI DEI DOCENTI CHE , AVENDO I TITOLI PREVISTI PER L’ASSUNZIONE, ABBIANO GIA’ OPERATO CON INCARICO A TEMPO DETERMINATO NEI PRECEDENTI AASS.
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la nuova Giunta: Simone Guerra (SeL) Assessore

Consiglio comunale: il sindaco ha comunicato i componenti della nuova giunta
Convalidati gli eletti, il sindaco ha giurato e comunicato i nomi dei dieci assessori: sei vengono dal consiglio comunale. Libero Paci vicesindaco.
La prima seduta del nuovo consiglio comunale ha avuto inizio alle 16.35, presieduta dal consigliere anziano Sandro Piermatti.
“Iniziamo oggi un percorso che ci vedrà per cinque anni nel massimo consesso cittadino, il consiglio comunale che è la sede fondamentale del confronto e delle decisioni”, ha detto il sindaco Di Girolamo.”Intendo farne sempre più la sede in cui cercare le collaborazioni e le intese che si potranno trrovare nell’interesse fondamentale della città, specie in un momento di crisi come l’attuale. E’ nostro obbligo mettere in atto tutte le misure necessarie per accompagnare la città fuori da questo passaggio, aiutando lo sviluppo perché sia più solido, più radicato". "Terrò conto -ha aggiunto Di Girolamo -anche del confronto che si è svolto in campagna elettorale, raccogliendo le proposte più valide”.
“La formazione della giunta –ha detto ancora il sindaco - è sempre un lavoro complesso e faticoso che deve rispondere a molteplici valutazioni”. “Forte è stato l’elemento del rinnovamento: in questo senso rispondiamo a quanto ci hanno chiesto i cittadini: aprire una nuova fase tenendo ferme le cose positive fatte, ma aggiungendo elementi di discontinuità”.
Ecco la lista dei nomi dieci assessori nominati dal sindaco Leopoldo Di Girolamo nella nuova Giunta comunale: Libero Paci (vicesindaco), Renato Bartolini, Luigi Bencivenga, Silvano Ricci, Simone Guerra(Assessore Cultura,Scuola,Politiche Giovanili), Sandro Piermatti, Maria Bruna Fabbri, Stefano Bucari; Marco Malatesta, Fabbrini Roberto.
Sinistra e Libertà - gruppo 14 Luglio

DOCUMENTO GRUPPO 14 LUGLIO – SINISTRA E LIBERTA’
“Oggi niente di nuovo”
(dal Diario di Luigi XVI al 14 luglio 1789, giorno della presa della Bastiglia)
SIAMO:
Siamo donne e uomini di sinistra, militanti, attivisti, sostenitori di Sinistra e Libertà e lavoriamo sistematicamente e con passione per organizzarla e farla vivere.
Siamo quelli che hanno fatto la campagna elettorale per Sinistra e Libertà.
Siamo quelli che hanno dato fiducia ai leader nazionali, superando dubbi e incertezze, ed erano pronti a costruire la nuova sinistra italiana fin da prima delle elezioni europee.
Siamo quelli che per questo “sogno” hanno avuto il coraggio di lasciare i partiti in cui non si ritrovavano oppure hanno ritrovato la passione e la voglia per tornare ad impegnarsi dopo anni di delusione e disimpegno, oppure si sono avvicinati all’attività politica per la prima volta convinti di poter partecipare ad una storia nuova.
Siamo quelli che hanno sostenuto Sinistra e Libertà perché l’hanno vista come l’occasione di aggregare attorno ai valori e ai programmi di una sinistra moderna, laica e progressista, un popolo da troppo tempo disperso tra partiti diversi e astensionismo.
Siamo quelli che hanno spiegato e propagandato questo “sogno” ad elettori, estranei, amici e familiari, convincendoli e rassicurandoli con la propria credibilità personale.
Siamo quelli che hanno creduto sinceramente alla possibilità di superare il quorum del 4%, ma che hanno toccato con mano la disparità ineguagliabile dei mezzi economici e mediatici di cui hanno potuto disporre gli altri attori in campo, e per questo sanno quanto valore abbia il milione di voti raccolti.
