mercoledì 30 aprile 2008

La classe operaia va all'Inferno



Il 1° maggio, insieme a Repubblica o L'espresso, il documentario esclusivo sulla tragedia della ThyssenKrupp.

Il documentario, curato da Simona Ercolani, ricostruisce attraverso le testimonianze dei colleghi e dei parenti delle vittime, l’incidente alla ThyssenKrupp di Torino del 6 dicembre 2007 nel quale persero la vita sette operai

giovedì 24 aprile 2008

Appello di Ingrao per Rutelli Sindaco


Uno dei padri nobili della sinistra italiana, Pietro Ingrao, torna a far sentire la sua voce a proposito della corsa al Campidoglio, rinnovando, come già aveva fatto una settimana fa dalle colonne del Manifesto, il suo appoggio a Francesco Rutelli. “Siamo in un momento aspro e delicato per la nostra nazione. Si sono svolte le elezioni politiche e hanno visto la vittoria di un capo reazionario come Silvio Berlusconi. Ritengo che sia un evento brutto e grave per il mio paese e soprattutto per le grandi masse di lavoratori italiani oggetto di duro sfruttamento. Non c’è tempo però per lacrime e recriminazioni. Non possiamo rinchiuderci nel guscio di casa. Bisogna riprendere da subito – da domani stesso – la lotta. Ci sono già di fronte a noi nuovi appuntamenti brucianti, di grande importanza – sottolinea Ingrao - prima di tutto l’elezione del sindaco di Roma capitale: città che è un simbolo per il mondo intiero. Avanti allora a lavorare adesso col popolo e nel popolo per l’elezione di Francesco Rutelli, combattente generoso e conoscitore profondo delle questioni romane, a guida della metropoli capitolina. Questo – conclude l’ex dirigente comunista - è il compito alto e grave che sta ora dinanzi alle forze democratiche e di sinistra, e che non ci consente soste. La lotta continua. Da vecchio e testardo militante mi rivolgo al popolo romano e chiedo, invoco: in queste ore cruciali dia ognuno un contributo per eleggere Rutelli a sindaco di Roma”.

il genocidio del popolo armeno


24 aprile 1915 - 24 aprile 2008
"una tragedia che non ha parole"

NOVANTATRESIMO ANNIVERSARIO DEL GENOCIDIO ARMENO


Dolore, rabbia, speranza. Questi i sentimenti delle comunità armene in
Italia e nel resto del mondo allo scoccare del novantaduesimo
anniversario del genocidio perpetrato nel 1915.

Il dolore per un milione e mezzo di morti ancora senza giustizia e per
l'abbandono di quella terra che per millenni aveva visto prosperare la
civiltà armena.
La rabbia per l'atteggiamento negazionista di chi, a distanza di tanto
tempo, non riesce a fare i conti con il proprio passato ed alimenta,
consapevolmente o inconsapevolmente, quel nazionalismo armenofobo che
tuttora resiste in taluni settori della sua società, provocando
vittime innocenti.
La speranza per quel gesto di riconciliazione che gli armeni
continuano ad attendere e per quella solidarietà che giunge dai più
disparati settori della società civile e politica in ogni parte del
mondo.

In questi ultimi mesi la causa del popolo armeno ha guadagnato
ulteriori consensi: oltre ai numerosi riconoscimenti internazionali,
alle proposte di legge come quella francese (sulla quale si è aperto
un dibattito sull'opportunità o meno di sanzionare i negazionisti di
quel Genocidio ormai acquisito alla storia), la capitale italiana ha
ufficialmente dedicato una targa commemorativa al Metz Yeghern ("Il
Grande Male") ed ha ospitato la manifestazione di solidarietà in
piazza del Campidoglio dopo il barbaro assassinio del giornalista
armeno Hrant Dink vittima della verità negata. Infine l'uscita del
film dei fratelli Taviani, "La masseria delle allodole", ha
attualizzato nella memoria collettiva quella tragica pagina di storia
alimentando un dibattito sui motivi per i quali per troppo tempo sia
rimasta sotto silenzio

Quest'anno, tra le tante iniziative in programma, il Consiglio per la
Comunità armena di Roma segnala la pubblicazione proprio il 24 aprile
di un manifesto dal significativo titolo "Una tragedia che non ha
parole" per la cui pubblicazione, a titolo gratuito, hanno già dato la
loro adesione diverse testate giornalistiche.

Si tratta di un passaggio di sensibilizzazione sociale e mediatica
estremamente importante e che, nelle intenzioni degli organizzatori, è
destinato ad avere ancor più diffusione nei prossimi anni.

Il calendario dettagliato delle manifestazioni è pubblicato sul sito
www.comunitaarmena.it.

martedì 22 aprile 2008

la Sinistra per la Velino

ripubblichiamo i post riguardanti la discussione sul bilancio 2008, con le proposte del nostro gruppo

giovedì 3 aprile 2008
consiglio del 3 aprile


il consiglio della Velino ha discusso il bilancio comunale 2008 e il piano triennale del 2008.sono previsti interventi economici per: bonifica dell'ex discarica di papigno, consolidamento delle mura di papigno,completamento dei PUC di miranda e papigno,marcipaiedi in via faggetti e via noceta,interventi di manutenzione presso area cascata, lavori di manutenzione della scuola media di piediluco e cimiteri di piediluco.
con un atto di indirizzo votato all'unanimità, sono state richieste le seguenti opere: messa in sicurezza svincolo Casali,realizzazione centri polifunzionali a casali e marmore,riqualificazione piazza e parcheggio di larviano,realizzazione collettore fognario miranda,ampliamento parcheggio fosso di papigno,realizzazione di viabilità pedonale tra casali e papigno,riqualificazione porta ingresso papigno,realizzazione parcheggi centro abitato marmore,completamento strada panoramica piediluco. il nostro gruppo si è battuto soprattutto per inserire la realizzazione dei centri polifunzionali

ecco le proposte della Sinistra per i centri abitati di Casali,Papigno,Miranda,Larviano e Piediluco

CASALI:
Creazione di uno spazio polifunzionale e realizzazione del marciapiede dall'incrocio fino al cimitero
PAPIGNO
nuovo parcheggio, come già chiesto con una nostra mozione
MIRANDA
completamento dei lavori avviati con il PUC (piano urbano complesso)
LARVIANO
realizzazione impianto fognario e realizzazione spazio polivalente presso ex scuola
PIEDILUCO
realizzazione nuovi loculi presso il cimitero.
la sinistra ternana è contraria alla svendita della ex scuola elementare, proponiamo che lo stabile sia utilizzato per trasferirvi i servizi comunali presenti in paese e per realizzarvi una sala polivalente.
i gruppi della Sinistra sono impegnati soprattutto per migliorare nei nostri centri i servizi presenti, per realizzare spazi adatti alla vita culturale e ricreativa delle varie associazioni.
chiediamo inoltre che il Comune si faccia sentire presso Telecom affinchè tutta la Circoscrizione sia coperta dalla linea ADSL

Le proposte della Sinistra per Marmore

Pubblichiamo le richieste fatte dalla Sinistra nel Bilancio 2008 del Comune di Terni per il paese di Marmore.
si accettano critiche e suggerimenti.

I gruppi consigliari al Comune di Terni e alla Circoscrizione “Velino” della “Sinistra–Arcobaleno” , hanno chiesto i seguenti interventi da realizzare nel paese di Marmore:

• Spazio Polivalente Sono ormai dieci anni che le Associazioni e i cittadini di Marmore chiedono la realizzazione di una sala polivalente per le attività ricreative e culturali.
Il nostro impegno e per far sì che sia previsto, nel Bilancio Comunale, la realizzazione di quest’opera tanto attesa.
• Marciapiedi Via Faggetti è un intervento non più rinviabile! Erano previsti per il 2006! Chiediamo che quest’anno vengano realizzati, per consentire una maggiore sicurezza ai pedoni in una strada dove c’è una forte presenza di traffico, soprattutto di mezzi pesanti.
• Ex Scuola Elementare:
abbattimento barriere architettoniche e trasferimento Farmacia Comunale chiediamo che venga realizzato un montascale che consenta a disabili e persone con difficoltà motorie, di raggiungere gli uffici anagrafici e circoscrizionali di Marmore.
Proponiamo anche che la Farmacia Comunale sia trasferita nei locali della ex Centrale Telecom.

lunedì 21 aprile 2008

25 Aprile



La libertà

di Ascanio Celestini

I poveri erano così affamati che presero la loro fame, la misero in bottiglia e andarono a vendersela. Se la comprarono i ricchi che nella vita avevano mangiato tutto dal caviale ripieno all’ossobucodiculodicane allo spiedo e volevano conoscere anche il sapore della fame dei miseri.
Per un po’ quei poveri tirarono avanti, ma poi tornarono a essere poveri come prima. Allora imbottigliarono la loro sete e la vendettero ai ricchi che nella vita avevano bevuto tutto, dal Brunello al Tavernello ma non avevano ancora assaggiato la sete dei miseri.
Ancora un po’ i poveri tirarono avanti, ma poco tempo più tardi tornarono nella povertà. Allora imbottigliarono la loro rabbia e vendettero ai ricchi anche quella. I ricchi che si erano sentiti indispettiti, che avevano avuto un po’ di rodimento di culo, ma la rabbia vera non l’avevano mai provata.
Così se la comprarono dai poveri che ce n’avevano tanta.
I poveri tirarono avanti, ma poi vendettero anche il loro pudore, la loro vergogna, il loro dolore.
Imbottigliarono la commozione e l’insubordinazione, la violenza e il riscatto, la rivolta e la pietà.
Col tempo le cantine dei ricchi si riempirono di bottiglie. Accanto ai grandi vini d’annata collezionavano la fame dei sanculotti della rivoluzione e la rabbia dei braccianti che occupavano le terre del Meridione. Tra gli spumanti e gli champagne trovavano posto la pazzia dei pellagrosi nelle campagne o l’orgoglio dell’aristocrazia operaia che aveva difeso le fabbriche dai nazisti e s’era guadagnata i diritti nelle lotte sindacali. Tra novelli e i passiti c’era il disgusto dei precari e dei senza casa o la determinazione dei Zapatisti che marciarono verso Città del Messico col passamontagna.
Dopo qualche generazione i poveri s’erano venduti tutto. Erano diventati così tanto poveri che presero la loro povertà, la misero in bottiglia e se la vendettero ai ricchi che volevano essere così tanto ricchi da possedere anche la miseria dei miseri.
Quando i poveri restarono senza niente si armarono. E non di coltello e forchetta, ma di pistole e fucili perché la rivoluzione non è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza. Marciarono verso il palazzo. Però quando arrivarono sotto il balcone del podestà si fermarono e rimasero zitti. Perché erano armati, ma non avevano più né rabbia né fame, né orgoglio né sete, né disgusto né determinazione. E senza cultura e coscienza di classe non si fa la rivoluzione.
Così il podestà scese in cantina, tornò con una bottiglia e la riconsegnò al popolo. C’era imbottigliata la libertà che avevano conquistato i loro nonni, ma che i padri s’erano già venduta da un pezzo. Potevano farci un inno o un partito, un circolo o una bandiera. La stapparono , ma non riuscirono a farci niente.
Perché la libertà da sola non serve.
Allora il podestà si cercò in tasca e trovò una scatola di caramelle alla menta.
La consegnò al popolo.
E da quel momento i poveri furono liberi.
Liberi di succhiare mentine.