Siamo quelli che dovranno far vivere il progetto di Sinistra e Libertà nelle città e nei paesi, ma che non sono stati chiamati a condividere l’esperienza fatta, né a discutere e decidere su ciò che si dovrà fare.
Siamo quelli che lavorano uniti e consapevoli dell'importanza di Sinistra e Libertà, che non la vivono come un cartello elettorale e che preferiscono la chiarezza alle alchimie politiche e alle strategie di palazzo.
Siamo quelli che aspettano ancora di sentire una parola chiara sul futuro di Sinistra e Libertà.
Siamo quelli che hanno la brutta sensazione che qualcuno pensi di poter portare avanti l’esperienza di Sinistra e Libertà come strumento elettorale.
Siamo quelli che sono fermamente intenzionati ad impedire che la speranza suscitata da Sinistra e Libertà possa essere dispersa a causa delle titubanze, dei veti incrociati e dei personalismi di chi dovrebbe guidare la nascita del nuovo partito.
PENSIAMO:
1) La trappola dell’antipartitismo.
“Non vogliamo fare un partito”: è il tormentone quotidiano di quanti muovono il timone di Sinistra e Libertà. Ma qual è la proposta alternativa?
Noi crediamo fermamente che si debba costruire un partito nuovo, coerente con l’art. 49 della Costituzione Italiana e per questo diverso nelle pratiche e nell'organizzazione dai partiti-persona, dai partiti del popolo e dai partiti burocratici di massa. Ma c’è anche il rischio di scivolare nell’ennesimo “partito cartello”, quello in cui non si valorizzano le risorse provenienti dall’attivismo di base, ma ci si appoggia quasi esclusivamente sulle reti di cariche pubbliche. E questo rischio non è dato dalla strutturazione in un’organizzazione partitica, ma anzi dal suo contrario, dal mantenersi nel limbo di un qualcosa di non ben definito (lista elettorale, federazione, cantiere) dove agli attivisti non è dato incidere. Siamo assolutamente convinti che se Sinistra e Libertà alle prossime elezioni regionali e amministrative dovesse riproporsi come cartello elettorale o poco più, con candidati che non abbiano scelto chiaramente di appartenere ed investire in un progetto comune e duraturo, non saremmo nelle condizioni neanche di poter tentare una campagna elettorale, non potendo in alcun modo riproporre ai nostri elettori un voto per un progetto dimostratosi – ad un anno di distanza - incapace di compiersi.
2) Il rischio del cantiere senza fine.
Solo attraverso un vero processo costituente democratico, partecipato e trasparente, può nascere una vera novità nel panorama politico italiano. Chiunque può vedere l'esito predeterminato di esperienze plebiscitarie che hanno sfruttato i processi democratici solo per fini mediatici e di immagine. Sinistra e Libertà si deve caratterizzare per la capacità di individuare in piena onestà intellettuale un procedimento costituente ed organizzativo veramente alternativo ed innovativo in grado di dare ampio spazio a tutte le istanze, adottando regole decisionali autenticamente democratiche. E’ di questo che pensiamo sia utile discutere. L’apertura del “cantiere” è stata annunciata troppe volte, occorre iniziare subito. Non per l’ansia di mettere presto la parola fine ad una ricerca che è bene resti aperta, ma per consentire a tutti coloro che vogliono partecipare a questa esperienza di avere gli stessi identici diritti di cittadinanza. Crediamo che da oggi al 12 settembre vadano definite le regole di questo percorso, confrontando le diverse possibilità nelle assemblee territoriali e rendendo l’assemblea nazionale il momento di approvazione e di avvio delle tappe del processo costituente.
3) Un partito nuovo.
Non siamo ammalati di “nuovismo”. Pur essendo molti di noi giovani, pensiamo che il necessario cambiamento generazionale non debba avvenire in maniera formale e slegata dalla formazione delle competenze, e che il valore dell’esperienza sia altrettanto importante. E tuttavia, per conquistarci uno spazio nel panorama politico italiano, non potremo che mettere in campo metodi e idee diverse, più coinvolgenti e più convincenti, che saranno tanto più credibili se verrà fugato ogni sospetto che si tratti di un’operazione finalizzata al solo mantenimento (o recupero) di postazioni istituzionali da parte delle stesse persone. Sinistra e Libertà deve recuperare il suo rapporto con territori e fasce sociali, ove non è presente, e che non hanno rappresentanza politica. Per farlo deve parlare i linguaggi adatti, proporre soluzioni innovative ed efficaci, ma soprattutto essere testimonianza vivente di un vero cambiamento organizzativo e politico. Per poterlo fare, è necessario riconoscere a tutte le esperienze di impegno civile lo stesso valore dell’impegno politico, non ponendo il partito come vertice gerarchico delle tante esperienze associative ma come punto di elaborazione e di sintesi vissuto come luogo di una comune appartenenza, come strumento politico di tutti coloro che, per le vie più diverse, praticano una cittadinanza consapevole e impegnata e si riconoscono nei valori fondanti di Sinistra e Libertà. Un'idea che può essere efficacemente resa con l'espressione partito-rete. Il partito nuovo lo immaginiamo capace di accogliere esperienze diverse e lontane, attraverso il confronto e la discussione; in sintonia con la società e le realtà aggregative che ad esso fanno riferimento; fortemente radicato sul territorio e nella società; capace di reagire prontamente agli stimoli grazie alla struttura innovativa e all’utilizzo di nuove forme di comunicazione; in rapporto con le energie e le forze del cambiamento e aperto al futuro. Lo immaginiamo come una rete “federativa” che sappia unire esperienze autonome, ma che non ha nulla a che vedere con la proposta di una Federazione tra forze politiche in cui ognuna mantiene diritto di veto.
Non sarà facile, ma è questa la vera sfida che ci appassiona e lavoreremo perché siano garantiti gli elementi indispensabili alla sua riuscita: l’elaborazione di adatte regole costitutive e il rispetto delle stesse.
VOGLIAMO:
Chiediamo ai Coordinatori/Segretari nazionali delle forze fondatrici di Sinistra e Libertà:
1) di produrre una proposta concreta di come si debba svolgere il processo costituente, da sottoporre all’approvazione e agli emendamenti delle assemblee territoriali;
2) di avviare la campagna di adesione a Sinistra e Libertà, anche prevedendo per ora la doppia adesione alle forze fondatrici;
3) di rendere l’assemblea nazionale del 12 settembre il momento in cui si approvano le modalità del processo costituente e questo prenda contestualmente avvio.
Informazioni di contatto
E-mail: gruppo14luglio@gmail.com
Pagina Facebook
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giovedì 9 luglio 2009
G8: una parata mediatica molto costosa

Il G8 è un incontro inutile, non rappresentativo, che sforna solo decisioni generiche che vengono puntualmente disattese. Una riunione mediatica che quest’anno è costata ben 400 milioni di euro.
Altro che “G8 low cost“, come lo ha definito il capo della Protezione civile, il summit degli otto “grandi” che si sta svolgendo a L’Aquila costa più dell’intero bilancio che l’Italia dedica alla lotta contro la povertà: 400 milioni contro l’elemosina dei 321,8 milioni stanziati quest’anno per il sostegno allo sviluppo. La diffusione dei costi del vertice archivia definitivamente l’irrealistica promessa dei risparmi di 220 milioni di euro, assicurati dal Premier, dovuti allo spostamento del G8 dalla sua sede originaria della Maddalena nella città terremotata dell’Abruzzo.
A questo punto, più che un vertice “sobrio e solidale per rilanciare un territorio e far stare i grandi vicino alla tragedia della gente comune” il G8 de L’Aquila ha tutto il sapore di essere un doppio spreco, con l’aggravante della spettacolarizzazione della tragedia delle popolazioni colpite dal sisma, buttate in pasto ai media e beffati dai finti risparmi destinati alla ricostruzione.
Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace ha denunciato questa esorbitante cifra spesa per l’inutile ed inconcludente incontro tra gli otto paesi “più industrializzati” e nell’affrontare l’analisi delle cifre precisa che la stima è stata pure fatta al ribasso.