Mobilità alternativa: approvato dalla Giunta il progetto "bike sharing"

18.04.2008 - ore 13:39 - Assessore Salvati: "Un contributo importante per ridurre l'impatto del traffico urbano". Biciclette a disposizione nei parcheggi Videocentro/Stazione, Prati/Stadio e Vocabolo Staino

La Giunta Municipale ha adottato una deliberazione per finanziare, con un onere di 110.000 euro, il progetto definitivo di “bike sharing” (bicicletta condivisa). Il provvedimento è stato assunto a seguito dell’ammissione del nostro Comune al programma di cofinanziamento predisposto dal Ministero dell’Ambiente e mirato ad introdurre sistemi di mobilità alternativa a servizio dei parcheggi di scambio posti al perimetro della città: il Ministero parteciperà all’attuazione del progetto ternano con un importo che supera i 76.000 euro.

“Con la nostra partecipazione al bando del Dicastero dell’Ambiente – spiega l’assessore comunale alla Mobilità Gianfranco Salvati – abbiamo voluto dare un segnale significativo, culturale ed organizzativo, in direzione della realizzazione di interventi strutturali tesi a contribuire alla riduzuine dell’impatto ambientale derivante da traffico urbano: il nostro progetto è stato accolto favorevolmente ed è stata quindi premiata non solo la proposta tecnica ma anche la prosecuzione dell’impegno a trovare alternative di mobilità rispetto all’utilizzazione delle auto. Usare la bicicletta per brevi tragitti rappresenta una soluzione vantaggiosa sia per il tempo impiegato che per l’estrema facilità di parcheggio: da questa considerazione è nata perciò l’idea di attrezzare i parcheggi Videocentro/Stazione, Prati/Stadio e Vocabolo Staino di postazioni di bike sharing a disposizione degli automobilisti per raggiungere il centro nelle due postazioni previste in piazza Europa e piazza Tacito. I parcheggi di scambio posti al perimetro della città infatti, seppur garantiscono un buon utilizzo, non riescono ancora a raggiungere il risultato atteso e quindi, per aumentarne l’attrattività, è parso opportuno offrire questo servizio innovativo”.

sabato 19 aprile 2008

cronaca dell'Assemblea di Firenze - da ansa.it

Assemblea Sinistra a Firenze, Vendola: evitiamo lo show down
FIRENZE - "Siamo in una fase di transizione, bisogna evitare qualsiasi show down da qui al congresso che dovrà essere l' occasione di aprire il partito ai militanti e a tutto quel popolo che vuol rimettere in piedi la sinistra". Lo ha detto Niki Vendola a margine della sua partecipazione all' assemblea della Sinistra unita e plurale. A chi gli fa notare che se ci fosse stato lui alla guida della Sinistra arcobaleno la sconfitta non ci sarebbe stata, Vendola ha risposto di non condividere "questa specie di emozione ingenerosa, questa ingratitudine e anche ferocia che c'é nel cercare in Bertinotti e nei dirigenti della sinistra arcobaleno l' immagine di tutte le colpe. Non penso che il mio volto avrebbe risolto il problema che non è un problema di leadership ma di linguaggio".

PAOLO FERRERO NON SI CANDIDA A SEGRETARIO

Paolo Ferrero non è candidato a segretario di Rifondazione comunista e non presenterà questa proposta nelle prossime ore. Lo ha detto lo stesso Ferrero parlando all' assemblea della sinistra unita a Firenze. "Il partito - ha detto - deve fare una discussione e decidere chi deve dirigerlo. Sono il primo responsabile di questa sconfitta e non cerco capri espiatori. Non se ne può più di campagne di stampa in questo senso"

La riorganizzazione del partito "deve riguardare come si valorizzano tutte le militanze che ci sono, di come si ridiventa un punto di riferimento per la gente che soffre". Lo ha detto Paolo Ferrero rispondendo a margine della sua partecipazione all' assemblea della sinistra unita in corso a Firenze. "Il fatto che dentro un partito in cui si apre una discussione - ha aggiunto - ci debba essere una gestione che tenga conto di tutte le opinioni e di tutti i punti di vista è semplicemente un passaggio di democrazia".

Partire dalla riorganizzazione del Prc "perché si evitino sbandamenti ulteriori" ma pensarla entro "un quadro di costruzione della sinistra che dovrà essere realizzata con tutte le istanze di base che ci sono". Lo ha detto Paolo Ferrero oggi a Firenze. "Faremo l'analisi del voto - ha detto Ferrero - per capire perché si è perso. Penso che il problema vero sia stata una nostra incapacità a rendere evidente l'utilità di una sinistra in questo paese. Abbiamo galleggiato sulla società senza riuscire a rendere evidente l'utilità del nostro ruolo ed è da questo fallimento che dobbiamo ripartire"

La sinistra "riparte da tutti gli uomini e le donne che, anche idealmente, sono qui a Firenze e con cui abbiamo fatto questa lunga campagna elettorale. Penso che sia assolutamente necessario ripartire dalla discussione collettiva che credo vada allargata nei prossimi giorni: riaprire una discussione politica larga e non sequestrarla negli apparati ristretti". Lo ha detto il ministro Paolo Ferrero rispondendo, a margine dell' assemblea della sinistra unita e plurale cominciata stamani a Firenze, a chi gli chiedeva come la sinistra "potesse ripartire"

SANSONETTI,RIPARTIAMO ACCIACCATI DOPO DURA BATOSTA

FIRENZE - "Ripartiamo acciaccati dopo una batosta dura. Ma, del resto, questo è la politica: bisogna parlare di cose vere, capire come superare gli errori del passato e come affrontare le grandi questioni: c'é il tema dei rapporti di classe, dei rapporti tra maschi e femmine, dell'ambiente. Il comunismo? francamente non credo che sia una grande questione". Lo ha detto Piero Sansonetti a margine della sua partecipazione all' assemblea della Sinistra unita e plurale in corso a Firenze.

PORTAVOCE BERTINOTTI, ADDIO RUOLO DIRIGENTE NO A POLITICA

ROMA - Il presidente della Camera Fausto Bertinotti non darà nessun addio alla politica. A confermarlo é lo stesso portavoce dell'ex segretario di Rifondazione, smentendo alcune ricostruzioni apparse sui giornali che davano Bertinotti pronto a lasciare definitivamente la politica. L'ex leader della Sinistra arcobaleno ha confermato la decisione di non ricoprire più ruoli di direzione politica ribadendo però l'intenzione di continuare a fare politica. Bertinotti continuerà a dirigere la rivista Alternative per il Socialismo che dedicherà il prossimo numero ad un'analisi della sconfitta elettorale. Il presidente della Camera, spiegano dal suo staff, ha inoltre ricevuto già diversi inviti per partecipare a diverse iniziative e dibattiti sul futuro della sinistra.

MALORE PER TORTORELLA DOPO INTERVENTO

Un malore ha colto Aldo Tortorella, 81 anni, storico esponente del Pci, al termine del suo intervento. Tortorella è caduto tra le braccia di uno dei ragazzi che si trovava ai piedi del palco. Monitorato dai medici del 118, nei locali del Palacongressi, lo storico membro della Resistenza e del Pci, ha sofferto un piccolo problema cardiaco dal quale si e' rapidamente ripreso. Rientrato in sala tra gli applausi, ha ripreso a seguire i lavori dell'assemblea.

venerdì 18 aprile 2008

da repubblica.it

Le tute blu lombarde contro i flussi di extracomunitari
E i camalli di Genova accusano il governo Prodi: "Ha messo fuori i delinquenti"
Gli operai Fiom che votano a destra
"Così protetti da tasse e criminalità"
"Votiamo Cgil in azienda e Bossi nell'urna. Che c'è di strano?
La prima ci dà il contratto, la seconda la garanzia che i soldi restino al Nord"
dal nostro inviato PAOLO GRISERI

Gli operai Fiom che votano a destra
"Così protetti da tasse e criminalità"

BRESCIA - L'importante è saper rispondere alla domanda: "Mi conviene?". Paolo, ad esempio, ha capito che gli conviene votare Bossi perché la Lega lo protegge. Ha 22 anni, sta appoggiato al muro insieme ai coetanei durante la pausa mensa alla Innse Berardi, 250 metalmeccanici specializzati alla periferia di Brescia. Da chi ti protegge la Lega? "Dagli extracomunitari". Ne hai bisogno alla tua età? "Non è bello doversi difendere quando vai alla stazione". Che cosa vuol dire che la Lega ti difende? "Che, bloccherà i flussi, non li lascerà più entrare in Italia".

Il capannello aumenta, la discussione si anima, Enrico contesta: "Tutte balle, ti lasci riempire la testa dalla tv. Non siamo a Chicago, dov'è tutta 'sta criminalità? E poi i criminali non ci sono in Italia? Prova ad andare in Sicilia". "Quelli almeno sono nostri e ce li curiamo noi. Ma dobbiamo preoccuparci anche di quelli che esportano gli altri?". E' facile sfottere Paolo. Christian scioglie la tensione con la battuta vincente: "Vuoi bloccare l'ingresso in Italia agli extracomunitari proprio tu che sei dell'Inter?".

Paolo sembra soccombere. Ma l'aiuto vero gli arriva da Gianni, un ragazzo di 32 anni che a queste elezioni non ha votato. Un grillino adirato con la Casta? "No, non ho votato perché non posso ancora. Sono albanese, sono arrivato nel '99. Il mio vero nome è Hashim ma siccome è troppo complicato, tutti mi chiamano Gianni". Quando potrai votare per chi voterai? "Per il partito che sceglieranno la maggioranza degli italiani". In questo momento è la destra. Ti andrebbe bene la destra? "Perché no?". Forse perché potrebbe bloccare l'ingresso degli stranieri alle frontiere. "E allora? Io sono entrato, in autunno sono arrivati anche mia moglie e i miei figli. Se non arrivano tanti altri a farci concorrenza è meglio".

Così, in dieci minuti di chiacchiere da bar, Paolo e Gianni fanno a pezzi quel che resta del concetto di solidarietà, caro alla Dc di Martinazzoli, che ha governato queste terre durante la prima repubblica, come alla Fiom di Giorgio Cremaschi, che continua a governare il sindacato di fabbrica con il 70% dei voti alle elezioni delle rsu.

Votano Fiom in azienda e Bossi nell'urna? "Dov'è il problema? Si vede che la Fiom e Bossi gli servono". Angelo, delegato a un passo dalla pensione, sa che la sua è una risposta provocatoria. Ma anche profondamente vera. "Da queste parti - spiega - le aziende hanno fame di operai specializzati. Qui i contratti integrativi sono ricchi, arriviamo a strappare aumenti di 2-3 mila euro all'anno".

Tute blu quasi benestanti, ben diverse da quelle che, sull'altro lato della strada, costruiscono i camion all'Iveco, la vecchia e gloriosa Om, e portano a casa i salari degli operai Fiat. "Alla Innse - aggiunge Angelo - molti abitano nei paesi delle valli bresciane. Con il passare del tempo si sono fatti la villetta a schiera. Una conquista che adesso hanno paura di perdere con l'aumento del costo della vita". Qui si chiede ai comunisti di contrattare l'aumento con il padrone, perché loro sono ancora i più bravi nel settore ("tremila euro all'anno, sputaci sopra"), e si chiede a Bossi di realizzare il federalismo fiscale. Il comunista ti porta i soldi ma è la Lega che li difende.

La sirena del federalismo, ad esempio, è quella che ha attirato Giovanni, contadino cuneese prestato all'industria della gomma. Arriva davanti al bar "Sporting", il ritrovo degli operai sul piazzale della Michelin di Cuneo, e spiega la sua soddisfazione: "Finalmente abbiamo vinto, adesso si può fare il federalismo fiscale". Che cosa vuol dire? "Che siamo padroni a casa nostra, che le tasse restano qui e non vanno a Roma. Con tutte quelle che paghiamo io e mia moglie per l'azienda agricola".

Giovanni ha 49 anni e, come molti da queste parti, ha iniziato a compiere le sue scelte politiche nel ventre della Balena bianca: "Qui - ricorda - votavano tutti Dc, anzi votavano tutti Coldiretti", la potente associazione dei contadini democristiani. Rotto quel contenitore, Giovanni è diventato un leghista moderato. Uno che dice: "All'inizio votavo Lega per protesta. Poi mi sono un po' allontanato quando dicevano che volevano la secessione".

Ma anche lui, quando si tratta di scegliere il sindacato, finisce per affidarsi a Cgil, Cisl e Uil. Gaspare e Luigi, delegati di fabbrica, raccontano del flop del SinPa, il sindacato dei leghisti: "Nel 2000 aveva fatto il pieno alle elezioni del consiglio di fabbrica, avevano il 33% dei voti. Poi sono rapidamente spariti. Quello del sindacalista non è un ruolo che si improvvisa. Non basta dire "Roma ladrona" per chiudere un contratto". Per il momento, comunque, sono i partiti del centrodestra più dei sindacati del Carroccio a mettere in crisi i sindacati confederali. A Brescia, dove lo straordinario è la regola, la detassazione promessa da Berlusconi ha fatto breccia. Aldo, delegato della Fim dell'Innse, ammette sconsolato: "Quello è stato un colpo da maestro".

La Lega è forte, i messaggi del centrodestra bucano il video, ma la sinistra delle fabbriche dov'è finita? Sam, 35 anni, lavora alla Michelin di Cuneo insieme a un gruppo di altri ragazzi di colore. "Arriviamo tutti dal Benin, siamo in Italia da molti anni, abbiamo preso la cittadinanza. Abbiamo sempre votato Rifondazione". Ma? "Questa volta non lo abbiamo più fatto. Ci siamo riuniti per parlarne. Una parte ha scelto il Pd perché sperava di bloccare Berlusconi. Ma alcuni hanno proprio deciso di smetterla con la sinistra. Votano Berlusconi perché la sinistra litiga troppo, non si trova mai d'accordo su nulla".

Per guardare in faccia la delusione della sinistra radicale basta andare a Genova, nel cuore del Porto, roccaforte dei camalli della Compagnia unica dove su sette delegati di area Cgil quattro sono di Rifondazione due dei Ds e due di Lotta Comunista. Mauro spiega la sconfitta dell'Arcobaleno: "A Genova si dice: "Ci hanno presi nella lassa", ci hanno fregati. Molti hanno votato Pd credendo che tanto il 4 per cento alla Camera si faceva e che Veltroni fosse vicino a Berlusconi nei sondaggi. Invece non era vero niente".

Basta l'ingenuità a spiegare tutto? "No che non basta. Ne abbiamo parlato martedì tra di noi. Rifondazione ha sbagliato". Dove ha sbagliato? "Ad esempio con l'indulto". Ma l'indulto, una volta non era una legge di sinistra? "Lo dici tu. Ma quale sinistra? Ha messo fuori i delinquenti altro che sinistra". Forse non sarà solo per questo che nei seggi di Crevari, storico quartiere partigiano di Genova, la Lega batte la Sinistra arcobaleno 486 a 358. Sarà anche perché "un partito come Rifondazione non può votare a favore della guerra", come dice Matteo, operaio all'Iveco di Brescia. O perché "non si raccolgono i voti nelle fabbriche promettendo di cambiare la legge 30 sul precariato per poi non fare nulla", come rimpiange Luca che scarica container al porto.

Così finisce che la delusione ti lascia a casa (a Genova l'astensione coincide con i 40 mila voti persi dall'Arcobaleno) o ti getta nelle braccia di Ferrando e Turigliatto: "Almeno loro la guerra non l'hanno votata", si consola Matteo all'Iveco. Il risultato è che la Lega avrà quattro ministri e l'Arcobaleno non c'è più. "Adesso tocca a Bossi mantenere le promesse", dice Alberto, della Fiom di Brescia. Ma anche lui sa che è una magra consolazione: "Sai come andrà a finire? Che quando la gente che ha votato Lega si incazzerà verrà da noi a chiederci di fare gli estremisti, la lotta dura e i blocchi stradali".

(18 aprile 2008)

giovedì 17 aprile 2008

capire e reagire

riflessioni di Alfiero Grandi

Perché? Anzitutto occorre cercare di capire perché è accaduto. La sconfitta della Sinistra Arcobaleno è bruciante, senza dubbio. Fin qui è fotografia. Occorre capire perché si è arrivati a questo. Altrimenti ripartire – cosa indispensabile – rischia di essere difficile, se non impossibile. Tra astensioni, richiamo al voto “utile” e altro ancora, almeno 2.500.000 di elettori potenziali di S.A. hanno deciso di votare diversamente da quanto avevano fatto appena due anni fa. In questo c’è anche una speranza. Non sarà facile, ma come sono andati altrove questi voti, potrebbero tornare a sinistra, ma vanno riconquistati e per farlo ne è premessa l’analisi delle ragioni. Altrimenti la ”libera uscita” potrebbe diventare definitiva.
La crisi di S.A. potrebbe esser mortale, bisogna saperlo, ma si può provare a superarla.
Provo ad elencare alcune delle ragioni della sconfitta.
1) È stato un errore non distinguere con nettezza tra PDL e PD. L’uno avversario inconciliabile, l’altro possibile alleato. Più o meno esplicitamente il messaggio è stato che si trattava di posizioni quasi ugualmente lontane. Non è così, per quanto le differenze con il PD siano forti, il PDL e la Lega, sono l’“altro”. Paradossalmente il PD è stato percepito come la difesa utilizzabile in questa fase dal berlusconismo avanzante malgrado abbia la responsabilità politica (attraverso il messaggio: o votate noi o votate loro) di avere messo la sordina al conflitto di interessi, alle leggi salvaladri, ecc.
2) È stato un errore non reagire duramente contro quella che è stata chiamata perfidamente la “separazione consensuale” tra PD e S.A.. La Sinistra Arcobaleno, non aveva - per ovvie ragioni - la forza di presentarsi da sola come alternativa di Governo al PDL. Quindi S.A. era (ed è) credibile in quanto dimostra di saper influenzare il PD. Il PD ha scelto di tagliare con Sinistra Arcobaleno non per “marciare divisi per colpire uniti”, come forse qualcuno ha pensato, ma per accreditarsi nell’area moderata, centrista. Non c’è riuscito, ma l’intenzione era questa e per ora resta questa.
S.A. deve reagire con una sua linea di condizionamento del PD, con l’obiettivo di evitarne la deriva moderata e di influenzarne la linea politica. In altre parole la possibile convergenza con il PD, almeno su alcuni obiettivi, non è una concessione, è un obiettivo. Altrimenti S.A. viene percepita come testimonianza, con i risultati noti.
3) È stato un errore sottovalutare il ruolo del programma. Intendiamoci, il programma di Sinistra Arcobaleno va (quasi) tutto bene, ma non c’è un insieme incisivo e organico di proposte di intervento sulla concreta condizione dei riferimenti sociali: precari, lavoratori, pensionati, ecc. Forse ha prevalso l’idea che bastasse evocare il fantasma della scomparsa della sinistra e questo ha portato a sottovalutare il programma. La ristrettezza dei tempi ha certamente peggiorato le cose. Tuttavia è un fatto che le competenze esistenti in S.A. (e in ogni caso acquisibili facilmente anche all’esterno), non sono state coinvolte adeguatamente per elaborare proposte convincenti. Se non alla partenza almeno durante la campagna elettorale. In questo modo è stato lasciato il campo al PD che non ha esitato a lanciare proposte continue, senza particolare riguardo al tasso di demagogia.
Eppure la proposta di impiegare subito, prima del voto, il “tesoretto” per ridurre le tasse ai lavoratori era nostra. Se n’è parlato per un po’ poi è stata lasciata cadere e il PD è rimasto solo a giocare tutta al futuro, la promessa della riduzione delle tasse ai lavoratori e ai pensionati. Più la situazione sociale si fa difficile più c’è l’esigenza di parlare dei problemi veri, sentiti dalle persone in carne ed ossa. Perfino le ragioni del successo del PDL confermano l’esigenza di concretezza.
4) l’esperienza di Governo.
Il timore di restare gli unici sotto le macerie della caduta del consenso ha fatto 90. eppure l’unico modo per salvarsi dall’accusa, non meritata, di essere i rompicoglioni che hanno impedito di governare a Prodi, era di valorizzare i risultati e denunciare le responsabilità delle frenate e dei fallimenti. Il rendiconto non si può eludere. Tanto più quando c’è delusione. Il PD ci ha provato con esito negativo e ha indotto anche S.A. sulla difensiva.
So bene che gran parte dell’astensionismo è dovuto alla delusione di una parte importante della sinistra, tuttavia per riconquistare fiducia, non c’è altro modo che spiegare le battaglie, i risultati, individuare i propri punti deboli.
5) Il sindacato, con tutte le diversità interne e tutti i difetti della sua iniziativa, , resta per S.A. un punto di riferimento indispensabile. Chi si preoccupa di rimettere al centro il lavoro non può non cercare un rapporto costruttivo con il sindacato. Questo non vuol dire chiudere gli occhi, anzi. È il taglio dell’approccio che va chiarito. Anche il dissenso più netto da questa o quella posizione, non deve diventare concorrenza o invasione di campo. Influenza si. Analisi, proposte, iniziative, possono modificare, spostare orientamenti nel sindacato, a condizione che non siano vissuti come invasione di campo, peggio sostituzione di ruolo. Per evitare di cadere nell’incertezza occorre arrivare a definire un quadro di regole certe di rappresentanza e rappresentatività, con il corollario di regole democratiche certe. Del resto è ormai in vista un attacco per tentare di ridurre il sindacato (e i lavoratori) alla definitiva subalternità. La questione è di straordinaria attualità. Sinistra Arcobaleno deve occuparsene, ma deve farlo nel modo giusto. Anche se oggi non è rappresentata in parlamento non può comportarsi come se fosse un gruppo di pressione, ma deve sforzarsi di delineare scenari, di contribuire a sciogliere nodi. Non si tratta di dare vita a correnti più o meno organizzate, mentre punterei su forme associative miste (lavoratori, sindacalisti, intellettuali, militanti politici) con l’obiettivo di fornire studi, elaborazioni, proposte alla discussione.
6) Tralascio, per carità di patria, le decisioni sulle candidature che per modalità e qualità spesso non erano certo avanzate per contribuire a dare l’idea dell’avvio di una nuova forza politica.
Sono solo alcuni dei problemi.
Ho fatto riferimento con insistenza a Sinistra Arcobaleno anche se mi è chiarissimo che è già iniziata la vecchia pratica della presa di distanza dalla sconfitta. Senza una speranza come la costruzione di una forza politica unitaria a sinistra, il ripiegamento sarebbe terribile, ma per arrivare a rilanciare il progetto i passaggi vanno esaminati e discussi.
Occorre cercare di dare un ordine alla discussione, di individuare i punti dolenti e di seguito definire le proposte, possibilmente insieme, altrimenti tutto sarà più difficile.
Saltare alle conclusioni è rischioso, anche sotto il profilo di quanti resteranno ad ascoltarle.