I costi totali, presi in considerazione dalla Tavola della pace, comprendono sia le spese per l’adeguamento delle strutture alla Maddalena, sia i lavori svolti a L’Aquila. Si parla di 209 milioni di euro per le opere di bonifica e adeguamento dell’”Arsenale”, la struttura della Marina militare che avrebbe dovuto ospitare il vertice, 50 milioni di euro spesi in Abruzzo, 35 milioni stanziati dal ministero degli Esteri per le attività preparatorie del vertice e circa 85-90 milioni di euro spesi per la sicurezza dell’evento. Il sindacato di polizia parla di 87 milioni di euro contro i 113 previsti per La Maddalena. Non vengono prese in considerazione, anche perché sconosciute, le spese per l’organizzazione dei vertici tematici che si sono svolti in varie città italiane: dal G8 sull’ambiente di Siracusa all’incontro dei ministri degli Esteri a Trieste. Il totale? 379 milioni di euro.
Tutto questo per non parlare dell’enorme danno economico arrecato alle strutture sarde, come ad esempio quelle alberghiere, ai disagi che dovranno subire le 40 delegazioni che parteciperanno al G8 che dovranno fare la spola tra Roma e L’Aquila aggravando la sicurezza e la viabilità, alle ulteriori difficoltà che dovranno subire i cittadini terremotati che si aggiungeranno a quelle quotidiane con cui gli aquilani convivono ormai da mesi.
Dunque, sprechi e complicazioni per un vertice che si può considerare superato, dato che rappresentativo per il solo 50% dell’economia prodotta a livello mondiale ed esclude i paesi come Cina, India, Brasile, Messico e Sud Africa. Un summit tanto più inutile se si considera che per settembre 2009 è previsto un nuovo G20, che, risultando più democratico ed efficace, ha nei fatti messo in luce tutti i limiti della formula del vertice tra pochi “grandi” del pianeta.
Una inconcludente riunione mediatica che ha la pretesa di essere un forum globale, ma si riduce a proporre soluzioni generiche, le cui decisioni non sono neppure vincolanti, tant’è vero che vengono puntualmente disattese.
Un incontro che potrebbe benissimo tenersi in videoconferenza, come già da tempo aveva proposto Sinistra e Libertà, come forma di consultazione a tempo perso, senza sprecare denaro pubblico inutilmente. E di denaro ne è stato sprecato: ben 400 milioni spesi in seguito al “trasloco” del G8, equivalenti alla cifra annunciata a dicembre 2008, quando il vertice doveva tenersi alla Maddalena. Insomma, nessun risparmio!
da www.sinistraeliberta.it
Arresti prima del G8. oggi come allora?

"1938 Hitler arriva in visita in Italia, Zenoni, unitamente ad un'altra quarantina di comunisti di Terni e dell'hinterland, viene arrestato e rinchiuso nel carcere la Rocca di Spoleto,ove rimase per 29 giorni. - 1941 Mussolini fa una visita lampo alle Acciaierie, Zenoni Bruno viene arrestato e tradotto alle carceri di via Carrara di Terni e la sera è liberato" (da "La memoria come arma" di Bruno Zenoni)
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lunedì 6 luglio 2009
Presidente non firmi

I partecipanti al Seminario del 3 luglio di Sinistra e Libertà hanno dato mandato ai 5 leader di scrivere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chidendogli un incontro al fine di spiegargli le ragioni per le quali riteniamo non vada controfirmato il cosidetto "Pacchetto Sicurezza".
Ecco il testo della lettera:
Illustrissimo Presidente,
la promulgazione delle leggi rientra nelle funzioni di garanzia esercitata dal Presidente della Repubblica, nel quadro del delicato equilibrio costituzionale di pesi e contrappesi all’interno del quale è inserita la stessa funzione legislativa che, nell’ordinamento costituzionale, non gode della prerogativa dell’onnipotenza. I Padri costituenti, nella loro saggezza, hanno previsto che le leggi potessero essere giudicate, per tutelare i cittadini dal rischio di abusi provenienti dalle maggioranze politiche e per questo hanno posto due istituti di garanzia a presidio del corretto esercizio della legislazione: la Corte costituzionale e il Presidente della Repubblica che, a norma dell’articolo 74, prima di promulgare una legge, può, con messaggio motivato, chiedere una nuova deliberazione alle Camere.