lunedì 14 aprile 2008

Risultati

risultati Marmore - Casali/Larviano - Miranda - Papigno e Piediluco

MARMORE
Camera

Votanti 644
bianche 4
nulle 9

pdl 160
lega 3
partito comunista lavoratori 4
di pietro 19
pd 377
sinistra,arcobaleno 29
ferrara 3
la destra 6
sinistra critica 1
liberali 1
bene comune 2
udc 26

Senato

votanti 602
bianche 3
nulle 8

udc 27
sinistra critica 1
bene comune 2
pd 350
di pietro 18
consumatori 1
sinistra,arcobaleno 35
partito comunista lavoratori 2
la destra 8
pdl 145
lega 2

CASALI/LARVIANO

Camera
votanti 579
bianche 4
nulle 6

pdl 154
lega 8
consumatori 1
partito comunista 2
di pietro 17
pd 330
sinistra,arcobaleno 26
ferrara 1
la destra 14
sinistra critica 5
bene comune 1
socialisti 2
udc 8

Senato
votanti 524
bianche 5
contestate 5

udc 11
sinistra critica 3
bene comune 1
pd 300
di pietro 19
consumatori 2
socialisti 1
sinistra,arcobaleno 25
partito comunista 3
la destra 10
pdl 131
lega 8

MIRANDA
Camera

nulle 3
bianche 0

pdl 18
partito comunista 2
di pietro 5
pd 39
sinistra arcobaleno 5
la destra 3
sinistra critica 2
udc 4

Senato
78 votanti
nulle 2
bianche 2

udc 4
sinistra critica 1
pd 40
di pietro 5
sinistra arcobaleno 3
partito comunista lavoratori 2
la destra 1
pdl 18

PAPIGNO
Camera
votanti 385
bianche 0
nulle 8

pdl 101
lega 8
partito comunista lavoratori 6
meda 1
dipetro 8
pd 188
sinistra,arcobaleno 30
la destra 15
sin.critica 4
socialisti 6
udc 9
forza nuova 1

Senato
votanti 372
bianche 0
nulle 8

udc 8
sin.crit. 3
pd 189
dipietro 6
socialisti 5
sinistra,arcobaleno 28
meda 2
forza nuova 2
partito comunista lav. 5
la destra 12
pdl 98
lega 6

PIEDILUCO
Camera
votanti 595
bianche 3
nulle 19

pdl 123
lega 3
partito com.lav. 6
dipietro 6
pd 318
sinistra,arcobaleno 37
ferrara 1
la destra 25
socialisti 37
udc 17

Senato
votanti 596
bianche 4
nulle 23

udc 15
bene comune 1
pd 299
dipietro 7
socialisti 31
sinistra,arcobaleno 37
ferrando 8
la destra 16
pdl 124
lega 4

venerdì 11 aprile 2008

per la Sinistra Arcobaleno


Stasera dalle ore 18 fino alle 24 Chiusura della Campagna Elettorale a Piazza Tacito, con panini e musica.interverranno i candidati umbri.
pubblichiamo gli appelli al voto di Giovanni Berlinguer e Fulvia Bandoli


Giovanni Berlinguer
Liste, simboli, schede e leggi elettorali. Questa stranissima campagna elettorale è caratterizzata più dalla forma che dalla sostanza. Alitalia ha cento giorni di sopravvivenza, la Tyssen ricatta i lavoratori, i rifiuti hanno intossicato anche le mozzarelle, la recessione dall’America si avvicina all’Europa, e imperterriti si discute dei contenitori della politica. I voti si chiedono per il partito più nuovo, più moderno, mentre governo e giustizia amministrativa litigano sui simboli e la scheda elettorale fa arrabbiare quanto le liste dei “nominati” che siederanno in parlamento. L’amaro in bocca è profondo. L’antidoto, come ha cercato di fare la Sinistra Arcobaleno, può consistere solo nel parlare di contenuti, del rapporto tra lavoro, rendita e profitto, di laicità e beni comuni, di ambiente e partecipazione. Di legalità e rispetto delle regole. La preoccupazione principale è che questo paese rischia di andare alla deriva per il sommarsi di due fattori, intrecciati tra loro: l’assenza di una politica forte, quella delle idee, dei valori e della cittadinanza, e il venire meno del senso civico, del rispetto dei diritti e dei doveri, del senso dello Stato e delle sue Istituzioni. E’ tutto il paese che deve ricostruire un’etica della cosa pubblica. E anche privata.
La malapolitica è madre ma anche figlia della malafinanza, della malasanità, della malamministrazione e via elencando. L’antipolitica accusa, e ha le sue ragioni, la casta, i partiti e perfino i sindacati. Ma sbaglia chi non associa le sue ire verso i privilegi degli eletti a quelli ancora maggiori dei banchieri e dei manager, ai loro guadagni e ai loro disastri.
Quando si parla di questione morale si pensa subito ai partiti, alla loro ingombrante presenza nella vita pubblica, all’occupazione dello Stato in tutte le sue articolazioni, ma ci si dimentica delle scelte economiche che hanno fatto crescere a dismisura il divario tra il salario dei lavoratori e quello degli amministratori delegati e dei finanzieri. I responsabili dei mutui subprime, dei bond argentini o del crack Parmalat, i campioni dell’industria di Stato che riducono al lumicino l’Alitalia, ma lasciano l’azienda con milioni di euro di liquidazione, hanno profonde responsabilità nel declino morale del paese. L’errore della politica è quello di aver pensato che con l’ingegneria istituzionale, le bicamerali e le leggi elettorali si potessero risolvere i problemi dell’Italia, cucendole addosso un vestito di taglia, stoffa e colore a suo piacimento.
Anziché riformare la politica si è dato spazio in prevalenza alle formule e ai leader, fino ad arrivare alla conferma di una legge che chiama l’elettore solo a ratificare i prescelti dalle segreterie dei partiti. Tutti sembrano rifiutare i voti della criminalità organizzata, ma poi nel centrodestra si recuperano in lista persone inquisite o condannate, si beatifica lo stalliere di Arcore e si va a cena con i boss.
Si è teorizzata la scomparsa delle ideologie ma il risultato sono programmi elettorali, come quelli di Pd e Pdl, che in molti punti si assomigliano e che sono ricchi di “effetti speciali”. Molti partiti, invece di favorire la partecipazione dei cittadini, hanno assunto sempre più connotati clientelari, lontani dalla vita e dai problemi delle persone. Poca morale e troppi interessi, con una frammentazione della rappresentanza e una politica ridotta alle strategie dei capi, che non riesce a parlare ai giovani. Girando per l’Italia, e ascoltandoli, ho percepito invece la crescita di una generazione critica, disponibile ad assumere le proprie responsabilità per il futuro dell’Italia.
Il lavoro, i diritti, i beni comuni (la pace, il sapere, l’ambiente), il futuro dei giovani sono le strade da percorrere per costruire un’etica e una politica vicine alle persone e alla loro vita. Solo così la questione morale non resta invettiva elettorale ma diventa parte di una rigenerazione della democrazia, che altrimenti è destinata a restringersi ulteriormente. Occorre ancora una volta non arrenderci, essere più coraggiosi e farci largo con la forza delle nostre speranze.
***********
Fulvia Bandoli
Se non si cresce non c’è nulla da ridistribuire. La crescita prima di tutto e il Pil come totem. Questo è il tema della campagna elettorale del PDL ma purtroppo è diventato anche il motivo dominante di quella del PD. Dopo aver rotto con la Sinistra Arcobaleno il Pd si definisce un partito di centro democratico, o semplicemente di centro, come dice Marco Follini che riconosce il Pd come la nuova Dc.
La Sinistra Arcobaleno parte da altri presupposti: una forza politica che vede il mondo e le sue contraddizioni globali ha il coraggio di dire al Paese cosa deve crescere e cosa invece deve decrescere. Devono crescere, ad esempio,i servizi immateriali, i trasporti di merci su ferro e per mare e i mezzi pubblici per le persone, il risparmio energetico e le energie rinnovabili, il salario e gli stipendi, la sicurezza e il ruolo sociale del lavoro, l’agricoltura non modificata, le reti idriche, l’edilizia di manutenzione e di recupero , l’impresa sociale, i diritti. Devono diminuire le rendite, le speculazioni edilizie e finanziarie, l’uso di cemento che ci vede tra i primi Paesi nel mondo, il trasporto di merci su gomma, la dipendenza dal petrolio, il numero di automobili, la chimica più inquinante, le spese per armamenti ( che negli ultimi dieci anni toccano il picco). La chiave di volta è una idea di sviluppo fondata sulla riconversione ecologica di settori importanti della nostra economia. Una diversa concezione dei consumi,dei cicli produttivi e delle merci. Lanciare allarmi sui cambiamenti climatici e sui limiti delle risorse naturali non vale nulla se si rinuncia ad indirizzare lo sviluppo verso altri fini, anche attraverso indirizzi chiari e forti dello Stato in economia. Il cambiamento del modello di sviluppo liberista è il nostro obiettivo e la riconversione ecologica dell’economia è l’insieme di riforme da mettere in campo per conseguirlo. Spesso la Sinistra non ha saputo vedere quanta giustizia sociale passi attraverso la riconversione ecologica, e ha sbagliato. Proviamo a pensare all’acqua. Di quale giustizia sociale si può mai parlare in un mondo nel quale una parte enorme di persone non ha accesso all’acqua? Che l’acqua resti un bene comune, un diritto, e che la gestione delle reti resti pubblica è una scelta precisa, di sinistra, redistributiva, antiliberista. Il Pil misura in modo indifferenziato la produzione di un Paese, non ci parla degli squilibri. Il Pil non misura i diritti e non li garantisce, non riequilibra le risorse, non ci parla di democrazia, non si cura della sicurezza sul lavoro, non ci dice che stiamo consumando troppo territorio agricolo, che cementifichiamo le coste ( vera risorsa per un turismo di qualità), che abbiamo il 40 per cento di acqua che si disperde . Il Pil è un indicatore nudo e crudo.
Lo consideriamo, ma non è la bussola della Sinistra. A noi interessa il benessere economico netto . Il disco rotto della crescita indifferenziata gira sulla piastra da molti anni. E da molti anni nulla di buono cresce. Noi lavoriamo invece per l’aumento della qualità sociale e ambientale dello sviluppo. Questo è un pezzo del nostro programma, un tratto della cultura politica della Sinistra che vorrei.
Quella di oggi è una sinistra unita in una lista elettorale, un passo avanti non scontato, un primo segnale. Quella di domani dovrà essere una nuova forza politica. Oggi non stiamo insieme perché ci sono le elezioni. Stiamo insieme perché è nato il Pd. La nostra proposta politica, culturale, programmatica non si ferma al 13 Aprile. Dopo il voto non possiamo riporre il simbolo in un armadio e tornare ognuno nei propri perimetri precedenti. Ci è toccato un compito: ricostruire una Sinistra in questo paese. E’ una sfida enorme e di frequente misuro la mia inadeguatezza. Confido però in quell’ agire politico collettivo che altre volte ha superato le nostre singole e umane debolezze. Ma dopo il voto non basterà neppure restare insieme….dobbiamo traformarci in una Sinistra popolare, radicata socialmente, plurale nelle sue culture, aperta alla partecipazione e democratica nelle decisioni, capace di una cultura che si misuri con le contraddizioni dello sviluppo e che sappia proporre soluzioni alternative e credibili. Coloro che guardano alla Sinistra Arcobaleno, e che la votano , vogliono partecipare ad un progetto, contribuire alla costruzione, mettersi in gioco. Trovo dunque molto azzeccata l’idea di ritrovarci a Firenze il 19 Aprile e ringrazio Ginsborg e tutti coloro che l’hanno proposta.

La difesa della Resistenza è la mia battaglia. Di diciasettenne


di Matteo Marottesi*
L'antifascismo è un caposaldo del pensiero di Sinistra. Senza dubbio lo è della Sinistra Arcobaleno, come ci ricorda lo slogan "antifascista sempre" di cui il network giovani si è avvalso in questa campagna elettorale. E senza dubbio lo è oggi piu' che mai: difendere questo valore è infatti nostro compito prioritario a fronte della becera e demagogica revisione di cui è stato fatto oggetto negli ultimi anni. Questa sistematica operazione di denigrazione e svalutazione dell'antifascismo e dell'esperienza storica della Resistenza è stata messa in atto da organizzazioni e movimenti caratterizzati dall'intolleranza e dal fanatismo di ispirazione neofascista che, invece di essere condannati e isolati, hanno avuto in questi ultimi anni il supporto o la benevola tolleranza del leader del centrodestra italiano, costantemente sprezzante, aggressivo ed ostile nei confronti dei valori fondanti del nostro sistema democratico.
Sminuire la portata ed il valore dell'antifascismo e della Resistenza significa, per chi come me ha fatto la scelta di impegnarsi nell'ANPI, voler consapevolmente mistificare la realtà storica, negando il ruolo decisivo che tanti uomini e donne, ragazzi e ragazze ebbero, a vario titolo, durante la Lotta di Liberazione con altissimi costi di vite umane.
La difesa dell'antifascismo deve quindi essere a mio parere la piu' importante delle nostre battaglie e la Memoria Storica un mezzo per portarle avanti e, di volta in volta, vincerle.
L'antifascismo, per le ragazze e i ragazzi che come me hanno oggi 17 o 18 anni, non è e non sarà mai un'esibizione di retorica o una mera formalità svuotata di senso (considerata con fastidio e con sprezzo e malamente sopportata dai partiti del centrodestra) bensì è e sarà sempre un atteggiamento morale di lotta contro ogni discriminazione in memoria di un passato difficile e doloroso da cui è nata la nostra democrazia.
E' la Storia, quella che spesso a destra si vorrebbe modificare o censurare, che ci ha insegnato con il suo tributo di sangue il valore della tolleranza, del riconoscimento della dignità altrui, la comprensione della diversità.
Il rafforzarsi in Italia dell'estrema destra (che trova fondi, copertura mediatica, sponsor…) non solo amareggia in quanto brutto segno dei tempi, ma spaventa anche perché noi tutti sappiamo bene dove il razzismo, l'antisemitismo e l'intolleranza conducono, con tutto il loro carico di odio e di violenza verso il diverso.
Solo per citare fatti di recente attualità, nei casi piu' eclatanti proprio l'odio ha spinto la popolazione a riprovevoli atti intimidatori nei confronti dei migranti senza distinzione, spesso incoraggiati o sobillati proprio dai movimenti di estrema destra, i cui leader ormai appaiono tranquillamente in televisione, seminando impunemente divisioni e incomprensioni, rifacendosi ai simboli e alle parole d'ordine del fascismo italiano ed europeo.
Il clima di strisciante fascismo che negli ultimi anni si è tornati a respirare in Italia nelle piazze, nelle scuole, nelle università è però frutto anche di un profondo disagio sociale che va colto, compreso e curato con politiche sociali rigorose ma al tempo stesso piu' eque e giuste.
Per questo è importante che una nuova e moderna Sinistra faccia propria la lotta contro il "pensare" e l'"agire" razzista e contro le forme vecchie e nuove di fascismo, sapendo cogliere la necessità di affrontare questa lotta con un pensiero altrettanto nuovo.
Le destre nel nostro Paese, e non solo, hanno sempre trovato terreno favorevole nei momenti di incertezza, di sconcerto, di crisi sociale ma anche morale: per questo credo che proprio noi giovani impegnati nella Sinistra Arcobaleno dobbiamo dimostrare di non aver paura del futuro, proprio perché vogliamo contribuire a cambiarlo radicalmente e dobbiamo trovare il coraggio dell'essere giovani di sinistra negli esempi migliori del passato che ci hanno insegnato che l'antifascismo, inteso come mentalità e pratica quotidiana, deve essere la base del nostro fare politica. Anche della nuova politica che stiamo cercando, con mille difficoltà ma con molta passione e determinazione, di vivere e far vivere in questa difficile campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno e, piu' in generale, nel processo di costruzione di una nuova Sinistra. Una Sinistra giovane ma forte della sua Storia.