Noi non confondiamo il ruolo della Corte costituzionale, a cui è affidato un compito tipicamente giurisdizionale, con quello del Presidente della Repubblica, a cui la Costituzione assegna un ruolo più interno al sistema politico e quindi più delicato, suscettibile di interpretazioni diverse. Si tratta di una funzione che, proprio per la sua delicatezza, non tollera suggerimenti né aspettative. Tuttavia questa funzione è prevista dalla Costituzione (e deve essere esercitata) come rimedio alle patologie che eventualmente si verifichino nello svolgimento dell’attività legislativa.
Noi siamo convinti che con la nuova normativa (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) approvata in seconda lettura dal Senato il 2 Luglio, è stata superata una soglia che i Costituenti avevano eretto a presidio di quei valori inviolabili costituiscono al contempo la lezione e il lascito della Resistenza.
E’ stato varcato il limite del rispetto della dignità essenziale di ogni persona umana. Quando si interdice il diritto di contrarre matrimonio e di dar vita a una famiglia a un’intera categoria di persone, e quando si sottopone l’esercizio di un diritto naturale come quello della maternità ad un’autorizzazione amministrativa, quale è il permesso di soggiorno, non si tratta più di mere questioni di costituzionalità, che possono essere trattate e risolte dal Giudice delle leggi. Siamo in presenza di un cambiamento di natura della legge, dalla quale viene espunta la giustizia. In altre parole, si produce una lacerazione fra la legge – comando politico – e la tavola di valori posta a fondamento dell’ordinamento, che i Costituenti avevano voluto inscindibilmente connessi.
Siamo in presenza di una grave patologia del sistema che disonora il nostro Paese e ci mette in contraddizione con le regole di civiltà giuridica poste a fondamento dell’Unione europea come hanno rilevato illustri esponenti della cultura italiana con una lettera destinata all’opinione pubblica democratica europea.
Per esporLe il nostro punto di vista su questi punti, Le chiediamo, prima di procedere alla promulgazione, di ricevere una nostra delegazione.
Le inviamo i nostri più cordiali saluti
Claudio Fava
Grazia Francescato
Umberto Guidoni
Riccardo Nencini
Nichi Vendola
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domenica 5 luglio 2009
il documento finale del Seminario

Abbiamo sviluppato, nell’incontro di oggi, una riflessione che chiama in causa il progetto di Sinistra e Libertà nella sua dimensione politica, culturale, organizzativa.
Il percorso di costruzione di Sinistra e Libertà è iniziato. Senza un immediato coinvolgimento partecipativo delle diverse realtà territoriali esso perderebbe l’efficacia di una potenzialità, di un bisogno, di un’attesa che sentiamo crescere dopo il voto.
Per questo è ora indispensabile che la discussione qui avviata – sulla base di un documento aperto e dei tanti interventi svolti – venga arricchita già nei prossimi giorni da un confronto largo nelle diverse città e regioni del nostro Paese.
L’Assemblea nazionale del prossimo 12 settembre sarà così un appuntamento politico in grado di raccogliere i dati più rilevanti della nostra partecipata discussione e tradurli in azione politica concreta. Essa andrà accuratamente preparata, allo scopo di favorire la partecipazione più diffusa, la pratica politica e democratica larga di donne e uomini e la discussione di merito più approfondita di cui saremo capaci.