*17 anni, studente

giovedì 10 aprile 2008

APPELLO AGLI INDECISI di Fausto Bertinotti



La campagna elettorale si è ormai consumata. In essa si sono sovrapposti due piani.
Il balletto insopportabile della politica separata, ridotta al confronto tra due soli contendenti che si assomigliano nel linguaggio e nelle proposte. E’ la pulsione neocentrista come esito della transizione irrisolta della crisi sociale, economica e politica. E’ l’esito su cui esplicitamente puntano i centri di comando dell’economia, della finanza, dell’informazione e dei poteri forti. Una camicia di forza sull’intero sistema politico per rendere le istituzioni impermeabili alle istanze sociali e al conflitto democratico.
Realizzare questo esito comporta l’eliminazione definitiva di quella che è stata chiamata l’anomalia italiana, ovvero la presenza di una sinistra politica, sociale, del mondo del lavoro, radicata nella società, rappresentata nelle istituzioni, influente nelle assemblee elettive.
Solo così si può comprendere l’apparente paradosso di una crisi, esplosa nel ventre molle del centro moderato e pagata, invece, con una rottura con la sinistra.
Si vuole arrivare allo splash down: la cancellazione della sinistra come strumento per la normalizzazione del caso italiano. Un obiettivo di fase che sta dentro un processo di americanizzazione di più lunga lena di cui va colta l’ispirazione di fondo: il conflitto di classe è ineliminabile ma ad esso può essere cancellata la rappresentanza politica e negata la politicità. Esso può esprimersi anche in forme radicali e diffuse ma senza che possa avere la capacità di scalare il livello della proposta generale di cambiamento. Esso va, quindi, sterilizzato dal punto di vista della possibilità di incisione nelle scelte di società.
C’è stata un’altra campagna elettorale, quella che abbiamo vissuto come Sinistra L’Arcobaleno, fatta di mille incontri, dibattiti, comizi. La campagna elettorale vissuta come l’aggiornamento dell’inchiesta sullo stato del Paese reale.
Questa ci restituisce l’immagine di un Paese sospeso tra ansia di cambiamento e sfiducia. Due facce anche qui che si sovrappongono. Nulla è semplice o può essere semplificato: questa rappresentazione doppia è dentro il corpo vivo e ferito del popolo della sinistra.
Non possiamo rivolgerci a questo popolo senza una autocritica sul tempo breve della crisi e sul processo di lungo respiro della ricostruzione della sinistra.
Non possiamo rivolgerci ad esso senza un bilancio di verità sui due anni di governo in cui la sinistra ha assunto ruoli importanti di responsabilità di governo e istituzionale.
Nei fatti, è stata smentita l’idea della permeabilità di quel governo da parte dei movimenti. Esso è stato assai più permeabile ai poteri forti che ne hanno condizionato le scelte attraverso la penetrazione dentro le principali forze che lo sostenevano: sulla redistribuzione del reddito, sulla lotta alla precarietà, sull’estensione dei diritti civili e così via. Così è ripiombato nella logica dei due tempi.
Abbiamo colto il senso di quell’esito.
La Sinistra si presenta autonomamente alle elezioni. Non è una condizione a tempo. Sarà autonoma ugualmente dopo il voto.
Al popolo di sinistra, ci rivolgiamo con l’avvio di un nuovo processo di aggregazione.
Il progetto che la sinistra italiana presenta alla prova elettorale, ovvero la Sinistra L’Arcobaleno, è quello necessario. Ma non è ancora sufficiente.
La questione decisiva si ripropone e chiama in causa la capacità di tutti e di ognuno, a partire dai gruppi dirigenti degli attuali partiti, di mettersi in discussione dentro un processo partecipativo. Il vero punto di applicazione del processo unitario è, quindi, quello di aprirsi alla partecipazione, di cessare di essere vissuto come elemento proprietario dei partiti che chiamano associazioni e singoli ma non li rendono protagonisti a pari titolo.
Concludo con due argomenti che sono anche l’assunzione di una responsabilità solenne.
La sinistra italiana ha una grande tradizione: dalla storia del Partito Comunista, alle esperienze socialiste e alle altre forze della sinistra politica che hanno fatto la storia e costruito la democrazia di questo Paese, alle organizzazioni del lavoro e del conflitto di classe, a quella sinistra sociale e dei movimenti che ha innervato il tessuto partecipativo più attivo, a quelle culture politiche di trasformazione, dal femminismo, all’ambientalismo critico, al pacifismo che sono fondative della nuova sinistra. Il movimento altermondialista, la sua domanda di un altro mondo possibile, ne hanno riaperto la strada per il futuro. Ci vuole il nostro, il vostro concorso perché si concretizzi, perché si riprenda il cammino. Ci vogliono sentimenti caldi, passione, emozione. Dobbiamo metterli in opera.
Non si illudano: l’anomalia del caso italiano non sarà cancellata. Questo è il voto utile che chiediamo a tutte le donne e gli uomini di sinistra.
Qualsiasi esito del voto, non metterà in discussione il processo unitario in atto.
Abbiamo la forza di innovarci e cambiare per reggere la sfida di oggi, invertendo il processo di divisione e frantumazione. La Sinistra L’Arcobaleno è questo progetto, non è l’espediente per l’oggi ma l’investimento per il futuro.
Il 15 aprile parte il processo costituente della nuova sinistra.

Fausto Bertinotti

tocca ai giovani ricostruire la Sinistra!



guarda il video di Giovanni Berlinguer

mercoledì 9 aprile 2008

intervista a Maria Luisa Boccia,capolista SA in Umbria

da "Il Manifesto" 8 aprile
La doppia violenza del «voto utile»
Intervista a Maria Luisa Boccia, candidata alla camera per La Sinistra-L'Arcobaleno. La posta in gioco di una campagna elettorale rarefatta: l'assetto del sistema politico, l'idea di democrazia, il senso della politica
Ida Dominijanni

E' stata una strana campagna elettorale. Toni bassi e argomenti felpati, fino alla noia. Come se non ci fosse posta in gioco, o se tutti i contrasti fossero componibili con un po' di buona volontà...Per te che stavolta corri per la Camera, è la terza campagna elettorale, dopo quella del '94 nei Progressisti, e quella del 2006 come indipendente nel Prc-Se che ti ha eletto al Senato. Come la stai vivendo?
Più che noiosa, la definirei inafferrabile. La fai sul territorio, ma hai l'impressione che non abbia presa. Nel '94 - le prime elezioni con l'uninominale - il territorio era tutto, e dentro c'era tutto: partiti, società, gli stessi media. Stavolta il rapporto col territorio è come vanificato: la scena è tutta occupata dal confronto d'immagine fra i due protagonisti principali, Veltroni e Berlusconi. D'altra parte, sai che invece è una campagna elettorale cruciale. La posta in gioco è molto alta, e non riguarda solo il governo, ma la ridefinizione del sistema politico, il profilo dei partiti, la concezione della democrazia e della politica. C'è in ballo la ricostruzione dei partiti - tutti: Sinistra Arcobaleno, Pd, Pdl, Destra, Rosa per l'Italia, Udc - nati sulle ceneri del bipolarismo. C'è in ballo la consistenza, il significato, il ruolo della sinistra politica, e il suo rapporto con un partito che ormai si autodefinisce di centro come il Pd. C'è in ballo la concezione della democrazia: sotto la litania del «voto utile» c'è l'idea che il parlamento e la rappresentanza sono inutili. C'è in ballo la divisione sempre più visibile fra modi diversi e sempre più divaricati di intendere la politica e di affrontare la crisi della politica. E non ultimo, c'è in ballo il modo in cui questa trasformazione ridisegnerà il rapporto fra il sistema politico nazionale, le istituzioni locali e le reti territoriali.

Per la Sinistra è una campagna elettorale in salita, fra il ricatto del «voto utile» e l'astensione, che stavolta meno di altre è riducibile a disaffezione o rigetto antipolitico, ma si presenta almeno in parte con motivazioni politiche consistenti.
La campagna per il «voto utile» non è solo ricattatoria: è violenta. Primo, perché punta direttamente alla cancellazione della sinistra: la Sinistra non deve più esistere, deve svanire nella mutazione antropologica decisa e attuata dal Pd - una vera e propria resa dei conti a vent'anni dall'89, con tutto o quasi il sistema del media al suo servizio. Secondo, perché mentre si presenta come l'unica scelta possibile contro Berlusconi, in realtà lo legittima come unico interlocutore della riforma costituzionale, se non del governo. Quando Anna Finocchiaro dice «votate o per il Pd o per Berlusconi», fa esattamente questo. Altro che pragmatismo dell'utilità, qui c'è una posizione strategica condivisa fra Pd e Pdl.
Ciò detto, «voto utile» e astensione agiscono a tenaglia e finiscono con l'avere lo stesso bersaglio: la delegittimazione di una sinistra politica con funzioni di rappresentanza. Insomma: o sei funzionale al governo, e voti Pd; oppure sei contro e stai nel sociale, nel luogo materiale del rapporto e del conflitto sociale, perché avere un ruolo nel sistema politico non ha senso. Questa tenaglia va smontata. Io penso che questa storia del «voto utile» sia una torsione decisiva verso una concezione della politica che si riassume in tre parole: un voto, una delega, un leader. E penso che questa semplificazione della politica non faccia affatto spazio all'espansione delle pratiche politiche nel sociale (della «politica prima», per dirla nel lessico femminista): al contrario, le si ritorce contro, perché le istituzioni rappresentative restano comunque sedi di decisione e di legittimazione. Nella riduzione e nell'alterazione della democrazia non c'è niente da guadagnare dal punto di vista di un'altra politica - e infatti a me pare che al degrado attuale della politica «ufficiale» faccia riscontro non una maggiore autonomia, ma una maggiore frammentazione della politica dei movimenti.

Però non sempre a un vuoto da una parte corrisponde subito un pieno dall'altra...i vuoti sono vuoti. E lo svuotamento della politica «ufficiale» può essere necessario per aprire uno spazio di ripensamento radicale della politica. O no?
Non la vedo così, perché lo svuotamento non comincia ora, è andato di pari passo con la transizione italiana. Dunque i tempi sono già maturi per un bilancio di quello che lo svuotamento produce. In più, io ho sempre pensato che la politica «sorgiva» debba attraversare tutta intera la verticalità della politica, dunque anche la dimensione della rappresentanza. Lo penso anche per la politica della differenza sessuale. Naturalmente, reinventando i nessi fra materiale, simbolico, immaginario, e fra auto-rappresentazione e rappresentanza.

La costruzione della Sinistra-L'Arcobaleno non procede speditamente. In questi due anni, con altre hai provato a far interagire una pratica femminista con il lavoro parlamentare e con la costruzione del nuovo partito. Che bilancio fai di questa esperienza?
Il processo di costruzione del nuovo soggetto politico della sinistra è partito e non credo sia reversibile, quale che sia il risultato elettorale. Certo, ci sono difficoltà e inadeguatezze: non sul piano del programma, ma su quello - decisivo per la mobilitazione - della ricostruzione del profilo politico, dell'identità, del senso. Nel rapporto con l'elettorato femminile, più esigente in fatto di linguaggio e rappresentazione, questa inadeguatezza risalta di più. Risalta anche un limite del percorso femminista che abbiamo fatto fin qui nella Sinistra e in parlamento: il conflitto con la politica maschile richiederebbe forme di espressione più mature, più alte, meno rivendicative e più autorevoli. In un libro del coordinamento delle parlamentari del Prc-Se appena pubblicato, La differenza in gioco in un gioco troppo breve, diamo conto di questi due anni brevi ma densi, fra guadagni e scacchi, luci e ombre, esponendoci al giudizio e al contributo di altre. Quello che io penso è che ci manchi una messa a fuoco lucida dello stato del femminismo oggi. In quest'ultimo anno la geografia del femminismo è cambiata, fra manifestazioni, neo-separatismo, politiche dell'identità: su tutto questo c'è stato incontro e scontro fra anime e generazioni diverse del movimento, ma poca analisi. Personalmente ne patisco: sento che in questa campagna elettorale mi manca la forza che altre volte mi è venuta dalla lettura della società femminile, che illumina sempre la lettura della società nel suo insieme.