Le indicazioni politiche ed operative di oggi riguardano, come già indicato nel documento d’apertura:
- l’impegno affinché Sinistra e Libertà si presenti come tale alle prossime scadenze elettorali, a cominciare da quelle regionali e amministrative della primavera del prossimo anno;
- la necessità di favorire ovunque sia possibile l’apertura di circoli tematici territoriali di Sinistra e Libertà, costituiti dall’insieme dei soggetti promotori nazionali e a quanti intendano aderire al progetto;
- la decisione di dare vita a forme di sostegno a Sinistra e Libertà già da questo momento e nei prossimi giorni anche attraverso il sito, così da rendere ciascuno che intenda impegnarsi partecipe di un progetto comune e condiviso;
- di prevedere, sia in ambito nazionale sia in quello territoriale, coordinamenti di Sinistra e Libertà, con il compito primario di dare impulso al progetto;
- di sviluppare, sin dal prossimo mese di settembre, campagne tematiche sui tratti salienti della realtà sociale ed economica, ambientale, dei diritti civili nel nostro Paese. L’individuazione dei temi delle campagne avverrà con un metodo partecipativo anche tramite la rete e le “primarie delle idee” già messe in atto nella fase precedente alla campagna elettorale. Segnaliamo l’urgenza che sul pacchetto sicurezza approvato dal governo, ci si adoperi fin da ora affinchè nelle principali città si organizzino iniziative e momenti di momenti di mobilitazione di Sinistra e Libertà e si operi affinché il testo varato dal Parlamento non venga controfirmato dal Presidente della Repubblica. Dovranno essere campagne capaci di esprimere la proposta politica di Sinistra e Libertà sul merito delle questioni oggi aperte, vicine alle esigenze reali dei cittadini, in grado di produrre iniziativa politica forte e diffusa, indicando così la strada di una politica alternativa a quella che oggi immiserisce la vita civile, morale e sociale del nostro Paese.
sabato 4 luglio 2009
Sicurezza: Zanotelli e Don Vitaliano "ora disobbedienza civile"
Una legislazione da apartheid: il frate comboniano Alex Zanotelli bolla cosi' la legge sulla sicurezza approvata dal Parlamento e invita alla disobbedienza civile. Una reazione sollecitata anche dal sacerdote no global Don Vitaliano, che annuncia l'intenzione di accogliere i clandestini e auto-denunciarsi.
'Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile', dice Zanotelli, e citando l'esempio del cardinale Mahoney di Los Angeles, invita i vescovi italiani a sollecitare i fedeli a disobbedire.
'Questa legge e' stata votata sull'onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente - continua - di cui la Lega e' la migliore espressione. Il cuore della legge e' che un clandestino ora e' un criminale. Criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare'.
Commentando i contenuti della normativa 'la tassa sul permesso di soggiorno, le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione e infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe', Zaonotelli conclude: 'Questa e' una legislazione da Apartheid che viene da lontano: passando dalla legge Turco-Napolitano fino alla Bossi fini. Tutto questo e' il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti'.
Don Vitaliano si rivolge in una lettera agli immigrati: 'Fratelli migranti non date retta a chi vuol farvi credere che l'Italia e' un paese razzista; sono invece convinto che ci sono tante persone che sarebbero davvero felici di stringersi un po' per farvi posto. Io sono tra questi, pronto a disobbedire alla legge appena approvata dal Parlamento, una legge ingiusta, razzista e disumana; pronto ad ospitarvi e, se e' il caso, a nascondervi'. 'E sono certo - continua - che tantissimi miei confratelli preti e connazionali italiani faranno altrettanto.
Per questo sono pronto a pagare qualsiasi prezzo penale per la mia disobbedienza, anzi, al piu' presto mi autodenuncero' all'autorita' giudiziaria per 'istigazione a delinquere' e 'apologia di reato'. Intanto, per quanto mi riguarda, benvenuti in Italia fratelli migranti 'clandestini'.
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'Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile', dice Zanotelli, e citando l'esempio del cardinale Mahoney di Los Angeles, invita i vescovi italiani a sollecitare i fedeli a disobbedire.
'Questa legge e' stata votata sull'onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente - continua - di cui la Lega e' la migliore espressione. Il cuore della legge e' che un clandestino ora e' un criminale. Criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare'.
Commentando i contenuti della normativa 'la tassa sul permesso di soggiorno, le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione e infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe', Zaonotelli conclude: 'Questa e' una legislazione da Apartheid che viene da lontano: passando dalla legge Turco-Napolitano fino alla Bossi fini. Tutto questo e' il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti'.
Don Vitaliano si rivolge in una lettera agli immigrati: 'Fratelli migranti non date retta a chi vuol farvi credere che l'Italia e' un paese razzista; sono invece convinto che ci sono tante persone che sarebbero davvero felici di stringersi un po' per farvi posto. Io sono tra questi, pronto a disobbedire alla legge appena approvata dal Parlamento, una legge ingiusta, razzista e disumana; pronto ad ospitarvi e, se e' il caso, a nascondervi'. 'E sono certo - continua - che tantissimi miei confratelli preti e connazionali italiani faranno altrettanto.
Per questo sono pronto a pagare qualsiasi prezzo penale per la mia disobbedienza, anzi, al piu' presto mi autodenuncero' all'autorita' giudiziaria per 'istigazione a delinquere' e 'apologia di reato'. Intanto, per quanto mi riguarda, benvenuti in Italia fratelli migranti 'clandestini'.
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giovedì 2 luglio 2009
Gianni Minà: Il colpo di stato honduregno, un fiammifero acceso per Obama

Gianni Minà: Il colpo di stato honduregno, un fiammifero acceso per Obama
Il Manifesto del 2 luglio 2009
Alla fine il golpe militare in Honduras, il secondo paese più povero dell’America latina dopo Haiti, ha finito per nuocere più di tutti, per ora, alla nuova amministrazione Usa del presidente Barack Obama, che è rimasto praticamente con il fiammifero acceso in mano, specie considerando la sua più volte affermata intenzione di cambiare metodi e politica nel continente che, una volta, era “il cortile di casa” degli Stati Uniti.
Perchè è vero che Obama ha condannato il colpo di stato in Honduras, dichiarandosi “seriamente preoccupato per la situazione” e chiedendo “a tutti gli attori politici e sociali di quel povero paese di rispettare lo Stato di diritto”, ed è vero che sulla stessa linea si è espressa anche Hillary Clinton, ministro degli esteri, che ha ribadito “Sono stati violati i principi democratici”.
Ma nessuno può credere che l’ambasciatore Usa in Honduras, Hugo Llorenz, pronto a sua volta ad affermare “L’unico presidente che gli Stati Uniti riconoscono nel paese è Zelaya” (proprio il premier liberale deposto e cacciato in Costa Rica) non sapesse da tempo cosa stesse per succedere.
Allora i casi sono due: o l’ambasciatore degli Stati Uniti è un incapace o vogliamo credere che il governo di Washington non ha più la minima influenza sull’apparato militare che, da quasi cinquant’anni, condiziona in modo indiscutibile la vita di un paese di radici maya che, oltretutto, dai tempi in cui il presidente nordamericano Reagan decise di appoggiare la “guerra sporca” alla rivoluzione sandinista in Nicaragua, è la base operativa, logistica delle operazioni militari del Pentagono in quella zona del mondo.
Operazioni che, tra l’altro, partono da una base militare, quella di Palmerola, assolutamente illegale perchè mai è stato firmato un accordo ufficiale fra i due paesi perchè questo apparato venisse edificato e fosse attivo sul suolo hondureño. Anzi, le forze armate del piccolo paese sono legate al Comando Sud dell’armata nordamericana, i cui consiglieri militari giocano un ruolo essenziale nelle loro strategie.
Fra “gli attori politici” nel piccolo paese centroamericano, di quasi sette milioni e mezzo di abitanti, le forze armate degli Stati Uniti sono ancora preminenti e non a caso gli alti comandi sono stati formati tutti alla famigerata Scuola delle Americhe, prima a Panama e poi a Fort Benning in Georgia, vera fabbrica di dittatori e di assassini.
Il generale Romeo Vazquez, leader dei golpisti, ha studiato, per esempio, in quell’inquietante ”ateneo”, e da quell’insegnamento, come ha ricordato l’altro ieri Manlio Dinucci, vengono i dittatori hondureñi degli anni ‘70/’80, Juan Castro, Policarpo Paz Garcia e Humberto Hernandez.