E' in gioco la sopravvivenza della sinistra

di Michele Prospero
Pare ormai acquisito il quadro di queste elezioni, che sembrano così grigie eppure sono piene di conseguenze durevoli sugli assetti del sistema politico. La rincorsa del Pd (ma c’è mai stata davvero?) è ferma al palo. Solo il soccorso di una stampa amica (e anche qualcosa in più che amica) ha costruito un po’ ad arte l’immagine di un voto conteso, con prospettive reali di recupero. Storie, solo piccoli trucchi per nascondere la mediocre cronaca di un successo annunciato. La vera posta in gioco del voto, proprio per le allegre scelte del Pd di presentarsi alla testa di una microcoalizione che imbarca di tutto (Ichino e Nerozzi, Binetti e Bonino, Del Vecchio e Pardi) ed è tenuta insieme solo dalla ferrea esclusione della sinistra (di ogni sinistra autonoma, dai socialisti alla sinistra arcobaleno), non è certo la conquista del governo. Berlusconi, purtroppo, Palazzo Chigi l’ha già in tasca, per grazia ricevuta e può persino permettersi di mostrare trasparenti segnali di stanchezza. Il pullman girovago, l’inflazione di promesse (per le imprese, per i pensionati, per le casalinghe, per i giovani, per gli studenti, per le famiglie, per i precari) non hanno spostato un solo voto dalla destra al Pd. La strada di gareggiare con Berlusconi sottraendogli l’arma un tempo letale delle promesse-spot non ha funzionato. Anche perché il cavaliere, che purtroppo fiuto ne ha da vendere, ha giocato stavolta una partita diversa, quella di un’Italia inginocchiata e in declino che deve pensare solo a rialzarsi e quindi non può essere più ingannata con la seduzione dei miracoli. Gli annunci di miglioramenti che ogni settimana Veltroni snocciola con un predeterminato (e alquanto ingenuo) scadenzario urtano troppo con il vissuto reale dei cittadini e con il disincanto sulle reali azioni di governo per essere presi sul serio.
Il populismo mite, che salta ogni referenzialità della proposta programmatica, più che prova di una bella politica è un ulteriore e micidiale colpo alla credibilità della politica infestata da una inflazione di promesse leggere. Ricevere lezioni di realismo politico da Berlusconi è proprio il colmo e comunque non dev’essere un indizio di accettabile stato di salute della classe dirigente italiana. Forse quando Veltroni dice che non è mai stato comunista c’è da credergli perché mai il Pci (che in condizioni di crisi parlava di austerità e persino di sacrifici senza contropartite!) avrebbe ridotto la politica a spot a buon mercato. La serietà della proposta e il rigore dell’analisi politica sono ormai svanite. La democrazia è ridotta a rincorsa della stravaganza (della ragazza ben introdotta che viene portata a Montecitorio solo per far fruttare lì, così dice, tutta la sua inesperienza), a scoperta, complice il sondaggio, del regalo più gradito agli elettori-spettatori. Il colpo che così Veltroni infligge alla politica è davvero mortale: i diritti, le conquiste, i miglioramenti non sono il risultato di conflitti o battaglie civili e sindacali ma sono il frutto non più proibito del sondaggio che rivela dove si rivolgano gli umori di soggetti passivi e induce il politico a promesse senza costi. Questa spregiudicata campagna mediatica che concede magnifici diritti per tutti pur di salire di un decimale nei sondaggi non consentirà al Pd di vincere, lo aiuteranno però a rendere ancor più la politica un furbesco chiacchiericcio, un gioco futile a chi la spara più grossa. Più che statisti, gli uomini del Pd sembrano degli aspiranti babbo natale.
In questa cupa metamorfosi di una forza riformista moderata in agenzia pubblicitaria che promette le magnifiche sorti e progressive, forse si nasconde un po’ di disperazione, la paura per una inevitabile resa dei conti interna dopo il voto. Con un centro destra sempre più sbilanciato a destra e che nondimeno annuncia misure impopolari, il Pd rivela tutte le sue difficoltà competitive. Sempre più indistinta formazione di centro, il Pd non sfonda però tra i moderati. Non ha ai loro occhi la serietà programmatica dell’Udc, che blocca ogni ipotetico afflusso di voto centrista, denuncia la deriva populista del “Veltrusconi” e resiste con ammirevole determinazione alle sirene berlusconiane del voto utile. Trovando tutte le strade ostruite, al Pd non resta, per rendere meno amara la sconfitta, che cercare di incassare qualche voto in più con trovate stravaganti. Un briciolo di voti, quelli in grado solo di portarlo un po’ più in su, fino a qualche decimale oltre quel 33 per cento che già aveva sommando i voti dei radicali. A questo chiasso per il voto utile e per un pugno di schede si riduce tutto il clamore delle piazze del “si può fare”. La vera posto in gioco di domenica allora è chiara. Non il governo, quello l’hanno già assegnato alla destra. Ma una piccola crescita del Pd ai danni della sinistra, questa è la posta in gioco di una campagna dispendiosa che alla fine lascerà solo cocci e illusioni fastidiose e un po’ puerili.
In questo oceano di inganni, fiere delle vanità e annunci di prodigiosi miracoli la sola cosa tremendamente seria è proprio la persistenza della sinistra in Italia. Il Pd intende eliminare la sinistra pensando di farne facile terra di conquista con l’arma impropria del voto utile. Il rischio che passi questa leggenda di un voto utile a contrastare la marcia di Berlusconi è reale. Dopo il danno, di una vittoria graziosamente concessa a tavolino al cavaliere, anche la beffa, di una sinistra scomparsa o marginale. Un paese consegnato proprio dal Pd nelle mani di Berlusconi prima ancora di combattere e anche senza più una sinistra di qualche rilievo sarebbe un disastro di portata storica. Sulle istituzioni cadrebbero macerie e più nessun argine esisterebbe al presidenzialismo che Pd e Pdl hanno già messo in agenda. Per questo la posta in gioco più importante, quella di maggiore rilevanza storico-politica, non è certo quella di aiutare Veltroni a perdere meglio /(per poi stravolgere la costituzione con Berlusconi) ma è quella di contribuire alla sopravvivenza di una autonoma sinistra di governo. Dovrà anch’essa rinnovarsi molto in culture, forme di rappresentanza, soggettività e organizzazione. Ma intanto la sinistra che c’è deve vivere, non ci sono alternative. La vera novità delle elezioni è il risultato della sinistra, ma anche dei socialisti e, nei settori moderati, dell’Udc, forze che possono spezzare l’asfissiante duopolio in gestazione ed evocare un nuovo e più sobrio sistema politico destinato a prendere il posto dello sgangherato bipolarismo antico. Berlusconi e Veltroni hanno invece giocato con le armi vecchie (potere di ricatto del cospicuo premio di maggioranza) in una fase politica nuova che non è più quella delle megacoalizioni e dei presidenzialismi striscianti. Il loro disegno è anacronistico e spregiudicato, anacronistico perché sogna un impossibile bipartitismo, spregiudicato perché a corto di argomenti e di analisi politica autentica si ritrova sorretto solo dal potere coercitivo della legge elettorale. Ad aprile si scontrano due idee della democrazia: quella cesaristica e presidenzialista condivisa da Pd e destra e quella partecipata e parlamentare difesa dalla sinistra costituzionale. Come in tanti altri passaggi della storia repubblicana, il voto utile è quello che mette al riparo la democrazia dalle fughe neoautoritarie.

martedì 8 aprile 2008

L’Unico voto utile è quello libero, fondato su ideali e convinzioni

di Niccolò Della Lucilla*
Questi ultimi dieci giorni di campagna elettorale sono stati caratterizzati da un curioso balletto di dichiarazioni ed esortazioni a indirizzare un "voto utile" verso i due partiti maggiori: da un lato Veltroni, che esorta il popolo della sinistra a votare il Partito Democratico, e dall'altro Berlusconi che esorta l'elettorato centrista ad abbandonare l'Udc per il Popolo delle Libertà.
I due maggiori concorrenti per Palazzo Chigi, spiegando in maniera confusa i loro fin troppo simili programmi, pare che cerchino di convincere gli elettori della propria area a firmare, con il voto, una sorta di cambiale in bianco, rispolverando una versione aggiornata del cosiddetto "voto-contro" o "voto-per non far vincere".
E così Walter Veltroni, nonostante i suoi bonari appelli a superare il bipolarismo muscolare e ad abbandonare il modello delle coalizioni "coatte" a vincere, con il suo appello al voto utile, ha conquistato cospicue fette di elettorato di sinistra che, pur non condividendo una lettera del programma veltroniano, voteranno PD solamente in chiave anti-berlusconiana.
Così facendo, il Partito Democratico tenterà di toccare la soglia psicologica del 35%, ritrovandosi però un elettorato potenzialmente instabile, poco coeso nella condivisione dei valori e dei programmi, unito ancora una volta solamente dal minimo comune denominatore dell'anti-berlusconismo.
Per il variegato elettorato propriamente di sinistra, il voto utile veltroniano potrebbe rivelarsi essere una vera e propria trappola. Una eccessiva polarizzazione del quadro politico su Pd e Pdl, sarebbe infatti il trampolino di lancio di un inedito scenario politico, anomalia assoluta nel continente europeo: un modello politico d'alternanza bipartitica tra una formazione Liberale (Pd) ed una Conservatrice (Pdl).
E così, azzerato ed archiviato il tentativo di normalizzazione della politica italiana fondato sul bipolarismo europeo Socialisti-Popolari, si riporteranno le lancette indietro all'800 , proponendo un bipartitismo in salsa americana e cancellando completamente la Sinistra politica (riformista e non) da questo Paese.
Uno scenario così verrebbe confermato da una legge elettorale bipartisan Pd-Pdl che cancellerebbe dal Parlamento non solo i partiti piccoli, ma anche le formazioni di medie dimensioni come la Sinistra l'Arcobaleno e l'Udc.
Il voto "utile", dovrebbe essere tale solo per chi è, con convinzione, favorevole a questo scenario.
Per questo, l'odierna competizione elettorale va affrontata in una logica che guardi al futuro, in una prospettiva di lungo termine. L'unico voto utile dovrebbe essere quello libero, fondato sui propri ideali e sulle proprie convinzioni.
Per questo è indispensabile spiegare l'inganno veltroniano al popolo della sinistra, soprattutto ai piu' giovani, soprattutto a chi crede che in questo Paese serva ancora la Sinistra, una forte e grande Sinistra.

*studente universitario, 22 anni
candidato a Consigliere Comunale di Vicenza per "La Sinistra l'Arcobaleno"

lunedì 7 aprile 2008

Appello al voto del Network Giovani Firenze



Siamo alla vigilia del voto alle elezioni politiche. Nel mondo virtuale dei mass media già provano a convincerci che tutto sta cambiando, che la competizione solo tra due grandi partiti di plastica sia portatrice di semplificazione, quindi di nuove possibilità, quindi di miglioramento; che l’unico vero problema è come si presenterà il sistema politico dopo le elezioni.

Noi viviamo nel mondo reale.

In questo mondo la possibilità di costruirsi autonomamente un futuro diviene ogni giorno più difficile.

Il mercato domina ogni aspetto delle nostre vite.

Se desideri studiare devi farti i conti in tasca, perché la possibilità di scegliere dove e cosa studiare dipende in larga parte da quanto te lo puoi permettere.

Il desiderio di trovare un’occupazione stabile e corrispondente alle tue capacità rischia di infrangersi sugli scogli della precarietà. Il contratto che “scade” ed il reddito intermittente, divenuti elementi costanti nel “mercato” del lavoro, rappresentano per molti la giungla di cui non si vede la fine e che, già nel presente, rende difficile vivere in modo dignitoso. La crescita continua di prezzi e tariffe, abbinata a retribuzioni esigue e sempre uguali, trasforma in una sfida continua l’esistenza quotidiana.