Salvo i pochi passati a miglior vita, tutti questi “repressori con stellette” incidono ancora nella vita politica dell’Honduras, anche se nel frattempo si sono sostituiti a loro per via elettorale presidenti presunti liberali o neoliberisti che hanno condotto il paese alla miseria più nera.
Manuel Zelaya, rubricato come liberale ed eletto nel 2006 dalla destra moderata in un paese ostaggio della delinquenza e delle gang giovanili, come il Guatemala e il Salvador, ha avuto il torto di rendersi conto che la causa di questa deriva era di origine strutturale, il prodotto dei bassissimi livelli di sviluppo umano e lo stato di estrema generalizzata povertà.
Così pensò che aderire all’ALBA, l’Alternativa Bolivariana per i Popoli d’America, un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell’America Latina ed i paesi caraibici, promossa dal Venezuela e da Cuba, e successivamente da Nicaragua, Ecuador e Repubblica Dominicana (in alternativa all’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) voluta dagli Stati Uniti), poteva essere una scelta incorretta ideologicamente, ma economicamente realista, specie considerando il sostegno che avrebbe assicurato ad alcune politiche sociali l’aiuto che sarebbe venuto da PDVSA, la compagnia petrolifera venezuelana.
In quell’occasione si dimise il vicepresidente, espressione degli interessi di molte imprese private, sospettose di questi accordi per la linea politica espressa dalle nazioni dell’ALBA.
Adesso è lo stesso Zelaya che è stato esiliato a forza, anche se ora annuncia che tornerà in patria.
In questo scenario dovrà ora farsi largo politicamente Barack Obama che, dopo quanto ha dichiarato, non potrà riconoscere il nuovo governo imposto dal golpe militare e presieduto da Roberto Micheletti, ex presidente del Parlamento, ma non sarà in grado nemmeno imporre, come chiede l’Organizzazione degli Stati Americani e perfino l’Onu, il reintegro nel suo incarico di Manuel Zelaya, anche se è stato democraticamente eletto.
Questo dettaglio non è di poco conto, ma perfino per organi di informazione come El Pais, giornale una volta progressista, vale solo quando a vincere è il partito conveniente in America latina alle politiche neocoloniali di molte multinazionali spagnole e non coalizioni in linea con il nuovo vento di indipendenza, di autonomia e di riscatto che spira in molti paesi del continente a sud del Texas.
Così, in questa occasione sparisce, per esempio, nell’informazione del prestigioso giornale iberico che detta la linea in Europa su come si deve interpretare la realtà latinoamericana, la condanna dell’Onu al golpe, ed anche l’oggetto del contendere in Honduras, cioè un referendum che voleva portare alla convocazione di un’assemblea costituente e non, come afferma il giornale dell’Editorial Prisa, l’aspirazione di Zelaya di “modificare la Costituzione per restare al potere”. Quindi i militari in qualche modo avrebbero agito da tutori dello Stato, malgrado la maggioranza dei cittadini non glielo avesse chiesto.
Insomma, in una parte di quella che fu una volta l’informazione di sinistra c’è come un vischioso tentativo a preparare i propri lettori a digerire un colpo di Stato, presentandolo come una soluzione legittima.
Peccato che proprio l’attuale ministro degli esteri del governo Zapatero, Miguel Angel Moratinos, abbia denunciato poco tempo fa come fu proprio un governo conservatore spagnolo, quello di José Maria Aznar, il primo a leggittimare, insieme a quello di Geroge W. Bush, il colpo di Stato, poi fallito, in Venezuela l’11 aprile 2002 contro il presidente Ugo Chavez, che era stato scelto dai cittadini.
A El Pais evidentemente hanno la memoria corta, ma nello stesso errore non si può permettere di cadere il successore di Bush, Barack Obama, dopo le dichiarazioni di principio fatte e ribadite.
Sarebbe un errore strategico nell’attuale America latina.
Chi ha confezionato questa polpetta avvelenata per il presidente degli Stati Uniti?
http://www.giannimina.it/
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