Se aspiri alla tua indipendenza e vuoi cominciare a costruire il tuo domani, devi fare i conti con il fatto che comprare, o anche affittare, una casa ad un prezzo ragionevole è quasi impossibile, come, d’altro canto, ottenere un mutuo o un prestito dalle banche.

Nella società in cui viviamo se il tuo amore e la tua sessualità non rientrano in schemi predefiniti sei costretto a tenerli nell’ombra o vivere il peso della discriminazione; se sei una donna sei costretta a fare i conti con tutti quelli che pensano di poter decidere sul tuo corpo; se la tua pelle non è bianca puoi essere considerato diverso, quando non pericoloso; se ti fai una canna sei un tossico che rischia la galera, mentre se hai venticinque operai al nero nel tuo cantiere e non rispetti le norme di sicurezza, sei solo un povero imprenditore strozzato dalla crisi.

Bisogna cambiare. La politica deve occuparsi dei problemi e dei bisogni delle persone. Per affrontare i problemi bisogna fare delle scelte, ma per scegliere bisogna prima decidere da che parte stare.

Siamo di sinistra perché crediamo che l’accesso alla formazione e al sapere debba essere universalmente garantito attraverso scuole e università pubbliche e di qualità.

Siamo di sinistra perché pensiamo che non tutto possa essere flessibile, che la sicurezza sul lavoro, del lavoro e di un reddito dignitoso e continuativo debbano essere garantiti per chiunque.

Siamo di sinistra perché crediamo che la possibilità di avere una casa sia un diritto e non un privilegio.

Siamo di sinistra perché siamo dalla parte di chi ama, a prescindere da chi sceglie di amare; siamo dalla parte della donna e della sua libertà di scegliere per sé stessa.

Siamo di sinistra perché crediamo nel dialogo tra culture diverse e ci battiamo per un mondo di pace, sapendo che la guerra non è mai una soluzione.

Siamo di sinistra perché pensiamo che non tutto sia merce e che la tutela dell’ambiente e dei beni comuni, come l’acqua, non possa piegarsi davanti a nessun interesse economico

La sinistra è la casa naturale di tutte le donne e gli uomini che aspirano al cambiamento, di quelli che si battono per migliorare la società in cui vivono.

Siamo di sinistra perché scegliamo da che parte stare.


Fai una scelta di parte.

Il 13 e 14 aprile vota

La Sinistra L’Arcobaleno

domenica 6 aprile 2008

Alfonsine 10 Aprile


il 10 aprile ad Alfonsine ricorre l'anniversario della Liberazione.
Alla lotta di Liberazione della cittadina del ravennate, presero parte anche trecento volontari ternani, tra cui Conti Menotti.
sul sito www.comune.alfonsine.ra.it trovate il programma dei festeggiamenti.
è previsto anche un pullman da terni organizzato dall'Anpi.

sabato 5 aprile 2008

Per combattere la mafia il voto utile è a La Sinistra l'Arcobaleno

di Davide Grassi

Il mio nome è legato alla storia della lotta al racket delle estorsioni e si trova nella lista della Sinistra Arcobaleno principalmente per questo.
Allora, voglio aprire il mio intervento raccontando la parte più importante e tutta palermitana di questa storia. Che è quella di Addiopizzo.

Alcuni giovani neo laureati avevano intenzione di aprire un locale, molto probabilmente un pub, di quelli del nostro centro storico, che fanno mangiare e bere, ascoltare musica ed a volte organizzano anche altre attività, per un pubblico di coetanei.
Fra le tipiche questioni da affrontare nell’avviare una nuova iniziativa imprenditoriale (finanziamento, logistica, immagine) ne emerse però una che tipica non dovrebbe essere ma nella nostra città invece lo è: “e se ci vengono a chiedere il pizzo? come ci comportiamo?”
Questa domanda non ebbe una risposta ovvia (“non paghiamo” oppure “paghiamo”) ma suscitò una domanda più generale: “come si pongono oggi i cittadini di Palermo, consumatori e commercianti, rispetto a questo problema?”
Da lì ormai la famosa iniziativa degli adesivi listati di nero “ Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità” e l’inizio della rivoluzione, ancora in corso, che sta gioiosamente trasformando il modo di pensare e di agire della parte migliore della società siciliana.

Ma ho raccontato questa storia anche perché contiene una e più “morali” utili a chi, come noi, si unisce per ambire a un cambiamento.

La prima morale è che un’iniziativa spontanea e “povera”, se sorretta da buoni ideali e concrete motivazioni, può dare ottimi frutti.
Non avete idea di quanti tentativi, dal 29 agosto del 91, sono stati fatti da alcuni di noi per creare associazioni anti-raket. Ma ci si ritrovava sempre fra un paio di intellettuali, un paio di vittime ed un paio di comandanti della Guardia di Finanza e dei Carabinieri; non si era mai riusciti a creare un movimento, seppur d’avanguardia.
CHI L’AVREBBE DETTO ALLORA CHE LA RIVOLTA DELLE COSCIENZE SAREBBE PARTITA DA QUALCHE CENTINAIO DI ADESIVI 20X10?!?

La seconda morale è che almeno un pezzo di futuro è nelle nostre mani. Anche quando ci sentiamo soggiogati da poteri enormi ed ingiusti, c’è sempre la possibilità di ribellione, che ognuno di noi può avere e deve trasformare da individuale in collettiva. E sarà quasi sempre una strada dura da percorrere, anche se di una durezza non priva di gioia. Sarà, comunque, sempre più consolante della rassegnazione.

Tutti abbiamo provato tante volte la delusione della sconfitta; ma questo non può essere il motivo per la rinunzia ad una giusta lotta.
Perché non vi è sconfitta più drastica ed amara di quella che si subisce senza lottare: è una sconfitta 10 a zero.
Neppure il nemico più forte e terribile infatti può vincere senza riportare qualche perdita. E la sua perdita consente al più debole di portare a casa un 10 a uno!
E quando il più debole saprà fare tesoro della sconfitta, allora si aprirà la strada per la futura vittoria.

Per questo nessun voto per la Sinistra Arcobaleno sarà inutile, e saremo tutti più forti potendo contare su 100 parlamentari nazionali e 10 parlamentari regionali sicuramente di sinistra che su qualche neo “democratico” in più, padrone del vapore o servo del Vaticano che sia.

Salvi: Travaglio dice che è tra i 20 dell'attuale parlamento che salverebbe


Il nuovo fortunato libro di Marco Travaglio e Peter Gomez “Se li conosci li eviti”, edito da Chiarelettere, è una sorta di manuale di pronto soccorso per gli elettori. Un libro in cui vengono denunciati “raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana e fannulloni del nuovo parlamento”, come recita il sottotitolo.
Travaglio e Gomez “salvano solo 20 parlamentari. Tra questi pochi Cesare Salvi, candidato per la Sinistra Arcobaleno al Senato nel Lazio, di cui gli autori scrivono:
“E’ riuscito a far dimenticare il suo passato dalemiano e bicamerale con una campagna contro gli sprechi della casta (denunciati per primo nel libro I costi della democrazia, scritto a quattro mani con Villone). Ha difeso i magistrati attaccati anche dai compagni, come De Magistris e la Forleo. Ha chiesto, insieme a Fabio Mussi, lo scioglimento delle giunte screditate e inquisiste della Calabria, della Campania, della Sicilia. E’ stato tra i primi a scoprire gli effetti devastanti del famigerato “comma Fuda”, che di fatto assicurava la prescrizione a tutti i reati contabili dinanzi alla Corte dei conti, poi cancellato in tutta fretta dal governo”.

giovedì 3 aprile 2008

consiglio del 3 aprile

il consiglio della Velino ha discusso il bilancio comunale 2008 e il piano triennale del 2008.sono previsti interventi economici per: bonifica dell'ex discarica di papigno, consolidamento delle mura di papigno,completamento dei PUC di miranda e papigno,marcipaiedi in via faggetti e via noceta,interventi di manutenzione presso area cascata, lavori di manutenzione della scuola media di piediluco e cimiteri di piediluco.
con un atto di indirizzo votato all'unanimità, sono state richieste le seguenti opere: messa in sicurezza svincolo Casali,realizzazione centri polifunzionali a casali e marmore,riqualificazione piazza e parcheggio di larviano,realizzazione collettore fognario miranda,ampliamento parcheggio fosso di papigno,realizzazione di viabilità pedonale tra casali e papigno,riqualificazione porta ingresso papigno,realizzazione parcheggi centro abitato marmore,completamento strada panoramica piediluco. il nostro gruppo si è battuto soprattutto per inserire la realizzazione dei centri polifunzionali

Marmore 2 Aprile




ieri pomeriggio la Sinistra Arcobaleno ha ricordato Domenico Faggeti, partigiano comunista, di Marmore, assassinato a 24 anni dai nazifascisti il 2 aprile 1944 presso Villa Carmine di Leonessa.
dopo la deposizione di un mazzo di garofani presso la lapide, posta al centro del paese, si è svolto un incontro con Damiano Stufara, Assessore politiche sociali della Regione e candidato alla Camera.

L'incontro, svoltosi presso la sala del Break Bar, ha visto la partecipazione di cittadini dei paesi di Marmore, Piediluco e Papigno.
Sono intervenuti brevemente, per ricordare la memoria di Faggetti e degli altri partigiani caduti nel territorio,anche il consigliere circoscrizionale Tommaso Sabatini e il segretario del Circolo del PRC Valerio Rossi.

martedì 1 aprile 2008

TARIFFE. MIGLIORE (SA): SUBITO CONSIGLIO MINISTRI STRAORDINARIO

Roma, 1 apr. - “E’ necessario convocare immediatamente un Consiglio dei ministri straordinario per bloccare l’aumento delle tariffe”. E’ quanto chiede Gennnaro Migliore, capolista della Sinistra-l’Arcobaleno in Campania 2, in merito all’aumento delle tariffe per luce e gas.
“C’e’ un aumento medio del 4% delle tariffe- spiega- che dovrebbe essere contrastato proprio con l’utilizzo delle risorse che sono il frutto della crescita economica e del contrasto all’evasione fiscale. Ora serve un contributo reale per contrastare l’aumento dei prezzi e la diminuzione del potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni. Non servono annunci ma provvedimenti concreti che rispettino quanto stabilito dal primo articolo della Finanziaria per il 2008 al comma 4, ovvero destinare ai lavoratori dipendenti il frutto della lotta all’evasione fiscale.”